Economia

Unicredit, "impatto basso dalle misure richieste dalla Bce"

La Vigilanza ha indicato il 2024 come orizzonte per l'azione di pulizia del portafoglio. Titolo in risalita in Borsa

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MILANO - Anche Unicredit prende posizione a seguito delle richieste della Bce di coprire le esposizioni ai crediti difficili nel corso dei prossimi anni. Una richiesta - emersa in primis per il Monte dei Paschi - che ha portato a forti vendite nelle ultime giornate di Borsa: la stima degli analisti è che, se tutti applicassero l'agenda che la Vigilanza chiede al Monte, i costi sarebbero intorno ai 17,5 miliardi in sette anni in termini di capitale.

Questa mattina, prima dell'apertura dei mercati, Unicredit ha precisato di stimare "che il dialogo regolamentare con la Bce" sui crediti deteriorati "possa condurre a un impatto annuale a una singola cifra bassa in termini di punti base sul suo Cet1", principale indicatore di solidità patrimoniale, "per ogni copertura aggiuntiva del suo stock di Npe (esposizioni non performanti, ndr)". Nella nota, la banca riferisce che la Bce ha indicato il 2024 come orizzonte per l'azione di pulizia del portafoglio.

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Unicredit ricorda che dal terzo trimestre del 2016 la banca ha ridotto il suo portafoglio di npe di "oltre 36 miliardi di euro", riducendo l'npe ratio (rapporto tra esposizioni deteriorate e totale dei crediti) della core bank "al 4,3% nel terzo trimestre del 2018, in linea con un campione comparabile di banche". Contestualmente "si è impegnata a completare il run-off (la 'chiusura', ndr) del suo portafoglio non-core entro il 2021". Inoltre la banca dispone di "una copertura al 62% degli npe" che è risultata "la più alta" tra il campione delle banche dell'Eurozona sottoposti agli stress test in condizione avverse. "Di conseguenza - conclude la banca - Unicredit considera la sua copertura degli Npe totalmente adeguata".