MILANO - La Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la Consob, l'Autorità che vigila sui mercati finanziari, chiedono i danni alla banca Mps per i fatti del passato che hanno portato l'istituto a una crisi risolta soltanto con l'intervento del Tesoro: oltre 5 miliardi e mezzo per diventare primo azionista.
Nell'ambito del processo milanese sulla gestione passata dell'istituto toscano, la Fondazione - che è parte civile - ha chiesto un risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali di quasi 623 milioni di euro. La richiesta è arrivata dall'avvocato Giunta nei confronti dei 5 imputati nei confronti dei quali la Fondazioni è costituita parte civile: Daniele Pirondini, ex direttore finanziario, Gian Luca Baldassarri, ex responsabile dell'area finanza, Marco Di Santo, all'epoca dei fatti responsabile Alm (asset lliabilities management e capital management) all'interno dell'area tesoreria e capital management, sempre della banca senese, Sadeq Sayeed, all'epoca dei fatti ceo di Nomura international plc London, e Raffaele Ricci, che era responsabile delle vendite per l'Europa e il Medio Oriente di Nomura.
Per quale ragione una richiesta così sostanziosa? Per il legale dell'Ente, la Fondazione "ha assunto delle decisioni rovinose per il proprio patrimonio, indotta da false informazioni" e sulla base "di falsità di bilancio ha partecipato a un aumento di capitale" di Mps, per sostenere il quale 'ha chiesto un finanziamento di 600 milioni di euro". Inoltre, 'quando e' stato svelato il falso in bilancio, Fondazione Mps ha venduto le azioni Mps a un prezzo unitario quasi dimezzato rispetto al valore di acquisto". In questo modo si sono creati sia danni patrimoniali che non patrimoniali alla fondazione. In particolare, i danni non patrimoniali, stimati in circa 100 milioni di euro, derivano "dalla lesione del diritto dell'operatore a operare le proprie scelte" in maniera consapevole e dalla "lesione alla reputazione" della Fondazione "nell'accostamento alle condotte di Mps". I danni patrimoniali, valutati in circa 520 milioni di euro, derivano dal "danno da sottoscrizione" dell'aumento di capitale.
Nei confronti dell'ex presidente della banca, Giuseppe Mussari, e dell'ex direttore generale Antonio Vigni, anch'essi imputati in questo procedimento, la Fondazione non si è mai costituita come parte civile, in quanto è in corso nei loro confronti una causa civile al tribunale di Firenze. Per quanto riguarda gli altri imputati (ex manager di Deutsche Bank), Fondazione ha ritirato la costituzione di parte civile nel corso del processo perchè è stato raggiunto un accordo transattivo.
La Consob si è invece costituita parte civile per il reato di manipolazione del mercato relativa alle operazioni Alexandria, Santorini e Fresh del 2008, e per quello di ostacolo alle funzioni di vigilanza per le operazioni Alexandria e Chianti Classico. Ha chiesto al tribunale degli imputati come da richiesta della Procura e la condanna dei responsabili civili Mps, Deutsche Bank e Nomura, oltre che il riconoscimento del danno non patrimoniale nei suoi confronti "da valutare in modo equitativo" e il risarcimento del danno patrimoniale per un massimo di 743mila euro e un minimo di 298mila euro, pari a quanto è costato alla Consob il lavoro in più svolto nella vicenda Mps.
Nell'ambito del processo milanese sulla gestione passata dell'istituto toscano, la Fondazione - che è parte civile - ha chiesto un risarcimento per danni patrimoniali e non patrimoniali di quasi 623 milioni di euro. La richiesta è arrivata dall'avvocato Giunta nei confronti dei 5 imputati nei confronti dei quali la Fondazioni è costituita parte civile: Daniele Pirondini, ex direttore finanziario, Gian Luca Baldassarri, ex responsabile dell'area finanza, Marco Di Santo, all'epoca dei fatti responsabile Alm (asset lliabilities management e capital management) all'interno dell'area tesoreria e capital management, sempre della banca senese, Sadeq Sayeed, all'epoca dei fatti ceo di Nomura international plc London, e Raffaele Ricci, che era responsabile delle vendite per l'Europa e il Medio Oriente di Nomura.
Per quale ragione una richiesta così sostanziosa? Per il legale dell'Ente, la Fondazione "ha assunto delle decisioni rovinose per il proprio patrimonio, indotta da false informazioni" e sulla base "di falsità di bilancio ha partecipato a un aumento di capitale" di Mps, per sostenere il quale 'ha chiesto un finanziamento di 600 milioni di euro". Inoltre, 'quando e' stato svelato il falso in bilancio, Fondazione Mps ha venduto le azioni Mps a un prezzo unitario quasi dimezzato rispetto al valore di acquisto". In questo modo si sono creati sia danni patrimoniali che non patrimoniali alla fondazione. In particolare, i danni non patrimoniali, stimati in circa 100 milioni di euro, derivano "dalla lesione del diritto dell'operatore a operare le proprie scelte" in maniera consapevole e dalla "lesione alla reputazione" della Fondazione "nell'accostamento alle condotte di Mps". I danni patrimoniali, valutati in circa 520 milioni di euro, derivano dal "danno da sottoscrizione" dell'aumento di capitale.
Nei confronti dell'ex presidente della banca, Giuseppe Mussari, e dell'ex direttore generale Antonio Vigni, anch'essi imputati in questo procedimento, la Fondazione non si è mai costituita come parte civile, in quanto è in corso nei loro confronti una causa civile al tribunale di Firenze. Per quanto riguarda gli altri imputati (ex manager di Deutsche Bank), Fondazione ha ritirato la costituzione di parte civile nel corso del processo perchè è stato raggiunto un accordo transattivo.
La Consob si è invece costituita parte civile per il reato di manipolazione del mercato relativa alle operazioni Alexandria, Santorini e Fresh del 2008, e per quello di ostacolo alle funzioni di vigilanza per le operazioni Alexandria e Chianti Classico. Ha chiesto al tribunale degli imputati come da richiesta della Procura e la condanna dei responsabili civili Mps, Deutsche Bank e Nomura, oltre che il riconoscimento del danno non patrimoniale nei suoi confronti "da valutare in modo equitativo" e il risarcimento del danno patrimoniale per un massimo di 743mila euro e un minimo di 298mila euro, pari a quanto è costato alla Consob il lavoro in più svolto nella vicenda Mps.