Glovo assurge all'uranio delle startup, quello dove pascolano gli Unicorni: giovani società che in pochi anni hanno raggiunto una valorizzazione di un miliardo di euro. L'azienda delle consegne a domicilio, attiva anche in Italia a maggior ragione dopo l'acquisizione delle attività di Foodora nel Belpaese risalente di un anno fa, ha annunciato un nuovo finanziamento da 150 milioni di euro.
Il "round", come si chiama in gergo un "giro" di raccolta di denari, ha visto entrare tra gli investitori il fondo sovrano di Abu Dhabi, Mubadala, anch'esso noto in Italia per le puntate del passato - tra le altre - in Ferrari. Accanto al veicolo finanziario emiratino, spiega una nota, hanno confermato il loro sostegno i precedenti investitori, Drake Enterprises, Idinvest e Lakestar.
Fondata a Barcellona, la start-up si caratterizza per una operatività allargata: i suoi fattorini non si limitano a fare la spola tra ristoranti e case, ma consegnano anche la spesa o farmaci da banco o un po' tutti i beni di consumo. "Accanto a una crescita globale, Glovo è impegnata nel suo percorso di innovazione, portando le sue capacità ingegneristiche e i sistemi tecnologici a un livello superiore. La società è entrata di recente nel mercato polacco, acquisendo Pizza Portal per 35 milioni di euro e investendo in un secondo hub tecnologico a Varsavia. Ha in programma di espandere il suo team tecnologico globale assumendo altri 300 ingegneri entro la metà del 2020, con 40 ingegneri dedicati e 50 esperti di tecnologia e di prodotto nel suo nuovo ufficio di Varsavia", spiega la nota che dà la notizia del finanziamento.
I nuovi denari serviranno appunto a far crescere la squadra dedicata all'innovazione tecnologica, con l'obiettivo di migliorare l'utilizzo da parte dei clienti e riducendo i tempi d'attesa delle consegne. "Per stimolare la propria crescita nel comparto 'supermercato', Glovo continuerà a ricercare partnership strategiche", spiega ancora la società ricordando che già è andato a rigeme un accordo con Carrefour. L'altra linea di sviluppo indicata è quella dei "dark store", ovvero dei piccoli magazzini nei quali la società - senza aprirli al pubblico - raccoglie i beni acquistati più di frequente, in modo da averli più facilmente reperibili e disponibili alla consegna. Per ora sono sette in Europa e in America Latina - in particolare a Barcellona, Madrid, Buenos Aires e Lima - ma la previsione è di aprirne cento entro il 2021.
Il "round", come si chiama in gergo un "giro" di raccolta di denari, ha visto entrare tra gli investitori il fondo sovrano di Abu Dhabi, Mubadala, anch'esso noto in Italia per le puntate del passato - tra le altre - in Ferrari. Accanto al veicolo finanziario emiratino, spiega una nota, hanno confermato il loro sostegno i precedenti investitori, Drake Enterprises, Idinvest e Lakestar.
Fondata a Barcellona, la start-up si caratterizza per una operatività allargata: i suoi fattorini non si limitano a fare la spola tra ristoranti e case, ma consegnano anche la spesa o farmaci da banco o un po' tutti i beni di consumo. "Accanto a una crescita globale, Glovo è impegnata nel suo percorso di innovazione, portando le sue capacità ingegneristiche e i sistemi tecnologici a un livello superiore. La società è entrata di recente nel mercato polacco, acquisendo Pizza Portal per 35 milioni di euro e investendo in un secondo hub tecnologico a Varsavia. Ha in programma di espandere il suo team tecnologico globale assumendo altri 300 ingegneri entro la metà del 2020, con 40 ingegneri dedicati e 50 esperti di tecnologia e di prodotto nel suo nuovo ufficio di Varsavia", spiega la nota che dà la notizia del finanziamento.
I nuovi denari serviranno appunto a far crescere la squadra dedicata all'innovazione tecnologica, con l'obiettivo di migliorare l'utilizzo da parte dei clienti e riducendo i tempi d'attesa delle consegne. "Per stimolare la propria crescita nel comparto 'supermercato', Glovo continuerà a ricercare partnership strategiche", spiega ancora la società ricordando che già è andato a rigeme un accordo con Carrefour. L'altra linea di sviluppo indicata è quella dei "dark store", ovvero dei piccoli magazzini nei quali la società - senza aprirli al pubblico - raccoglie i beni acquistati più di frequente, in modo da averli più facilmente reperibili e disponibili alla consegna. Per ora sono sette in Europa e in America Latina - in particolare a Barcellona, Madrid, Buenos Aires e Lima - ma la previsione è di aprirne cento entro il 2021.