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Fca, risultati in calo nel 2019. Confermati gli obiettivi 2020, titolo su. Accordo col Fisco da 730 milioni

Il bilancio di Fiat Chrysler si chiude con ricavi netti in calo del 2% e utile rettificato in contrazione del 9%. Ma il quarto trimestre supera le attese. Manley: "Anno storico, continuato a creare valore". Chiuso il contenzioso con le Entrate per il trasloco olandese, transazione con i crediti fiscali e senza esborso cash
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MILANO - Il 2019 di Fiat Chrysler si chiude con performance finanziarie in calo, ma la società conferma gli obiettivi per il 2020 e il titolo reagisce positivamente in Borsa (segui in diretta), annotando anche la crescita dell'ultimo periodo dell'anno (rispetto a quanto visto nel 2018). Intanto emerge una intesa con il Fisco italiano da 730 milioni per chiudere la vicenda relativa alla valutazione degli asset trasferiti in Olanda nel 2014, sottovalutati ai tempi dall'azienda: cifra coperta con i crediti fiscali vantati e quindi senza versamenti cash.
 

Il bilancio del 2019, quarto trimestre in accelerazione

"Il 2019 è stato un anno storico per Fca", il commento del ceo Mike Manley alla diffusione dei dati finanziari. "Abbiamo continuato a creare valore per i nostri azionisti e intrapreso iniziative mirate alla crescita futura rafforzando in modo sostanziale la nostra posizione finanziaria, impegnandoci a investire in prodotti chiave e perf…
MILANO - Il 2019 di Fiat Chrysler si chiude con performance finanziarie in calo, ma la società conferma gli obiettivi per il 2020 e il titolo reagisce positivamente in Borsa (segui in diretta), annotando anche la crescita dell'ultimo periodo dell'anno (rispetto a quanto visto nel 2018). Intanto emerge una intesa con il Fisco italiano da 730 milioni per chiudere la vicenda relativa alla valutazione degli asset trasferiti in Olanda nel 2014, sottovalutati ai tempi dall'azienda: cifra coperta con i crediti fiscali vantati e quindi senza versamenti cash.
 

Il bilancio del 2019, quarto trimestre in accelerazione

"Il 2019 è stato un anno storico per Fca", il commento del ceo Mike Manley alla diffusione dei dati finanziari. "Abbiamo continuato a creare valore per i nostri azionisti e intrapreso iniziative mirate alla crescita futura rafforzando in modo sostanziale la nostra posizione finanziaria, impegnandoci a investire in prodotti chiave e perfezionando un Combination Agreement con Psa". La fusione tra i due gruppi "che dovrebbe chiudersi alla fine del 2020 o all'inizio del 2021, genererà sinergie che a regime sono stimate in circa 3,7 miliardi di euro su base annuale", si legge nella nota.

Il mercato si è concentrato sul fatto che la società abbia confermato i target 2020 e, in particolare, abbia chiuso il quarto trimestre con un utile netto in rialzo del 35% e ricavi in aumento dell'1%, sopra le attese.

Nell'intero anno l'utile netto è invece calato del 19% a 2,7 miliardi e i ricavi sono scesi del 2% a 108,18 miliardi. L'utile netto adjusted (ovvero quello depurato delle voci straordinarie) è risultato pari a 4,297 miliardi (-9%). In calo anche le consegne (sempre del 9%) a 4,4 milioni di veicoli.
 

Coronavirus e Fisco

In prospettiva, Manley ha fatto il punto sulla situazione degli impianti e degli impatti dal coronavirus, rimarcando che è stata identificata una filiera a rischio per le forniture cinesi sospese, con possibili ripercussioni sull'attività di un impianto europeo. E' il primo grande gruppo automobilistico che dà un simile spaccato della connessione tra pandemia e attività industriale nel Vecchio continente: "Se la situazione continua a peggiorare ci potrebbe essere il rischio di dovere fermare uno stabilimento in Europa nelle prossime due-quattro settimane".

Intanto l'azienda ha annunciato di avere chiuso il proprio contenzioso con l'Agenzia delle Entrate, in relazione alla presunta sottostima delle attività americane di Chrysler. "Abbiamo chiuso la transazione senza alcun obbligo di pagamento in contanti o penalità", ha spiegato il cfo, Richard Palmer.

Secondo quanto è stato possibile ricostruire, il Fisco ha acceso i riflettori sul trasloco olandese del gruppo risalente al 2014. In occasione della "exit", è stata fatta una stima del valore degli asset in via di trasferimento. Secondo le Entrate, sottovalutandoli e abbattendo dunque l'imponibile. Sotto Natale, il gruppo e il Fisco hanno trovato l'accordo intorno alla valutazione di 2,6 miliardi di sottostima: ne sono derivati 730 milioni di maggiore imposta dovuta. Come ha ricordato il cfo, non sono stati versati in contanti ma utilizzando le perdite fiscali pregresse, che Fca avrebbe potuto scontare dalle imposte future e ha portato invece in compensazione per chiudere la vicenda del passato.

Questo accordo, ha precisato il direttore finanziario, "non ha alcun impatto sul conto economico e sul bilancio a parte la riduzione delle imposte differite attive non rilevate"; ha quindi concluso che Fca ha "ancora sostanziali perdite in Italia che ci restano dal punto di vista fiscale dopo questo accordo".