MILANO - La stretta decisa dal Consiglio dei ministri per contrastare la pandemia ha avuto un immediato effetto sulle società quotate, interessate in maniera più o meno radicale dalle misure. A prescindere dalle iniziative di ristoro economico che verranno prese, l'impatto anche solo emotivo a Piazza Affari è stato immediato: secondo un copione già visto nei mesi primaverili, ieri Campari ha perso il 2,31%, Marr il 3,46%,Technogym il 4,25%, Fiera Milano il 3,82%, Ieg l'1% e I grandi Viaggi il 2,06%.
Prendiamo Campari, uno dei titoli meglio posizionati. Tanto che in questi mesi ha recuperato tutto il terreno perso nei mesi bui della prima ondata di pandemia e attualmente viaggia sui valori del febbraio scorso. Però è chiaro che per il re dell'aperitivo e dei cocktail la chiusura alle 18 di bar e ristoranti è destinata a farsi sentire. Basti pensare che l'anno scorso le vendite "on premise" (quelle fuori dalla grande distribuzioni) hanno rappresentato il 70% di quanto viene fatturato in Italia. All'interno del gruppo il nostro paese pesa circa per il 16%, quindi l'impatto è mediato e per esempio negli Usa, primo mercato di sbocco, la proporzione è rovesciata. Non solo, nei mesi scorsi Campari ha anche preso una quota azionaria di Tannico (vendita online di alcolici di prestigio) proprio per contrastare il declino della consumazione in pubblico. Però ridurre l'impatto non vuol dire che non ci sia.
Ancor peggio - misure di ristoro a parte - per le fiere. In una prima ipotesi si era pensato di "salvare" le fiere nazionali e internazionali, con il rispetto di standard di sicurezza particolari. Nella versione definitiva del decreto invece è entrato un laconico "sono vietate le sagre, le fiere di qualunque genere e gli altri analoghi eventi" e per di più con effetto praticamente immediato, nonostante il settore si muova ovviamente con tempi molto più lunghi.
"Il provvedimento è uno shock gravissimo", ha detto subito Maurizio Danese, presidente di Aefi, l'Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, ricordando che la precedente chiusura forzata, da marzo a settembre, aveva già causato la perdita del 70% del fatturato. Nessuna meraviglia che Fiera Milano rispetto a dodici mesi fa valga in Borsa il 55% in meno e che ieri stesse sotto i minimi dell'anno, toccati nel marzo scorso. Stesso copione per Ieg (Fiere di Rimini e Vicenza ): valori dimezzati rispetto a un anno fa e ora ai minimi dei dodici mesi.
Momenti difficili anche per Marr, che distribuisce prodotti alimentari ai ristoranti: la società del gruppo Cremonini a febbraio scorso valeva intorno ai 20 euro, adesso sta poco sopra i 12, non troppo lontano dai minimi dell'anno toccati nel maggio scorso, mentre per Technogym, specializzata in attrezzature per palestre, il calo da inizio anno sfiora il 40% e i valori attuali sono ad un soffio dal minimo toccato nell'aprile scorso. Il gruppo realizza solo il 10% del fatturato in Italia, ma purtroppo lo stato della diffusione della pandemia, e le restrizioni ai movimenti e alle attività, riguarda un po' tutta Europa.
Discorso diverso, almeno sulla carta, per Nexi. A parte la sbandata di ieri, la società leader nei pagamenti elettronici in Italia, e prossima al matrimonio con Sia, ha dimostrato nella recente pandemia di reggere bene al lockdown profondo e al calo dei consumi: si spende meno, ma quasi tutti preferiscono usare la moneta di plastica, anche quelli che non l'avevano fatto prima, proprio per la paura del contagio. Le rilevazioni parlando di un calo dei consumi del 20%, nei mesi più bui, a fronte di un calo solo del 6% del traffico delle carte.
Prendiamo Campari, uno dei titoli meglio posizionati. Tanto che in questi mesi ha recuperato tutto il terreno perso nei mesi bui della prima ondata di pandemia e attualmente viaggia sui valori del febbraio scorso. Però è chiaro che per il re dell'aperitivo e dei cocktail la chiusura alle 18 di bar e ristoranti è destinata a farsi sentire. Basti pensare che l'anno scorso le vendite "on premise" (quelle fuori dalla grande distribuzioni) hanno rappresentato il 70% di quanto viene fatturato in Italia. All'interno del gruppo il nostro paese pesa circa per il 16%, quindi l'impatto è mediato e per esempio negli Usa, primo mercato di sbocco, la proporzione è rovesciata. Non solo, nei mesi scorsi Campari ha anche preso una quota azionaria di Tannico (vendita online di alcolici di prestigio) proprio per contrastare il declino della consumazione in pubblico. Però ridurre l'impatto non vuol dire che non ci sia.
Ancor peggio - misure di ristoro a parte - per le fiere. In una prima ipotesi si era pensato di "salvare" le fiere nazionali e internazionali, con il rispetto di standard di sicurezza particolari. Nella versione definitiva del decreto invece è entrato un laconico "sono vietate le sagre, le fiere di qualunque genere e gli altri analoghi eventi" e per di più con effetto praticamente immediato, nonostante il settore si muova ovviamente con tempi molto più lunghi.
"Il provvedimento è uno shock gravissimo", ha detto subito Maurizio Danese, presidente di Aefi, l'Associazione Esposizioni e Fiere Italiane, ricordando che la precedente chiusura forzata, da marzo a settembre, aveva già causato la perdita del 70% del fatturato. Nessuna meraviglia che Fiera Milano rispetto a dodici mesi fa valga in Borsa il 55% in meno e che ieri stesse sotto i minimi dell'anno, toccati nel marzo scorso. Stesso copione per Ieg (Fiere di Rimini e Vicenza ): valori dimezzati rispetto a un anno fa e ora ai minimi dei dodici mesi.
Momenti difficili anche per Marr, che distribuisce prodotti alimentari ai ristoranti: la società del gruppo Cremonini a febbraio scorso valeva intorno ai 20 euro, adesso sta poco sopra i 12, non troppo lontano dai minimi dell'anno toccati nel maggio scorso, mentre per Technogym, specializzata in attrezzature per palestre, il calo da inizio anno sfiora il 40% e i valori attuali sono ad un soffio dal minimo toccato nell'aprile scorso. Il gruppo realizza solo il 10% del fatturato in Italia, ma purtroppo lo stato della diffusione della pandemia, e le restrizioni ai movimenti e alle attività, riguarda un po' tutta Europa.
Discorso diverso, almeno sulla carta, per Nexi. A parte la sbandata di ieri, la società leader nei pagamenti elettronici in Italia, e prossima al matrimonio con Sia, ha dimostrato nella recente pandemia di reggere bene al lockdown profondo e al calo dei consumi: si spende meno, ma quasi tutti preferiscono usare la moneta di plastica, anche quelli che non l'avevano fatto prima, proprio per la paura del contagio. Le rilevazioni parlando di un calo dei consumi del 20%, nei mesi più bui, a fronte di un calo solo del 6% del traffico delle carte.