MILANO - Mediaset festeggia in Borsa (+5,5%) un 2020 molto migliore del previsto e l’”aiutino” – leggi l’emendamento anti-Vivendi – del governo a Silvio Berlusconi. Il Biscione, malgrado lo tsunami del Covid, ha chiuso i primi nove mesi dell’anno in utile per 10,5 milioni. Merito di un’estate d’oro – specie sul fronte degli spot - e di un deciso taglio dei costi ridotti di 200 milioni.
La festa di Piazza Affari, al di là dei conti migliori delle previsioni, ha anche un’altra spiegazione: il via all’iter parlamentare della norma voluta da Pd e Movimento 5 Stelle che rende più complessa un’eventuale scalata alle tv di Arcore da parte del raider francese Vincent Bolloré. Un percorso iniziato ieri con l’ok in Senato ma con la sorprendente astensione - dopo il “no” in Commissione - della Lega di Matteo Salvini. «Mediaset va tutelata ma non con norme fatte di notte», ha detto il leader del Carroccio. Parole che non sono piaciute agli alleati di Forza Italia. «La Lega non ha valutato la situazione», ha detto Maurizio Gasparri, mentre il suo collega Andrea Cangini è andato giù più duro: «Il nuovo slogan di Salvini è prima i francesi».
L’emendamento presentato dal governo – considerato da molti il ramoscello d’ulivo a Forza Italia per tutelare la maggioranza parlamentare da eventuali fibrillazioni grilline – è il primo passo del riassetto delle norme sul sistema televisivo reso necessario dalla bocciatura della legge Gasparri da parte della Ue, chiamata ad esprimersi sul tema proprio da Vivendi. La proposta dell’esecutivo attribuisce all’Agcom il ruolo di possibile “stopper” su eventuali scalate, concedendole sei mesi di tempo per verificare possibili «effetti distorsivi» in caso di operazioni sensibili nel settore radiotelevisivo. Proprio l’Agcom ha già fermato una volta le mire francesi sul Biscione, congelando il 20% dei loro diritti di voto. Questo paracadute dovrebbe aumentare il potere negoziale di Cologno nei negoziati con Bolloré per chiudere le vertenze giudiziarie e lo scontro tra i gruppi che ha fatto già saltare la holding olandese su cui Mediaset puntava per allargare le intese internazionali.
Arcore, in attesa della pace con Parigi, può comunque festeggiare un bilancio migliore delle attese. L’effetto-coronavirus, ovviamente, rimane: i ricavi sono calati del 16%, i profitti sono molto meno dei 92 milioni dello scorso anno. Il bicchiere però è decisamente mezzo pieno. A spingere i risultati delle tv di Cologno monzese è stata una ripresa molto robusta e inattesa tra luglio e settembre. Un momento sì che si è allungato anche ad ottobre e che lascia prevedere, malgrado i nuovi lockdown, un bilancio 2020 in attivo. Il management della società aveva già fatto i compiti a casa nella prima parte dell’anno quando l’emergenza sanitaria (con la gente chiusa in casa) aveva fatto impennare gli ascolti ma crollare gli investimenti pubblicitari.
Per far fronte a questa situazione Mediaset ha preso le forbici e iniziato a tagliare il tagliabile per mettere in sicurezza i conti. Missione compiuta con una riduzione dei costi dell’11,2%.Poi a luglio il vento è improvvisamente girato: sono tornati gli spot e nel terzo trimestre le entrate pubblicitarie in Italia del Biscione sono salite del 4,7% rispetto al 2019 . Gli utili estivi, ben 29,4 milioni, sono riusciti così a cancellare del tutto le perdite accumulate nella Fase 1 del Covid.
La festa di Piazza Affari, al di là dei conti migliori delle previsioni, ha anche un’altra spiegazione: il via all’iter parlamentare della norma voluta da Pd e Movimento 5 Stelle che rende più complessa un’eventuale scalata alle tv di Arcore da parte del raider francese Vincent Bolloré. Un percorso iniziato ieri con l’ok in Senato ma con la sorprendente astensione - dopo il “no” in Commissione - della Lega di Matteo Salvini. «Mediaset va tutelata ma non con norme fatte di notte», ha detto il leader del Carroccio. Parole che non sono piaciute agli alleati di Forza Italia. «La Lega non ha valutato la situazione», ha detto Maurizio Gasparri, mentre il suo collega Andrea Cangini è andato giù più duro: «Il nuovo slogan di Salvini è prima i francesi».
L’emendamento presentato dal governo – considerato da molti il ramoscello d’ulivo a Forza Italia per tutelare la maggioranza parlamentare da eventuali fibrillazioni grilline – è il primo passo del riassetto delle norme sul sistema televisivo reso necessario dalla bocciatura della legge Gasparri da parte della Ue, chiamata ad esprimersi sul tema proprio da Vivendi. La proposta dell’esecutivo attribuisce all’Agcom il ruolo di possibile “stopper” su eventuali scalate, concedendole sei mesi di tempo per verificare possibili «effetti distorsivi» in caso di operazioni sensibili nel settore radiotelevisivo. Proprio l’Agcom ha già fermato una volta le mire francesi sul Biscione, congelando il 20% dei loro diritti di voto. Questo paracadute dovrebbe aumentare il potere negoziale di Cologno nei negoziati con Bolloré per chiudere le vertenze giudiziarie e lo scontro tra i gruppi che ha fatto già saltare la holding olandese su cui Mediaset puntava per allargare le intese internazionali.
Arcore, in attesa della pace con Parigi, può comunque festeggiare un bilancio migliore delle attese. L’effetto-coronavirus, ovviamente, rimane: i ricavi sono calati del 16%, i profitti sono molto meno dei 92 milioni dello scorso anno. Il bicchiere però è decisamente mezzo pieno. A spingere i risultati delle tv di Cologno monzese è stata una ripresa molto robusta e inattesa tra luglio e settembre. Un momento sì che si è allungato anche ad ottobre e che lascia prevedere, malgrado i nuovi lockdown, un bilancio 2020 in attivo. Il management della società aveva già fatto i compiti a casa nella prima parte dell’anno quando l’emergenza sanitaria (con la gente chiusa in casa) aveva fatto impennare gli ascolti ma crollare gli investimenti pubblicitari.
Per far fronte a questa situazione Mediaset ha preso le forbici e iniziato a tagliare il tagliabile per mettere in sicurezza i conti. Missione compiuta con una riduzione dei costi dell’11,2%.Poi a luglio il vento è improvvisamente girato: sono tornati gli spot e nel terzo trimestre le entrate pubblicitarie in Italia del Biscione sono salite del 4,7% rispetto al 2019 . Gli utili estivi, ben 29,4 milioni, sono riusciti così a cancellare del tutto le perdite accumulate nella Fase 1 del Covid.