ROMA - Un investimento industriale e finanziario al tempo stesso. Per crescere ulteriormente nella tecnologia dell'idrogeno, il gruppo Snam ha rilevato dal fondo di investimento Blackstone il 33% di Industrie De Nora, società italiana leader nelle soluzioni sostenibili dei processi industriali: il suo fondatore Oronzio De Nora è stato il papà dell'Amuchina, prodotto poi ceduto alla società farmaceutica Angelini.
Ma quello che interessa a Snam è altro. De Nora ha un suo punto di forza nella produzione di elettrodi per l'industria elettrochimica, snodo fondamentale per la produzione di idrogeno da elettrolisi. Inoltre, detiene una partecipazione del 34% nella divisione di ThyssenKrupp specializzata a livello mondiale nello sviluppo e installazione di elettrolizzatori alcalini: la tecnologia del gruppo tedesco è impiegata nei principali progetti in corso per la produzione di idrogeno.
La ragione industriale dell'investimento è evidente. Snam, società a controllo pubblico che gestisce i grandi gasdotti che assicurano l'approvvigionamento di gas in tutta Italia, guarda all'idrogeno come traguardo finale della sua transizione energetica. La Ue, che ha stabilito nel 2050 l'anno in cui l'Europa dovrà arrivare ad avere "zero" emissioni di co2, guarda alla tecnologia dell'idrogeno per garantire una buona parte della domanda di energia: secondo gli esperti potrebbe coprire fino al 25% del fabbisogno, affiancandosi così alle rinnovabili.
L'idrogeno può essere prodotto sfruttando l'energia in eccesso delle rinnovabili e trasportato attraverso i gasdotti opportunamente adattati. Una volta a destinazione può essere usato sia per le reti di trasporto sia per produrre energia liberandone le componenti. Tecnicamente, il tutto ruota attorno al processo di elettrolisi; da qui l'esigenza di avere le tecnologie migliori e più efficienti dei vari processi di trasformazione. Proprio quelle di cui dispone De Nora.
In base agli accordi, Snam potrà nominare tre membri nel cda di De Nora. Ma soprattutto sarà presente nei comitato tecnico e strategico, con la possibilità di distaccare il proprio personale, così da avere accesso alle informazioni e allo sviluppo tecnologico del settore. Non solo per la parte che riguarda gli elettrolizzatori: De Nora (che ha un giro d'affari di 500 milioni, una reddittività di 90 e una crescita dell'8% medio all'anno) ha una buona parte del fatturato coperta dalle attività nel trattamento delle acque (disinfezione e filtrazione) e la protezione catodica: entrambi i settori interessano a Snam per la loro applicazione nei business del biometano nonché nei servizi ambientali e idrici e il trasporto di gas.
Ma l'operazione annunciata dalla società guidata da Marco Alverà ha anche una valenza finanziaria. L'acquisizione del 33% di De Nora - che un domani potrà anche essere quotata in Borsa - vuole essere la prima di una serie di possibili investimenti, sull'idrogeno ma non solo. In pratica, Snam vuole creare una piattaforma che si "focalizzerà su un numero limitato di aziende mature nell'energy innovation ed esposte ai mega-trend della trend della transizione energetica e della decarbonizzazione". Come investimento, ma per restare al passo del mondo dell'energia in rapida mutazione.
"L'operazione con De Nora, oltre ad avviare una partnership strategica con un'azienda italiana della clean tech, dimostra come l'M&A contribuisca ad accelerare lo sviluppo nella transizione energetica".
Ma quello che interessa a Snam è altro. De Nora ha un suo punto di forza nella produzione di elettrodi per l'industria elettrochimica, snodo fondamentale per la produzione di idrogeno da elettrolisi. Inoltre, detiene una partecipazione del 34% nella divisione di ThyssenKrupp specializzata a livello mondiale nello sviluppo e installazione di elettrolizzatori alcalini: la tecnologia del gruppo tedesco è impiegata nei principali progetti in corso per la produzione di idrogeno.
La ragione industriale dell'investimento è evidente. Snam, società a controllo pubblico che gestisce i grandi gasdotti che assicurano l'approvvigionamento di gas in tutta Italia, guarda all'idrogeno come traguardo finale della sua transizione energetica. La Ue, che ha stabilito nel 2050 l'anno in cui l'Europa dovrà arrivare ad avere "zero" emissioni di co2, guarda alla tecnologia dell'idrogeno per garantire una buona parte della domanda di energia: secondo gli esperti potrebbe coprire fino al 25% del fabbisogno, affiancandosi così alle rinnovabili.
L'idrogeno può essere prodotto sfruttando l'energia in eccesso delle rinnovabili e trasportato attraverso i gasdotti opportunamente adattati. Una volta a destinazione può essere usato sia per le reti di trasporto sia per produrre energia liberandone le componenti. Tecnicamente, il tutto ruota attorno al processo di elettrolisi; da qui l'esigenza di avere le tecnologie migliori e più efficienti dei vari processi di trasformazione. Proprio quelle di cui dispone De Nora.
In base agli accordi, Snam potrà nominare tre membri nel cda di De Nora. Ma soprattutto sarà presente nei comitato tecnico e strategico, con la possibilità di distaccare il proprio personale, così da avere accesso alle informazioni e allo sviluppo tecnologico del settore. Non solo per la parte che riguarda gli elettrolizzatori: De Nora (che ha un giro d'affari di 500 milioni, una reddittività di 90 e una crescita dell'8% medio all'anno) ha una buona parte del fatturato coperta dalle attività nel trattamento delle acque (disinfezione e filtrazione) e la protezione catodica: entrambi i settori interessano a Snam per la loro applicazione nei business del biometano nonché nei servizi ambientali e idrici e il trasporto di gas.
Ma l'operazione annunciata dalla società guidata da Marco Alverà ha anche una valenza finanziaria. L'acquisizione del 33% di De Nora - che un domani potrà anche essere quotata in Borsa - vuole essere la prima di una serie di possibili investimenti, sull'idrogeno ma non solo. In pratica, Snam vuole creare una piattaforma che si "focalizzerà su un numero limitato di aziende mature nell'energy innovation ed esposte ai mega-trend della trend della transizione energetica e della decarbonizzazione". Come investimento, ma per restare al passo del mondo dell'energia in rapida mutazione.
"L'operazione con De Nora, oltre ad avviare una partnership strategica con un'azienda italiana della clean tech, dimostra come l'M&A contribuisca ad accelerare lo sviluppo nella transizione energetica".