Economia

Moncler compra Stone Island per 1,1 miliardi

 I due brand resteranno separati, l’obiettivo è conquistare i mercati americani ed asiatici
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MILANO - Solo un anno fa si era temuto che Moncler potesse finire in pasto al colosso francese Kering, ieri la risposta nei fatti, con l’acquisizione di Stone Island. «Nel 2003 ho comprato Moncler, nel 2013 ci siamo quotati, mi sarei aspettato un’operazione importante nel 2023, ma sta andando tutto molto veloce e anche noi abbiamo anticipato i tempi». Così Remo Ruffini, patron di Moncler, ha presentato l’operazione («un bel messaggio per l’Italia, nonostante il momento di incertezza che stiamo vivendo») sulla base di una valorizzazione dell’azienda pari a 1.150 milioni di euro. Il prezzo corrisponde a un multiplo di 16,6 volte il margine operativo (Ebitda) 2020 e a 13,5 volte quello stimato 2021.

A vendere l’azienda specializzata nell’abbigliamento maschile informale sono la famiglia Rivetti, che controlla il 50,1% del marchio, mentre l’altro 19,9% verrà ceduto da altri soggetti riconducibili alla famiglia. L’obiettivo di Ruffini però è che al perfezionamento dell’operazione, entro il primo semestre dell’anno prossimo, il 100% di Stone Island entri a far parte di Moncler. Del resto l’altro socio, al 30%, è il fondo di Singapore Temasek, che ha già espresso «apprezzamento per l’operazione di aggregazione e sul razionale che l’ha ispirata».

L’operazione prevede vari passaggi societari, che coinvolgono tutti gli azionisti della partita: i vari rami Rivetti si sono già impegnati a investire il 50% del corrispettivo che riceveranno sottoscrivendo nuove azioni Moncler (che verranno emesse con un aumento di capitale e saranno soggette a lock up) al prezzo di 37,51 euro per azione. Le azioni verranno poi apportate alla Ruffini partecipazioni, che cambierà significativamente il nome in Double R (Ruffini-Rivetti) e di cui la famiglia avrà il 17,5%, il che significa che, in trasparenza, i Rivetti avranno il 4% di Moncler. Il resto sarà controllato da Ruffini perché il fondo di Singapore, attualmente socio anche di Ruffini partecipazioni, uscirà dalla holding ricevendo in cambio azioni Moncler per il 2,9% del capitale.

Percentuale che potrà incrementare al momento della cessione della sua quota di Stone Island, ricevendo se vorrà il 50% del compenso in nuove azioni Moncler. Se invece sceglierà il pagamento solo cash, l’esborso in contanti di Moncler sarà complessivamente pari a 748 milioni. Gli analisti di Equita stimano che a fine anno la cassa del gruppo quotato sarà pari a 883 milioni mentre l’operazione potrebbe avere un effetto accrescitivo sugli utili. L’apprezzamento degli analisti è stato condiviso dalla Borsa (+1,85%).

Carlo Rivetti entrerà a far parte del cda Moncler, per sottolineare il valore strategico dell’operazione e la condivisione del progetto. Ieri è stato lo stesso Ruffini a sottolineare il senso dell’acquisizione: sviluppare i due brand, che non si fanno concorrenza e occupano segmenti diversi (prevalentemente capispalla e abbigliamento invernale per Moncler, maggiore diversificazione per Stone Island) valorizzando Stone Island sui mercati asiatici e in America, ma mantenendo indipendenza e separazione dei due marchi.

Del resto, ha sottolineato ancora Ruffini, «l’unione dei due marchi italiani con gli stessi valori» rappresenta anche «la celebrazione della resilienza di un paese che nessuna crisi potrà mai fermare». Anche se il quadro in generale per il settore moda non è idilliaco: «Il 2021 sarà un anno di transizione, con un primo semestre poco diverso da quest’anno; spero nel secondo semestre, ma la ripresa inizia con il 2022», ha detto riferendosi all’intero comparto. Nell’operazione Moncler è stata assistita da Citi mentre l’advisor per i venditori è stato Rothschild.