MILANO - "Il Biden di oggi non è più quello 'perfetto' che i mercati si aspettavano. Paradossalmente, la vittoria in Georgia lo ha privato del contrappeso repubblicano al Senato e agli occhi degli investitori questo rafforza la parte più aggressiva del partito democratico. Quella che inizia oggi resta comunque una presidenza favorevole per l'economia e la finanza americane, come insegna la storia: Wall Street si è sempre comportata meglio con un democratico alla Casa Bianca". Massimiliano Cagliero, ad e fondatore di Banor sim, guarda con grande interesse personale al mondo americano (ex Goldman, moglie statunitense). Vicino all'ambiente repubblicano, non lesina parole nette nel descrivere la presidenza Trump come "la peggiore che la prima economia al mondo potesse sperimentare". Biden promette rottura: inaugurerà il mandato riportando gli Usa negli accordi di Parigi sul clima.
Si è molto detto della spinta green rinnovata: è il comparto che ha più da guadagnare?
Il mercato ha iniziato a scontare da qualche tempo questa aspettativa. Il neo presidente ha messo sul tavolo due grandi programmi di spesa. Duemila miliardi di dollari alla voce delle infrastrutture, 1.300 dei quali per le rinnovabili. E poi il programma da 1.900 miliardi che punta a far arrivare sussidi direttamente nelle tasche dei cittadini americani e delle imprese. Senza dubbio il comparto green avrà molto da guadagnare. Non solo le aziende che fanno rinnovabili in senso stretto, ma il settore allargato.
Pensa a qualche esempio in particolare, anche di azienda italiana che ne potrebbe beneficiare?
Penso per esempio alla Prysmian che produce cavi. Enel che ha molte rinnovabili anche in America. Erg, Falck Renewables o Buzzi per i progetti infrastrutturali. Non escludo il settore del lusso, perché, una volta ripartita, l'America correrà in modo deciso. Alcuni colossi hanno già preso posizione, come Lvmh con Tiffany.
Il tech è stato il simbolo della corsa azionaria a stelle e strisce, nonostante il Covid. Rischia una bolla?
Bisogna fare importanti differenziazioni. Se mi chiede se Amazon, Apple o Microsoft scoppieranno da qui a tre anni le rispondo con certezza di no. Sono società che hanno creato barriere all'ingresso nei loro mercati e una solidità patrimoniale tali da non temere rovesci. Sono più preoccupato per alcune valutazioni che trovo nel mondo green-tech americano. Tesla credo ne sia una perfetta rappresentazione. Multipli di 70-100 volte i ricavi (non gli utili!) sono preoccupanti.
Vede altre possibilità di riscatto?
I gestori più attenti coi quali colloquiamo quotidianamente stanno comprando shopping mall, bellissimi centri commerciali: le valutazioni sono crollate. Sono titoli che hanno subito un grande colpo dalla pandemia, che però hanno prospettive di ripresa. L'automotive è uscito con le ossa rotte dagli ultimi mesi, ma mi fiderei di più a mettere in portafoglio un titolo in grado di esprimere valore a lungo termine e di offrire un dividendo piuttosto che avventurarmi su scommesse green azzardate.
Un tema centrale sarà quello dei nuovi rapporti commerciali. Come cambierà la dialettica con Pechino?
Penso che l'unica cosa giusta che Trump abbia fatto - tra molte vergognose - sia stata di sollevare il giusto problema della Cina, nelle forme sbagliate. Mi aspetto che Biden continui in questa linea "ferma", con toni diversi ma con una continuità nella sostanza. Anche gli ultimi numeri sul Pil di Pechino mostrano quanto l'economia asiatica stia tornando a correre: gli Usa cercheranno di contenerla.
E' vero che dalla presidenza Biden sarà soprattutto l'Europa a guadagnare?
Sui mercati non ne sono certo, se l'euro continuerà a rafforzarsi inizierà ad essere un problema. Ma a livello politico e commerciale non c'è dubbio: l'Europa ha bisogno di un alleato forte e l'agenda di Biden è più favorevole alle nostre imprese, mentre Trump era concentrato sul difendere lavoro e affari locali.
E' preoccupato dalla pressione inflazionistica attesa per i piani di spesa di Biden? La Fed reagirà?
Il mercato ci dice chiaramente che c'è una spinta per il rialzo dei tassi. Ci sarà un po' di inflazione, magari abbastanza per dare un po' di fastidio su un titolo decennale. Ma da lì a parlare di una mossa della Fed ce ne passa. Quanto al dollaro, secondo me sono molto pericolose le scommesse short di molti gestori ("corte" nel senso che puntano su un ribasso, ndr). Cito Buffett e la regola che diede nell'ultima sua presentazione alla Berkshire Hathaway: "Non scommettere mai contro l'America". Sarà anche in declino, ma resta la prima potenza al mondo e nei prossimi quindici anni non andrei contro gli Stati Uniti.