Donne e investimenti: più attente degli uomini a sicurezza e obiettivi di lungo periodo. "Una risorsa per il Paese"
MILANO - Sono poche, per il cronico ritardo dell'Italia nella parità di genere soprattutto in termini di prospettive e risultati di carriera, ma sono un bacino estremamente attraente per l'industria del risparmio. Le "donne di alto profilo", quelle che dispongono di un patrimonio finanziario di almeno 250 mila euro, hanno caratteristiche peculiari che le distinguono: attente alla sicurezza e alla sostenibilità, più che al rendimento e al breve termine, rappresentano un serbatoio importante anche di risorse che si potrebbero mobilitare per il Paese e la sua economia.
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Su questo 0,2% della popolazione femminile, 60 mila professioniste o imprenditrici che si sono fatte da sole e non hanno ereditato le loro fortune, hanno posato gli occhi l'Associazione italiana del private banking (Aipb), il gestore del risparmio Candriam e l'Ipsos, in un focus dedicato al loro modo di trattare il denaro. Ne e…
MILANO - Sono poche, per il cronico ritardo dell'Italia nella parità di genere soprattutto in termini di prospettive e risultati di carriera, ma sono un bacino estremamente attraente per l'industria del risparmio. Le "donne di alto profilo", quelle che dispongono di un patrimonio finanziario di almeno 250 mila euro, hanno caratteristiche peculiari che le distinguono: attente alla sicurezza e alla sostenibilità, più che al rendimento e al breve termine, rappresentano un serbatoio importante anche di risorse che si potrebbero mobilitare per il Paese e la sua economia.
Calcola il tuo stipendio giusto
Su questo 0,2% della popolazione femminile, 60 mila professioniste o imprenditrici che si sono fatte da sole e non hanno ereditato le loro fortune, hanno posato gli occhi l'Associazione italiana del private banking (Aipb), il gestore del risparmio Candriam e l'Ipsos, in un focus dedicato al loro modo di trattare il denaro. Ne emerge una figura interessante soprattutto perché rappresentano un modello aspirazionale perché, certo più fortunate, colte e attrezzate, hanno sfondato il soffitto di cristallo indicando la via della possibilità alle tante donne che possono ancora emergere. E proprio vista la loro attitudine verso il denaro, dice la ricerca, "possono contribuire a innescare un circolo virtuoso di rilancio economico e riduzione del gap di genere".
L'analisi parte da un dato di partenza che riguarda la popolazione di riferimento. Le donne di "alto profilo" (nell'ottica del private banking, sia chiaro) sono molte meno degli uomini di "alto profilo" che raggiungono l'un per cento del totale degli uomini, cinque volte tanto. D'altra parte, le donne occupate sono solo il 37% della popolazione femminile contro il 56% degli uomini, ponendo l’Italia tra i Paesi con un indice di parità di genere tra i più bassi in Europa.
Laureate in due casi su tre, attive, impegnate, abituate a gestire responsabilità complesse, nel 48% siedono in consigli di amministrazione. Negli investimenti, "agiscono in modo più pragmatico e maturo di quello degli uomini, caratterizzato dalla condivisione": si confrontano con partner e professionisti. Le donne mettono la sicurezza al primo posto con un peso del 50% contro il 18% attribuito dagli uomini. Al secondo posto viene il rendimento, con un punteggio del 20%: un’importanza simile a quella attribuita dagli uomini che lo pongono al primo con un punteggio del 25%.
Questa spinta per la sicurezza ha una radice nella progettualità ed "esigenza di pianificare a lungo termine. Per questo motivo tendono ad allocare il 60% delle proprie risorse in progetti di medio-lungo termine e non dovrebbe sorprendere che solo il 4% esprime una propensione a tenere la propria liquidità ferma sul conto in un anno particolarmente critico come il 2020 (contro l’8% degli uomini)". Ecco dunque l'interesse di sistema per questa fetta di potenziali investitrici, che possono rappresentare una risorsa per mettere in circolo denari in progetti di lungo termine.
Progetti con impatto positivo sulla società e l'ambiente, se si considera che il 55% del campione conosce bene i prodotti Esg (quelli con impatto positivo su ambiente, sociale e governance). "Eppure sono poche le donne del campione che li detengono in portafoglio, perché, seppur fiduciose nell’impatto che questi investimenti possono avere, temono che siano poco liquidi, sicuri e con scarsi rendimenti. Ciononostante, una donna investitrice su due vorrebbe investire il proprio patrimonio in investimenti con impatti ESG o in economia reale: il 45% dichiara di voler diversificare, il 36% dichiara di voler contribuire attivamente al rilancio del Paese. Eppure, gli investimenti in economia reale restano sottorappresentati", dice ancora la ricerca..