Bitcoin, l'accusa del Tesoro Usa: "Favorisce le attività illegali e l'evasione fiscale"
di Luca Pagni , di Luca PagniRoma. Con il classico intervento a gamba tesa, il Tesoro Usa ha fatto fallire il tentativo di rimbalzo del Bitcoin. "Le criptomonete, non facilmente individuabili, facilitano le attività illegali a cominciare dall'evasione fiscale": in questi termini, molto diretti, si è espresso il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, provocando un nuovo terremoto nelle quotazioni delle monete virtuali, a cominciare dalla più diffuse.
Il Bitcoin, che nel corso della giornata aveva recuperato fino a 10 punti percentuali dopo il crollo clamoroso di mercoledì, ha subito una nuova battuta d'arresto, perdendo tutto quello che aveva guadagnato e scendendo in territorio negativo. Ancora peggio è andata al suo principale rivale: l'Etherum, che nel corso della giornata era rislato anche del 28% è sceso fino a perdere il 12 per cento in poco tempo dopo che la notizia della stretta fiscale è stata battuta dalle agenzio di tutto …
Roma. Con il classico intervento a gamba tesa, il Tesoro Usa ha fatto fallire il tentativo di rimbalzo del Bitcoin. "Le criptomonete, non facilmente individuabili, facilitano le attività illegali a cominciare dall'evasione fiscale": in questi termini, molto diretti, si è espresso il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, provocando un nuovo terremoto nelle quotazioni delle monete virtuali, a cominciare dalla più diffuse.
Il Bitcoin, che nel corso della giornata aveva recuperato fino a 10 punti percentuali dopo il crollo clamoroso di mercoledì, ha subito una nuova battuta d'arresto, perdendo tutto quello che aveva guadagnato e scendendo in territorio negativo. Ancora peggio è andata al suo principale rivale: l'Etherum, che nel corso della giornata era rislato anche del 28% è sceso fino a perdere il 12 per cento in poco tempo dopo che la notizia della stretta fiscale è stata battuta dalle agenzio di tutto il mondo. Entrambe hanno poi recuperato fino alla parità.
Del resto, i mercati non potevano non reagire a quello che appare - a tutti gli effetti - un tentativo delle autorità americane a considerare le criptomonete alla stregua di attività finanziarie. Un po' come raccontava oggi il Financial Times che lo descrive come una forma di investimento alternativo e non come una moneta a tutti gli effetti, per quanto virtuale.
In un comunicato, il Tesoro Usa ha scritto che "le criptovalute pongono già un problema significativo di individuazione, facilitando attività illegali, inclusa l'evasione fiscale. E' per questo che la proposta del presidente include risorse aggiuntive per l'irs (l'agenzia delle entrate statunitense, ndr) per affrontare la crescita dei criptoasset". le osservazioni sono accompagnate da una proposta operativa: con le nuove regole, tutti gli scambi e i pagamenti in criptovalute superiori ai 10 mila dollari dovranno essere denunciati al Fisco.
Per le criptomonete si tratta di un fuoco incrociato che negli ultimi giorni si è intensificato. Prima ci ha pensato Elon Musk: dopo averne sostenuto la crescita aprendo alla possibilità di comprare le "sue" Tesla anche in Bitcoin, pochi giorni fa ha fatto marcia indietro sostenendo che la produzione di criptomonete è anti-ecologica, brucia troppa energia sporca e non è sostenibile per il pianeta. Poi è stata la volta delle autorità cinesi: Pechino ha vietato ala istituzioni finanziarie di fornire servizi finanziari legati alle transazioni in criptovalute, avvertendo gli investitori sulla volatilità delle valute virtuali.
E non hanno nemmeno tutti i torti i cinesi, visto gli sbalzi elevati delle quotazioni delle criptomenete, inusuali sia per una valuta sia per quelsiasi asset finanziario che non sia altamente speculativo. Così come ha la sua parte di ragioni Elon Musk: l'attivita di "estrazione" dei Bitcoin comporta l'uso di computer molto potenti che fanno un uso di energia considerevole i cui server vanno tenuti sempre in ambiente con aria condizionata. Solo per fare un esmpeio: è stato calcolato che la sola attività delle criptomonete in Cina, nel 2024 richiederà un consumo pari alla metà della domanda di energia di un Paese industrializzato come l'Italia.