Uno scienziato-manager a Maranello: dopo il successo con Wii e iPhone, a lui è affidata la Ferrari del futuro
di Luca Piana , di Luca PianaMILANO - Le radici sono sulle Dolomiti Lucane, a Pietrapertosa, il domicilio della famiglia da qualche anno è a Ginevra, in Svizzera, ma il vero ufficio, come dice lui ai colleghi, "è in aereo". Nei totonomine sul nuovo amministratore delegato della Ferrari il nome di Benedetto Vigna non era finora mai circolato. Il manager scelto dalla casa di Maranello e annunciato oggi per succedere a Louis Camilleri, dimissionario ormai dal dicembre scorso, non viene infatti né dal mondo dell'auto né da quello del lusso, i due settori su cui finora si erano concentrate le aspettative. Vigna, classe 1969, proviene infatti dal colosso franco-italiano dei microchip St Microelectronics, dove era entrato nel 1995 e dove continuerà a lavorare fino al prossimo 31 agosto per assicurare il passaggio di consegne al vertice del settore di cui è responsabile, che si chiama Mems, con riporto diretto al chief executive officer Jean-Marc Chery.
La storia p…
MILANO - Le radici sono sulle Dolomiti Lucane, a Pietrapertosa, il domicilio della famiglia da qualche anno è a Ginevra, in Svizzera, ma il vero ufficio, come dice lui ai colleghi, "è in aereo". Nei totonomine sul nuovo amministratore delegato della Ferrari il nome di Benedetto Vigna non era finora mai circolato. Il manager scelto dalla casa di Maranello e annunciato oggi per succedere a Louis Camilleri, dimissionario ormai dal dicembre scorso, non viene infatti né dal mondo dell'auto né da quello del lusso, i due settori su cui finora si erano concentrate le aspettative. Vigna, classe 1969, proviene infatti dal colosso franco-italiano dei microchip St Microelectronics, dove era entrato nel 1995 e dove continuerà a lavorare fino al prossimo 31 agosto per assicurare il passaggio di consegne al vertice del settore di cui è responsabile, che si chiama Mems, con riporto diretto al chief executive officer Jean-Marc Chery.
La storia professionale di Vigna ha due aspetti che si intrecciano in modo inestricabile e che l'hanno portato fino alle posizioni di vertice di un gruppo come St. Il primo è quello della ricerca scientifica. Dopo la laurea in fisica subnucleare all'università di Pisa, Vigna aveva iniziato a lavorare al Cern di Ginevra. A portarlo in St è Bruno Murari, progettista di microcircuiti che ha l'intuizione di tentare una nuova strada industriale nello sviluppo di sensori in grado di facilitare l'interazione tra i dispositivi elettronici e l'ambiente circostante. Vigna viene assunto e inizia praticamente da zero, passando due anni all'Università della California, a Berkeley, per studiare che cosa si muove alle frontiere della tecnologia. Quando rientra in Italia, nel centro ricerche St di Cornaredo, alle porte di Milano, inizia a costruire un team di ricercatori che, alla fine degli anni Novanta, tenta le prime applicazioni industriali e si concentra su quello che viene chiamato "accelerometro", un sensore in grado di captare grandezze fisiche come l'accelerazione e la pressione. Il primo cliente è la Maytag, un produttore americano di elettrodomestici che nel 2003 sceglie l'accelerometro di St per controllare le vibrazioni delle sue lavatrici. Per un produttore di semiconduttori come St, abituato a lavorare con clienti che acquistano volumi enormi di semiconduttori, si tratta di un piccolo cliente, che permette però a Vigna e al suo team di farsi conoscere all'esterno e di puntare a commesse più rilevanti. La svolta avviene con Nintendo, il produttore giapponese di videogiochi, che individua nell'accelerometro di St il componente chiave per la sua Wii. Come racconta l'enciclopedia Treccani nella voce "Elettronica Italiana", fino all'arrivo sul mercato della Wii i videogiochi "venivano controllati attraverso la pressione di tasti, lo spostamento di selettori o al massimo con il movimento di un joystick. L'interfaccia uomo macchina era tutt'altro che amichevole. Per chi aveva superato l'adolescenza e non aveva saputo conquistarsi un'adeguata mobilità dei pollici, l'impatto con il gioco era addirittura ostile. Il controllore della Wii, costruito attorno all'accelerometro, cambia radicalmente le regole e si propone come nuovo paradigma nei videogiochi, trasformandosi in estensione naturale delle braccia come racchetta da tennis, pistola da tiro a segno, mazza da baseball o addirittura in bacchetta di direttore d'orchestra".
Con Nintendo, Vigna mostra il secondo aspetto determinante per la sua carriera in St e cioè la capacità di affiancare a un prodotto innovativo lo sviluppo di un sistema produttivo adeguato a un cliente che richiede milioni di pezzi, facendo dell'area Mems una startup di fatto e di enorme successo all'interno del gruppo. Con il boom della Wii, per il gruppo franco-italiano si apre infatti la strada per affermarsi con quello che diventerà il suo maggior cliente, il gigante californiano Apple, che nel 2020 ha pesato per il 23,9 per cento dei ricavi di St, pari complessivamente a 10,1 miliardi di dollari. La collaborazione inizia nel 2007, quando l'accelerometro viene incorporato nell'iPhone e lo schermo inizia ad adattarsi ai movimenti della mano; poi nel 2009 avviene un ulteriore salto di qualità, quando viene introdotto il cosiddetto "giroscopio a tre assi" realizzato da St, rendendo l'iPhone4 lanciato nel 2010 da Apple in grado di captare anche i movimenti più piccoli e di ruotare di conseguenza lo schermo. Sta di fatto che oggi, nell'elenco dei principali 10 clienti che St divulga all'interno del proprio bilancio, oltre ad Apple figurano anche Huawei e Samsung, oltre a due nomi che con gli smartphone non c'entrano nulla ma sono forse rilevanti per comprendere perché Ferrari abbia incluso l'industria dei semiconduttori tra i settori dove cercare il nuovo amministratore delegato: il primo è Tesla, il secondo è Mobileye, la controllata israeliana di Intel che sviluppa sistemi avanzati di assistenza alla guida.
Le doti che Vigna porterà con sé nella nuova esperienza in Ferrari (controllata da Exor, così come la casa editrice de La Repubblica) sono dunque la capacità di muoversi nell'innovazione (sono registrati a suo nome oltre 200 brevetti) e lo spirito imprenditoriale dimostrato nel costruire una divisione che oggi vale 3,89 miliardi di dollari di ricavi, una cifra di stazza simile ai 3,46 miliardi di euro realizzati dalla casa di Maranello l'anno scorso. Qualità essenziali, che il fisico-manager dovrà dimostrare di saper trasferire a un contesto del tutto nuovo, dove l'eredità inimitabile della Ferrari si confronterà con il cambiamento in atto nel mondo dell'automobile.