Londra torna la regina della finanza d'Europa: contro-sorpasso ad Amsterdam e prova di forza post-Brexit
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA - La City torna a essere la capitale finanziaria d'Europa. A dispetto della Brexit, nel mese di giugno la piazza di Londra ha superato Amsterdam come volume di transazioni, scambiando azioni per 8 miliardi e 900 milioni di euro al giorno contro gli 8 miliardi e 800 milioni della città olandese. Il sorpasso, rivelato stamane dal Financial Times, segna un'inversione di tendenza: dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, entrata in vigore concretamente il primo gennaio scorso, infatti la borsa di Amsterdam era andata in testa, conquistando contrattazioni fino a indossare la corona di nuova regina finanziaria del continente. Ma a quanto pare è stato un cambio della guardia soltanto temporaneo.
A riportare Londra in testa, scrive il quotidiano britannico, ha contribuito l'afflusso delle contrattazioni svizzere, reintrodotte come conseguenza del divorzio dalla Ue. Quando la Brexit è diventata realtà sei mesi or sono, le istit…
LONDRA - La City torna a essere la capitale finanziaria d'Europa. A dispetto della Brexit, nel mese di giugno la piazza di Londra ha superato Amsterdam come volume di transazioni, scambiando azioni per 8 miliardi e 900 milioni di euro al giorno contro gli 8 miliardi e 800 milioni della città olandese. Il sorpasso, rivelato stamane dal Financial Times, segna un'inversione di tendenza: dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, entrata in vigore concretamente il primo gennaio scorso, infatti la borsa di Amsterdam era andata in testa, conquistando contrattazioni fino a indossare la corona di nuova regina finanziaria del continente. Ma a quanto pare è stato un cambio della guardia soltanto temporaneo.
A riportare Londra in testa, scrive il quotidiano britannico, ha contribuito l'afflusso delle contrattazioni svizzere, reintrodotte come conseguenza del divorzio dalla Ue. Quando la Brexit è diventata realtà sei mesi or sono, le istituzioni europee non hanno più potuto usare la City per le proprie operazioni finanziarie e gran parte di quelle contrattazioni si sono trasferite ad Amsterdam. Lasciando il mercato comune, la capitale britannica ha così perso 6 miliardi e mezzo di euro di contrattazioni dalla sera alla mattina. Ma da allora Londra ha gradualmente recuperato clienti. E in giugno, per la prima volta nell'era post-Brexit vera e propria, è tornata la numero uno d'Europa. Il mercato azionario europeo vale 40 miliardi di euro al giorno: Londra da sola ne amministra quasi un quarto. Nei primi sei mesi dell'anno è stata la piazza più ricca al di fuori degli Stati Uniti e della Cina, superando Amsterdam, Francoforte e Parigi, con il più alto livello di attività dal 2014.
È un'iniezione di fiducia per la City, di cui alcuni analisti pronosticavano il declino a causa della Brexit. E potrebbe essere solo l'inizio. Una serie di cambiamenti delle normative finanziarie progettati dal cancelliere dello Scacchiere (come si chiama qui il ministro del Tesoro) Rishi Sunak mirano a renderla ancora più competitiva, rilassando le regole che esistevano fintanto che la Gran Bretagna apparteneva alla Ue. L'obiettivo sembra quello di trasformare Londra in una Singapore-sul-Tamigi, una sorta di paradiso fiscale e isola ultraliberista alle porte dell'Europa: lo scenario originariamente più temuto da Bruxelles.
Che questo si realizzi o meno, il ritorno al comando della City si somma al recente annuncio di un investimento da 1 miliardo di sterline della Nissan per costruire auto elettriche nel proprio stabilimento di Sunderland, nel nord-est dell'Inghilterra, una fabbrica di cui l'azienda giapponese minacciava la chiusura all'epoca del referendum sulla Brexit, temendo conseguenze dannose dall'uscita dalla Ue visto che gran parte delle vetture prodotte in loco sono destinate all'esportazione nel continente. Smentendo le cassandre, ora appare invece possibile che il Regno Unito non pagherà un grave prezzo economico per la Brexit: particolarmente in certi settori, potrebbe addirittura trarne vantaggio. Resta tuttavia l'incognita del prezzo politico, con la richiesta di indipendenza della Scozia e la crescente tensione in Irlanda del Nord.