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Evergrande, l'allarme del governo cinese agli enti locali: preparatevi a una possibile tempesta

(reuters)
Secondo quanto riporta il "Wsj" Pechino avrebbe chiesto di mettere in preventivo un possibile intervento in extremis. Ma il colosso balza in Borsa (+17,62%) dopo aver pagato la cedola su un bond domestico. Il secondo azionista del gruppo si prepara a uscire dall'azionariato, mentre crescono i timori di un contagio
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MILANO -  Per Evergrande è stato il giorno del rimbalzo più forte da tempo (+17,62%) e nello stesso tempo il momento dell’allarme più intenso: il governo cinese, secondo quanto riportato dal Wsj, ha allertato le autorità degli enti locali di preparasi a una “possibile tempesta” in caso di default del gigante immobiliare cinese, il secondo del paese, oberato da una montagna di debiti superiore ai 300 miliardi di dollari. Pechino ha chiesto di mettere in preventivo un possibile intervento solo in extremis e nel caso divenga chiaro che Evergrande non è in grado di pilotare un’uscita ordinata dalla crisi.

Ai governi locali sarebbe stato chiesto inoltre di riunire team di commercialisti ed esperti legali per esaminare le finanze relative alle operazioni di Evergrande nelle rispettive regioni e di avviare discussioni con gruppi immobiliari interessati a rilevare progetti lasciati incompiuti (oltre un milione di persone ha gi&a…

MILANO -  Per Evergrande è stato il giorno del rimbalzo più forte da tempo (+17,62%) e nello stesso tempo il momento dell’allarme più intenso: il governo cinese, secondo quanto riportato dal Wsj, ha allertato le autorità degli enti locali di preparasi a una “possibile tempesta” in caso di default del gigante immobiliare cinese, il secondo del paese, oberato da una montagna di debiti superiore ai 300 miliardi di dollari. Pechino ha chiesto di mettere in preventivo un possibile intervento solo in extremis e nel caso divenga chiaro che Evergrande non è in grado di pilotare un’uscita ordinata dalla crisi.

Ai governi locali sarebbe stato chiesto inoltre di riunire team di commercialisti ed esperti legali per esaminare le finanze relative alle operazioni di Evergrande nelle rispettive regioni e di avviare discussioni con gruppi immobiliari interessati a rilevare progetti lasciati incompiuti (oltre un milione di persone ha già pagato la casa ma non ne è entrato in possesso).

Il classico caso di bicchiere mezzo pieno e, di conseguenza, mezzo vuoto: le ragioni del rialzo in Borsa, infatti, sono sostanzialmente legate al fatto che Evergrande ha pagato la cedola - da circa 38 milioni di dollari - su un bond domestico, espresso in yuan; elemento accompagnato da una nota del presidente del gruppo, Hui Ka Yan, noto anche come Xu Jiayin, che ha ribadito come «la priorità è aiutare gli investitori a riscattare i loro prodotti», aggiungendo che «l’azienda cercherà di riprendere il lavoro e la produzione».

Eppure, soprattutto a livello internazionale, si moltiplicano i motivi di inquietudine: sempre ieri a esempio scadeva una cedola su un prestito in dollari, da 83 milioni, che non risulta pagata e su cui il gruppo non ha dato indicazioni. Prima di parlare di evento di default bisognerà aspettare 30 giorni (il cosiddetto grace period) ma intanto la prossima settimana scadrà un’altra cedola, da quasi 45 milioni e l’anno prossimo scadono bond per 7,5 miliardi di dollari. Per questo, un po’ alla spicciolata, sui mercati si sta diffondendo la paura di un potenziale contagio. Già ora c’è stato un forte rialzo dei rendimenti nello obbligazioni asiatiche High Yield (ad alto rendimento) denominate in dollari, passato da meno di 7 al 12%; non è detto che tutto l’effetto sia da attribuire a Evergrande, ma la forte accelerazione da agosto in poi è significativa mentre le quotazioni dei bond Evergrande in dollari si aggirano sui 25 punti base, un livello tipico dei crediti da ristrutturare.

Gli stessi grandi azionisti sta girando le spalle all’ex colosso: Chinese Estates Holdings, secondo azionista del gruppo, per ora ha venduto una piccola quota, pari allo 0,8%, ma ha dichiarato di essere disponibile a vendere fino all’intera quota quota, pari al 5,66%, preparandosi a sopportare una perdita stimata in 1,22 miliardi di dollari. La disposizione è valida per un anno a far data da adesso.

A questo punto, molto dipenderà dall’atteggiamento delle autorità di Pechino: è difficile pensare che le difficoltà finanziarie del gruppo, diventate esplosive per il forte indebitamento (che a dire il vero caratterizza in Cina tutto il settore immobiliare) possano risolversi in un contesto finanziario di mercato. Dunque la scommessa è: Pechino farà deteriorare la situazione fino a un momento prima della catastrofe, per non alimentare comportamenti troppo spregiudicati, ma poi interverrà, sterilizzando i rischi di contagio, magari con uno spezzatino di Evergrande e con iniezioni di liquidità al sistema (che ha già cominciato a fare)? O si ripeterà lo schema Lehman, il più temuto anche in ambito internazionale, con un effetto-contagio inevitabile? Tutto sommato, almeno fino a questo momento, molti osservatori ritengono che il partito cinese non voglia presentarsi all'appuntamento del Congresso annuale, nel 2022, con una crisi finanziaria di difficile gestione. Ma nulla può essere escluso, in questa fase.