MILANO - "I tassi di interesse inevitabilmente cresceranno, prima quelli di mercato che quelli della Bce". Lo ha affermato il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, intervenendo oggi al Consiglio nazionale della Fabi. Un appuntamento, quello del sindacato autonomo dei bancari, al quale ha preso parte buona parte della finanza nazionale.
Patuelli ha tratteggiato il quadro del settore spiegando che "i risultati del 2021 oggi appaiono migliori di quelli del 2022". L'effetto è dovuto alla presenza di moratorie e prestiti garantiti, che dal primo gennaio si concludono (nel primo caso) o vanno i decalage (nel secondo) e "quindi affioreranno di più le partite deteriorate, ma non siamo al 2015. Tanto lavoro è stato fatto, di smaltimento del passato ma anche di prevenzione e di qualificazione, il settore bancario è cresciuto in qualità". Secondo Patuelli "ci sono pericoli da sventare, e non ci sono risultati certi, ma di possibilità di essere valutati meglio penso ce ne siano diverse".
Di rischi e credito ha parlato anche l'ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, per il quale il derisking sarà "una componente importante" del futuro piano strategico della banca che sarà presentato a febbraio. "I gruppi bancari hanno bisogno di ridurre al minimo i rischi dell'attività e a questo stiamo lavorando - ha spiegato - la riduzione del portafoglio di Npl in modo da poter diventare una delle migliori banche d'Europa. E' importante saper fronteggiare eventuali future dinamiche, anche se non sono convinto che la trasformazione delle moratorie in Npl sia così realistico". Da Messina anche una battuta sul suo futuro, stimolato sulla possibilità di vederlo in politica: "Io mi vedo svolgere il ruolo di amministratore delegato ancora per molti anni, almeno finché le persone della banca mi riterranno il loro punto di riferimento" e "gli azionisti mi sceglieranno come capo azienda".
Tornando a Patuelli, il numero uno dell'associazione delle banche ha ragionato anche delle fusioni e acquisizioni che sono solitamente richieste al mercato italiano in modo da dare vita a banche più solide. "Oggi c'è bisogno di una normativa identica in tutta Europa, per permettere non solo acquisizioni, ma anche fusioni alla pari", ha detto durante i lavori del 126° Consiglio nazionale Fabi. "La continuità viene descritta sia in campagna elettorale sia che in fase di formazione del governo più per ragioni di consenso che per convinzione profonda. Vedo una Germania che si interroga, e una Francia molto più dinamica negli ultimi quattro anni. L'Europa senza più la Gran Bretagna ha innestato una capacità decisionale molto più efficace e più veloce. Eravamo assolutamente paralizzati da una guerra di trincea in cui le banche italiane sono state vittime, dopo l'entrata in vigore dell'unione bancaria", ha aggiunto Patuelli.
Di prospettive singole e di sistema ha parlato anche l'ad di Unicredit, Andrea Orcel: "L'Europa avrà bisogno di banche europee, noi siamo quella che si avvicina maggiormente, siamo più federali e multieuropei di altri. Se in futuro Unicredit avrà fatto bene il suo lavoro, tra 5 anni saremo in posizione di crescere maggiormente all'estero, per il momento siao focalizzati sull'Italia", ha detto. "Oggi si guarda più favorevolmente a banche monopaese, secondo noi c'è un modello alternativo come il nostro, con una forte base italiana ma proiettata all'estero. L'Italia oggi è il 40% di Unicredit, è il mercato più importante, ma siamo già paneuropei. Vogliamo avere un grado di integrazione che porti la banca a essere un vero gruppo che può operare insieme, la tecnologia sta evolvendosi e permette di farlo, 5-10 anni fa era impossibile". Quanto a una possibile operazione con Banco Bpm, a domanda ha risposto: "Tutto è possibile, niente è possibile ma per noi la priorità è portare a casa il piano".
Sul tema del consolidamento "esclusa Intesa Sanpaolo, dal secondo al sesto siamo siamo tutti in ballo", ha detto sul punto il ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna. Castagna ha ricordato di aver "detto più volte" dell'interesse a creare "un polo importante con banche delle nostre dimensioni". Tra gli istituti al centro dei piani di aggregazione, dopo le mancate nozze con Unicredit, cìè Mps. "L'aggiornamento del piano industriale" che dovrà essere sottoposto al Mef per discutere con l'Europa "dovrebbe essere piuttosto breve, è un lavoro che stiamo facendo molto intensamente", ha detto il ceo del Monte Guido Bastianini. "Per quanto riguarda il numero degli esuberi, aspettiamo di concludere il piano, questo vale per l'aumento di capitale, per l'eventuale fondi esuberi, per l'eventuale cessione di npl", ha aggiunto Bastianini. Quanto ai partner industriali, come Axa, "è troppo presto per poter dire se saranno anche azionisti".
"Bper farà operazioni se e solo se troverà una convenienza economica piuttosto che per un aspetto dimensionale, o di chiaro impatto mediatico ma magari non alla condizioni corrette - ha detto invece il ceo di Unipol, Carlo Cimbri - Dubito che Bper presenterà mai un progetto che non abbia un solido interesse economico per Bper e i suoi azionisti". "La crescita non può essere fine a se stessa e neanche per perseguire obiettivi di terzo, quarto polo, che piacciono nella rappresentazione dei media. Ogni realtà - ha aggiunto - deve fare i conti per la dimensione giusta per competere sui mercati in cui vuole focalizzarsi e per poter fare investimenti adeguati per competere sui mercati". "Bper è una banca domestica, con una dimensione nazionale" e da quando Unipol è azionista la sua dimensione "è più che raddoppiata", passando da 60 a 130 miliardi di attivi.
A fare gli onori di casa era stato inizialmente il segretario Fabi, Lando Maria Sileoni, che nel suo discorso introduttivo ha annunciato: "Da oggi in poi renderò pubblica, ogni anno, una speciale classifica, la classifica della generosità, pubblicizzando nomi delle banche e gli importi che utilizzeranno a favore della povertà, per sconfiggere la povertà e quanto realmente si prodigheranno per le iniziative di beneficenza, di ricerca, di volontariato, di assistenza alle persone più deboli".
Quanto al sistema bancario, ha detto che "il problema da risolvere immediatamente è Genova e nel medio termine penso che sarà risolto. Secondo, finché non si chiude Mps non nasce il terzo gruppo bancario e ci vorranno da 12 a 24 mesi" a seconda di quanto accorderà la Ue. "Terzo, succederà qualcosa fra qualche ora alla popolare di Bari", ha aggiunto Sileoni, invitando i giornalisti a chiedere più tardi ai vertici della Banca e di Mcc, che interverranno al Convegno della Fabi. Quindi "la priorità a Carige, vediamo cosa succede a Mps e poi ripartiranno le aggregazioni con il terzo polo".