Kunze-Concewitz: il cocktail Campari a casa anche dopo la pandemia
di Vittoria Puledda , di Vittoria PuleddaMILANO - Non perde smalto il rosso Campari. Anche con la pandemia, scommessa non banale per un gruppo che - in alcuni paesi tra cui l'Italia - aveva tradizionalmente un consumo di prodotti e in particolare di cocktail pari al 70% nei luoghi pubblici (bar e ristoranti) e solo per una parte residuale in casa. In un'intervista al Financial Times l'amministratore delegato del gruppo, Bob Kunze-Concewitz, ha spiegato che i lunghi mesi di lockdown invece hanno spinto i consumatori ad avvicinarsi al "fai da te" anche per le bibite.
La stessa Campari ha cavalcato ovviamente il fenomeno, preparando tutorial sulla corretta preparazione dei cocktail già nei piani di comunicazione del 2020, allo scoppio della pandemia. E come spesso avviene, le nuove abitudini in qualche misura si radicano nella quotidianità. Tanto che ora l'ad del gruppo ritiene che anche quando l'emergenza sanitaria sarà superata non si ritornerà alle percentuali di consumi fuori casa registrati in precedenza: il cocktail domestico, insomma, resterà una consuetudine.
Tuttavia, il bere in compagnia all'aperto resta il volano maggiore: se nel 2020 la contrazione del fatturato è stata contenuta al 4,1% su base organica, proprio grazie alle strategie di avvicinamento del consumatore al drink casalingo, le riaperture hanno certo dato nuovo impulso anche ai conti: nei primi nove mesi del 2021 la crescita del giro d'affari è stata pari al 27% (per un gruppo che vale circa 15 miliardi). E probabilmente anche l'ingresso di Campari nel sito di vendite online di vini e spirits di alta gamma Tannico, salita dall'iniziale 49% a circa il 60, rientra nella stessa logica di irrobustire i consumi domestici. Strategia che ad esempio non serve per gli Stati Uniti o la Germania, dove i consumi sono tradizionalmente di gran lunga prevalenti in casa rispetto al bar e al ristorante.
Anche in Borsa Campari non ha mai smesso di correre. Nel 2021 il gruppo, controllato dalla famiglia Garavoglia, ha registrato una performance del 44% contro una crescita del Ftse Mib di circa il 24%. E commentando il controllo familiare sul gruppo, al listino dal 2001, Kunze-Concewitz ha ricordato che questa presenza consente a Campari di avere una "visione a lungo termine" e di costruire gradualmente i suoi marchi. Che, oltre a Campari medesima, sono anche Aperol, Wild Turkey whiskey, Skyy vodka e Grand Marnier, oltre all'analcolico Crodino.