Tim, tutti in fila per lo scorporo. Ecco i fondi interessati allo scorporo dell'ex monopolista delle tlc
di Sara Bennewitz , di Sara BennewitzMILANO - Tra voci e smentite si allunga la fila dei potenziali interessati a investire in Telecom Italia o in parte delle sue attività. In vista della separazione dell’attività dei servizi (serviceCo) da quella della rete (Netco), il gruppo guidato da Pietro Labriola, sarebbe stato avvicinato formalmente e informalmente da diversi advisor per conto di altrettanti fondi infrastrutturali o di private equity.
Sulla Netco di sicuro è attesa una partecipazione sia di Kkr che di Macquarie, soci rispettivamente della società della rete secondaria di Tim (con il 37,5% di Fibercop), e della rivale Open Fiber (40% il fondo australiano e 60% Cdp). Altri importanti fondi delle infrastrutture come Gip Capital, o la svedese Eqt, avrebbero fatto ricognizioni informali con Tim e con Cdp, a cui spetterà probabilmente l’ultima parola dato che l’ente controllato dal Tesoro dovrebbe fare da pivot tra gli investitori nell’infrastruttura di …
MILANO - Tra voci e smentite si allunga la fila dei potenziali interessati a investire in Telecom Italia o in parte delle sue attività. In vista della separazione dell’attività dei servizi (serviceCo) da quella della rete (Netco), il gruppo guidato da Pietro Labriola, sarebbe stato avvicinato formalmente e informalmente da diversi advisor per conto di altrettanti fondi infrastrutturali o di private equity.
Sulla Netco di sicuro è attesa una partecipazione sia di Kkr che di Macquarie, soci rispettivamente della società della rete secondaria di Tim (con il 37,5% di Fibercop), e della rivale Open Fiber (40% il fondo australiano e 60% Cdp). Altri importanti fondi delle infrastrutture come Gip Capital, o la svedese Eqt, avrebbero fatto ricognizioni informali con Tim e con Cdp, a cui spetterà probabilmente l’ultima parola dato che l’ente controllato dal Tesoro dovrebbe fare da pivot tra gli investitori nell’infrastruttura di rete, ed quindi è ragionevole pensare che voglia scegliersi anche i compagni di viaggio.
Detto questo, come già successo con la vendita di Aspi, l’operazione dovrà essere trasparente e di mercato, dato che Cdp è in una posizione di potenziale conflitto d’interesse in quanto è azionista di Tim (9,9% del capitale), ma anche di Open Fiber (60%), le due reti che stanno studiando la possibilità di convolare a nozze: Tim e Cdp dovrebbero, infatti, firmare un memorandum of understanding entro fine mese.
Per quanto riguarda la ServiceCo, il primo e l’unico ad aver fatto arrivare a Labriola un offerta non vincolante è il fondo Cvc, che ha manifestato l’interesse a rilevare il 49% della società dei grandi clienti (TopCo), ovvero quella che racchiude Noovle, Telsy e Olivetti, formulando una valutazione di 6 miliardi di euro, passibile di trattativa. Tim ritiene che il prezzo offerto da Cvc sia troppo basso, anche alla luce di altri potenziali candidati che potrebbero a breve mettere sul tavolo nuove offerte vincolanti, ma che ancora non si sono palesati. In prima fila, in proposito, c’è il fondo Apax, molto attivo nelle infrastrutture telefoniche, ma anche Apollo starebbe sondando il terreno.
Per quanto riguarda la società dei servizi di telefonia fissi e mobili, al momento in Telecom non si sono palesati ancora potenziali compratori, né la società pare a caccia di partner. Sul mercato sono circolate voci di un potenziale interessamento di Iliad: interpellato, il gruppo francese in proposito si è trincerato dietro un "no comment". Iliad solo due mesi fa, proprio insieme ad Apax, aveva fatto arrivare una manifestazione d’interesse non vincolante per rilevare le attività dei servizi di telefonia di Vodafone Italia, ma il colosso Uk – nonostante un prezzo di 11,2 miliardi di euro - aveva giudicato che l’offerta non era nell’interesse dei suoi azionisti. A domanda Tim, invece, ha risposto di non aver ricevuto nessuna avance da Iliad, mentre un portavoce di Vivendi - colosso francese che è il primo azionista del gruppo italiano con il 23,9% - ha fatto sapere di non aver avuto nessun contatto con la società fondata da Xavier Niel, circa un possibile interessamento per i servizi di Telecom.
Gli analisti ritengono che il quarto operatore tricolore stia sondando tutte le opzioni possibili, ma che la sua prima scelta resti Vodafone. Infatti, mettere insieme le forze tra Iliad e Vodafone (che è scivolato in terza posizione per ricavi, ma con un alta qualità della rete mobile) non solo sarebbe più facile da far digerire all’Antitrust tricolore ed europeo, ma aprirebbe anche le porte alla realizzazione di maggiori sinergie, anche in vista del lancio dei servizi 5G. Intanto, però, Iliad va avanti con Wind3 e a breve dovrebbe annunciare un accordo di joint venture fifty-fifty per condividere 7mila siti della rete mobile.