Dufry studia un'offerta su Autogrill, i Benetton resterebbero primo socio
di Sara Bennewitz , di Sara BennewitzMILANO - Edizione “straordinaria”: dopo un’Opa da 12,8 miliardi di euro su Atlantia, passata la Pasqua starebbe per arrivare un’Ops (offerta pubblica di scambio) da 2,8 miliardi su Autogrill. La famiglia Benetton, che insieme a Crt e Blackstone in queste ore sta mettendo a punto un’offerta per ritirare il colosso delle infrastrutture dal mercato, starebbe studiando insieme all’elvetica Dufry un possibile matrimonio per la controllata della ristorazione da cui nascerebbe il leader europeo del settore, con una forte presenza negli scali Usa.
Di un matrimonio tra Autogrill e Dufry si parla da mesi. A comprare sarebbero gli svizzeri, con un’operazione carta contro carta in cui Edizione diventerebbe il primo azionista di riferimento (in cambio del suo 50,1% di Autogrill avrebbe circa il 20% del nuovo gruppo) e in quanto tale avrebbe anche importanti diritti di governance. Resta inteso che il nuovo colosso sarebbe guidato dall’attuale ad di D…
MILANO - Edizione “straordinaria”: dopo un’Opa da 12,8 miliardi di euro su Atlantia, passata la Pasqua starebbe per arrivare un’Ops (offerta pubblica di scambio) da 2,8 miliardi su Autogrill. La famiglia Benetton, che insieme a Crt e Blackstone in queste ore sta mettendo a punto un’offerta per ritirare il colosso delle infrastrutture dal mercato, starebbe studiando insieme all’elvetica Dufry un possibile matrimonio per la controllata della ristorazione da cui nascerebbe il leader europeo del settore, con una forte presenza negli scali Usa.
Di un matrimonio tra Autogrill e Dufry si parla da mesi. A comprare sarebbero gli svizzeri, con un’operazione carta contro carta in cui Edizione diventerebbe il primo azionista di riferimento (in cambio del suo 50,1% di Autogrill avrebbe circa il 20% del nuovo gruppo) e in quanto tale avrebbe anche importanti diritti di governance. Resta inteso che il nuovo colosso sarebbe guidato dall’attuale ad di Dufry Xavier Rossinyol, che ha assunto le deleghe a febbraio, ma altri manager di rilievo verrebbero scelti tra le file degli italiani. Per trovare una quadratura del cerchio tra concambio e governance, Dufry si sarebbe rivolta ai suoi advisor storici, Ubs e Credit Suisse, mentre Edizione insieme a Autogrill si avvarrebbe di Citigroup e Mediobanca.
In realtà Dufry per i Benetton è una vecchia conoscenza. Nel 2010 un altro corso di Edizione cedette al gruppo elvetico il controllo di World Duty free, all’epoca braccio commerciale di Autogrill nato dall’acquisizione della spagnola Aldeasa e appunto della britannica World duty free. Ai tempi la famiglia Benetton decise di separare le due attività - la ristorazione e i punti vendita commerciali - che in comune avevano il fatto di gestire bisogni diversi dei passeggeri in viaggio, e di tenere il 50,1% della storica azienda tricolore. Oggi per certi versi sposare Autogrill con Dufry sarebbe un ritorno all’antico, ma in questi 12 anni molte cose sono cambiate: il Covid ha messo a dura prova tutte le attività negli aeroporti, perché la gente si è spostata di meno però negli ultimi tempi i negozi di profumi e di oggettistica hanno tassi di crescita maggiori della ristorazione in viaggio.
Autogrill arriva all’appuntamento con Dufry con un bilancio solido e una ritrovata redditività. Nel 2021 il gruppo guidato da Gianmario Tondato ha perfezionato con successo un aumento di capitale da 600 milioni e ha generato 120 milioni di cassa, un unicum nella ristorazione mondiale. Sulle voci di un interesse di Dufry, Autogrill ha precisato che «il gruppo è interessato a valutare diverse opportunità strategiche e a tal fine intrattiene interlocuzioni anche con operatori del settore nell’obiettivo prioritario della promozione dello sviluppo di Autogrill e della creazione di valore per tutti gli stakeholder».
Per gli analisti il matrimonio tra Dufry e Autogrill s’ha da fare, perché generebbe importanti sinergie sia sui costi che sui ricavi. Negli Usa l’unione dei ristoranti di Hms Host con i convenience store (una sorta di mini-market) di Hudson creerebbe un gruppo da circa 5 miliardi di dollari di ricavi, con forti risparmi sulla logistica e la possibilità di aumentare le vendite ampliando l’offerta dei rispettivi punti vendita.
Dufry è poi più diversificata di Autogrill (con 2.300 punti vendita in 64 Paesi, tra cui Cina, India e Australia), e potrebbe aiutare la società italiana a penetrare nuovi mercati. Infine insieme i due gruppi avrebbero più potenza di fuoco per future acquisizioni, tra cui le attività dei duty free di Lagardere - che è sotto Opa da parte di Vivendi - e a tendere potrebbe mettere in vendita la controllata Aelia. In attesa dell’ufficialità il mercato ieri ha festeggiato entrambi i titoli: Autogrill è salita del 12,3 % per una capitalizzazione di 2,83 miliardi di euro, mentre Dufry è salita dell’1,6% a 3,74 miliardi franchi (3,65 miliardi di euro).