Unicredit-Commerzbank: prove di fusione. Ma la guerra in Ucraina ha bloccato tutto
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - La guerra in Ucraina potrebbe aver spazzato via la fusione dell'anno, quella tra la tedesca Commerzbank e l'italiana Unicredit. Tre fonti interpellate dal Financial Times raccontano che all'inizio di quest'anno l'amministratore delegato della seconda banca italiana, Andrea Orcel, avrebbe programmato colloqui con il suo omologo della seconda maggiore banca tedesca, Manfred Knopf, per un'eventuale convergenza tra la controllata Hypovereinsbank e il colosso tedesco. Ma l'invasione dell'Ucraina avrebbe costretto Orcel a mettere la testa sugli affari russi, spazzando via un'operazione ideale, secondo molti analisti. Il merger avrebbe potuto rimettere in moto la foresta pietrificata del settore creditizio europeo, dopo un decennio di dolorosi consolidamenti dei bilanci imposti dalle maglie più strette delle autorità di vigilanza e dai rendimenti al lumicino.
Sull'onda della crisi finanziaria globale, Commerzbank era stata salv…
BERLINO - La guerra in Ucraina potrebbe aver spazzato via la fusione dell'anno, quella tra la tedesca Commerzbank e l'italiana Unicredit. Tre fonti interpellate dal Financial Times raccontano che all'inizio di quest'anno l'amministratore delegato della seconda banca italiana, Andrea Orcel, avrebbe programmato colloqui con il suo omologo della seconda maggiore banca tedesca, Manfred Knopf, per un'eventuale convergenza tra la controllata Hypovereinsbank e il colosso tedesco. Ma l'invasione dell'Ucraina avrebbe costretto Orcel a mettere la testa sugli affari russi, spazzando via un'operazione ideale, secondo molti analisti. Il merger avrebbe potuto rimettere in moto la foresta pietrificata del settore creditizio europeo, dopo un decennio di dolorosi consolidamenti dei bilanci imposti dalle maglie più strette delle autorità di vigilanza e dai rendimenti al lumicino.
Sull'onda della crisi finanziaria globale, Commerzbank era stata salvata dieci anni fa dal fallimento dal governo Merkel che ne aveva rilevato una quota del 15%. E per i tedeschi la fuga di Unicredit è l'ennesima sinergia sfumata in pochi anni. Nel 2019 fu la Deutsche Bank a tentare il colpaccio della conquista di Commerz, ma la fusione tra le prime due banche tedesche fu sventata dai dubbi di alcuni top manager sulla convenienza dell'operazione. Già allora erano circolate anche voci su un possibile interesse di Unicredit.
I due colossi bancari non commentano l'indiscrezione del quotidiano britannico. Orcel, tuttavia, ha appena ricordato in un'intervista a Bloomberg che "Unicredit è stata costruita con una visione e la visione è quella di essere la banca per l'Europa". Grazie alla presenza della banca milanese in 13 Paesi, è in una "posizione unica" per rafforzare la sua posizione "nel nostro perimetro", ha aggiunto. La conquista di una quota consistente di Commerz e la fusione con la controllata monacense Hypovereinsbank, avrebbero creato solo in Germania un gigante da 785 miliardi di euro di asset, 1000 filiali e 48mila dipendenti.
La prospettiva di un'era di tassi di interesse più alti aveva resto il deal più appetibile, ma l'invasione dell'Ucraina lo ha sepolto in un batter d'occhio. E non solo per le prospettive di crescita pesantemente incupite dal conflitto e dal rischio di una guerra energetica, che hanno schiacciato il titolo della banca italiana di oltre un terzo e quello di Commerz del 26%. Ma anche per la consistente esposizione di Piazza Cordusio in Russia. Nell'intervista a Bloomberg, Orcel ha puntualizzato che le opzioni di vendita in Russia "sono molto influenzate dalla prossima ondata di sanzioni, da chi saranno le nostre controparti, da quello che possiamo e non possiamo fare. Ma non dimentichiamoci che abbiamo 4000 dipendenti in Russia. E 1.500 clienti corporate". Unicredit ha già accantonato 1,3 miliardi di euro per coprirsi da eventuali perdite: nella peggiore delle ipotesi, ha comunicato all'inizio di maggio, potrebbe ritrovarsi un buco da 5,3 miliardi di euro.