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Adidas come Nike: aumentano i prodotti invenduti. E scatta l'allarme sui conti

(afp)
Anche in Europa arrivano, sempre più numerosi, i segnali di recessione. Per il gruppo di scarpe e abbigliamento sportivo, crescono le scorte in magazzino a seguito del rallentamento, da settembre, degli acquisti nei mercati occidentali. Pesano anche Cina e Russia
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MILANO - La tedesca Adidas si mette in scia alla concorrente statunitense Nike, annunciando un aumento dei prodotti invenduti. E confermando così che, anche in Europa come oltre oceano, si sta concretizzando uno dei segnali per eccellenza di rallentamento economico e recessione. Il 21 ottobre, il gruppo con sede a Herzogenaurach, cittadina della Baviera, si è trovato costretto a lanciare quel che in gergo finanziario si chiama "profit warning", ossia un allarme sui conti. Così, Adidas ha rivisto al ribasso sia le stime di margine operativo per il 2022, passate dal 7 al 4% del fatturato, sia le aspettative di utili netti (collegati alle "continuing operations", senza cioè considerare le attività in via di dismissione) da 1,3 miliardi a 500 milioni di euro, vale a dire meno della metà.

Tra i fattori ai quali viene imputato l'allarme sui conti, ricopre un ruolo di primo piano la merce invenduta, considerato uno dei princi…

MILANO - La tedesca Adidas si mette in scia alla concorrente statunitense Nike, annunciando un aumento dei prodotti invenduti. E confermando così che, anche in Europa come oltre oceano, si sta concretizzando uno dei segnali per eccellenza di rallentamento economico e recessione. Il 21 ottobre, il gruppo con sede a Herzogenaurach, cittadina della Baviera, si è trovato costretto a lanciare quel che in gergo finanziario si chiama "profit warning", ossia un allarme sui conti. Così, Adidas ha rivisto al ribasso sia le stime di margine operativo per il 2022, passate dal 7 al 4% del fatturato, sia le aspettative di utili netti (collegati alle "continuing operations", senza cioè considerare le attività in via di dismissione) da 1,3 miliardi a 500 milioni di euro, vale a dire meno della metà.

Tra i fattori ai quali viene imputato l'allarme sui conti, ricopre un ruolo di primo piano la merce invenduta, considerato uno dei principali segnali di rallentamento dell'attività economica e negli scenari più estremi di recessione. "Le nuove previsioni - spiega Adidas nella nota del 21 ottobre - prendono in considerazione un ulteriore peggioramento dei trend di traffico nella Grande Cina così come un significativo accumulo di scorte, come risultato di una minore domanda di consumi nei principali mercati occidentali dall'inizio di settembre, che dovrebbe condurre a una maggiore attività promozionale nella restante parte dell'anno".

Del resto, quest'anno, sull'ultima riga di conto economico, mette in guardia il gruppo tedesco di abbigliamento e accessori sportivi, peseranno costi non ricorrenti per 500 milioni. Tra questi, i 300 milioni già "digeriti" nell'ultimo trimestre chiuso il 30 settembre e principalmente legati all'uscita dalla Russia. L'insieme di notizie ha pesato come un macigno sull'andamento delle azioni Adidas, che hanno archiviato la giornata di Borsa del 21 ottobre con un crollo di quasi l'11 per cento. Nello stesso giorno, il gruppo ha comunque annunciato di avere realizzato nel terzo trimestre ricavi in crescita dell'11% annuo a 6,4 miliardi.

Alla fine di settembre, anche la concorrente statunitense Nike aveva fortemente risentito in Borsa dell'annuncio di un aumento del 44% su base annua delle rimanenze. Nel periodo cupo della pandemia, questi grandi gruppi si erano ritrovati spesso a dovere fronteggiare un magazzino scarso a causa dei colli di bottiglia delle catene di valore. Ma i tempi sono rapidamente cambiati. E, ora che il magazzino si è riempito, sono pochi i consumatori che domandano i prodotti. Da questo punto di vista, sarà cruciale seguire cosa accadrà nella stagione, ormai alle porte, degli acquisti natalizi.