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Unicredit, la Borsa premia i conti trimestrali. Alzati gli obiettivi per l'anno. Mps? "Concentrati su nostro piano"

Il ceo di Unicredit, Andrea Orcel (ansa)
Le azioni dell'istituto in rialzo dopo l'utile netto record a 4 miliardi nei nove mesi, Russia esclusa. Il ceo Orcel parla di una "forte performance in Italia" con ricavi in crescita del 10%
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MILANO - Le azioni di Unicredit si portano in netto rialzo a Piazza Affari dopo la pubblicazione dei conti trimestrali, che mostrano un utile netto record nei nove mesi a quota 4 miliardi (escludendo l'effetto della Russia) e segnano un miglioramento degli obiettivi per l'intero esercizio 2022, nel quale si aspettano ora profitti per 4,8 miliardi.

Segui l'azione di Unicredit in Borsa

Il ceo Andrea Orcel aveva fatto intendere che sarebbero arrivati risultati forti, anche grazie alla fase di rialzo dei tassi (con extra-profitti al sistema bancario per 10 miliardi, ha calcolato A&F) di cui stanno beneficiando le banche, e tali si sono confermati. Unicredit, anzi, straccia le previsioni degli operatori sui conti del terzo trimestre, chiusi con un utile di 1,68 miliardi di euro, il 55% più di un anno fa quando fu di poco superiore al miliardo. La stessa somma era attesa dalla media degli operatori nelle comunicazioni odierne: ma la crescita dei ricavi, pari al 9% a…

MILANO - Le azioni di Unicredit si portano in netto rialzo a Piazza Affari dopo la pubblicazione dei conti trimestrali, che mostrano un utile netto record nei nove mesi a quota 4 miliardi (escludendo l'effetto della Russia) e segnano un miglioramento degli obiettivi per l'intero esercizio 2022, nel quale si aspettano ora profitti per 4,8 miliardi.

Segui l'azione di Unicredit in Borsa

Il ceo Andrea Orcel aveva fatto intendere che sarebbero arrivati risultati forti, anche grazie alla fase di rialzo dei tassi (con extra-profitti al sistema bancario per 10 miliardi, ha calcolato A&F) di cui stanno beneficiando le banche, e tali si sono confermati. Unicredit, anzi, straccia le previsioni degli operatori sui conti del terzo trimestre, chiusi con un utile di 1,68 miliardi di euro, il 55% più di un anno fa quando fu di poco superiore al miliardo. La stessa somma era attesa dalla media degli operatori nelle comunicazioni odierne: ma la crescita dei ricavi, pari al 9% al traino del margine d’interesse (+9,8%), e dei proventi da trading (+83%) hanno portato le cifre ufficiali molto più in alto.

Il risultato, tra l’altro, comprende due voci extra negative, i 300 milioni di euro legate ai prestiti agevolati della Bce (Tltro) e altri 300 milioni di accantonamenti su crediti in bonis. Un cuscinetto che sale da 1 miliardo a 1,3 miliardi, e che secondo l’amministratore delegato Andrea Orcel “'in caso di grave recessione, evento che riteniamo improbabile, consentirà al gruppo di rispettare in larga parte gli obiettivi di distribuzione per il 2022-2024”. Il piano strategico Unicredit Unlocked prevede di “restituire agli azionisti almeno 16 miliardi entro il 2024”; e, anzi, la banca insieme ai conti di fine settembre ha aumentato le stime di utile netto 2022, passate a 4,8 miliardi.

Si tratta, come riporta un comunicato, del “settimo trimestre consecutivo di crescita record”, e dei “migliori primi nove mesi e terzo trimestre da almeno un decennio”. Oltre metà delle entrate arriva dai margini, che grazie al forte rialzo dei tassi Bce sono arrivati a 2,48 miliardi sugli attivi del gruppo, che ha al contempo aumentato il volume dei prestiti a 441 miliardi (+5%) sull’anno prima. La volatilità dei mercati ha dato una spinta al trading, quasi raddoppiato a 612 milioni; mentre la relativamente ridotta attività commissionale, legata al fatto che Unicredit non ha fabbriche prodotto ma solo accordi distributivi nel risparmio e nella bancassicurazione) ha limitato gli effetti della frenata della voce “commissioni”: calata dell’1,2% a 1,65 miliardi. Sul lato delle uscite, invece, i costi operativi sono ridotti del 3,1 per cento anno su anno.

Sul punto dell'esposizione alla Russia, confermando la strategia di derisking, Unicredit aggiorna che è stata ridotta "a costi minimi, complessivamente del 50% a circa 3,1 miliardi di euro attraverso azioni proattive e disciplinate".

Parlando alla televisione di Bloomberg degli sviluppi industriali, alla ipotesi di riaprire il dossier Mps una volta che si sarà completato l'aumento di capitale, Orcel tiene la barra dritta: "La priorità in cui si concentra l'intera organizzazione è l'esecuzione del piano". Piano che, ribadisce più volte il ceo, "sta creando miliardi di valore molto più di qualsiasi acquisizione e questo è ciò su cui continuiamo a concentrarci". Incalzato sul fronte m&a, Orcel chiarisce l'impostazione di massima: "Non saremo coinvolti in un'acquisizione che non raggiunge i nostri obiettivi".