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Credit Suisse, perdita monstre e cura da cavallo: taglierà 9mila dipendenti al 2025. Via a un aumento di capitale, i sauditi saliranno al 9,9%

(reuters)
L'istituto di Zurigo vara l'ennesima riorganizzazione per risollevarsi dopo gli scandali e le perdite. Rafforzamento patrimoniale da 4 miliardi, la Banca nazionale saudita ne inietterà una buona fetta
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LUGANO - Dopo 4 esercizi pesantemente negativi, che in 12 mesi hanno fatto perdere a Credit Suisse 5,9 miliardi di franchi, la seconda banca svizzera per importanza corre finalmente ai ripari, presentando un piano di ristrutturazione atteso da tempo. Che, tuttavia, per il momento non ha rassicurato gli azionisti, visto che, in apertura, alla borsa di Zurigo, l'azione di Credit Suisse è arrivata a perdere in doppia cifra percentuale nella mattinata sulla Borsa di Zurigo.

L'ultimo scossone, quasi un colpo da KO, gliel'ha dato il terzo trimestre dell'anno, chiusosi con una perdita di 4 miliardi di franchi. "Il trimestre e più in generale il 2022- ha tentato di indorare la pillola il ceo Ulrick Körner- sono stati fortemente influenzati dalle continue turbolenze del mercato e dalle difficili condizioni macroeconomiche, che hanno determinato una performance più debole, in particolare per l'Investment banking". Il numero uno di Credit …

LUGANO - Dopo 4 esercizi pesantemente negativi, che in 12 mesi hanno fatto perdere a Credit Suisse 5,9 miliardi di franchi, la seconda banca svizzera per importanza corre finalmente ai ripari, presentando un piano di ristrutturazione atteso da tempo. Che, tuttavia, per il momento non ha rassicurato gli azionisti, visto che, in apertura, alla borsa di Zurigo, l'azione di Credit Suisse è arrivata a perdere in doppia cifra percentuale nella mattinata sulla Borsa di Zurigo.

L'ultimo scossone, quasi un colpo da KO, gliel'ha dato il terzo trimestre dell'anno, chiusosi con una perdita di 4 miliardi di franchi. "Il trimestre e più in generale il 2022- ha tentato di indorare la pillola il ceo Ulrick Körner- sono stati fortemente influenzati dalle continue turbolenze del mercato e dalle difficili condizioni macroeconomiche, che hanno determinato una performance più debole, in particolare per l'Investment banking". Il numero uno di Credit Suisse ha, quindi, ammesso che "la nostra recente performance a livello di gruppo è stata deludente".

Per raddrizzare una barca che, ormai, da troppo tempo, sta facendo acqua, i vertici dell'istituto hanno individuato una cura da cavallo che, da subito, andrà a colpire il personale, con 2700 impieghi che salteranno immediatamente. Entro la fine del 2025 i posti di lavoro in meno saranno 9000. Credit Suisse passerà, infatti, a 43 mila dipendenti. Oggi sono 52 mila.

La cura da cavallo non toccherà, però, solo i dipendenti della banca. "A partire da oggi- ha reso noto il ceo Körner -stiamo compiendo una serie di passi decisivi per rifocalizzare Credit Suisse sulle esigenze dei nostri clienti e dei nostri azionisti. Il nostro nuovo modello integrato si concentrerà su Wealth Management, Swiss Banking e Asset Management, e ristruttureremo radicalmente Investment Banking, rafforzando la nostra base di capitale e accelerando il ritmo di crescita". Già, l'Investment Banking, l'anello considerato più debole della banca, anche a causa delle perdite miliardarie subite con il fondo statunitense Archegos e con quello anglo-australiano Greensill. Due operazioni che hanno contribuito a minare la fiducia di molti clienti in Credit Suisse. Non a caso, anche a causa di voci incontrollate, circolate nelle ultime settimane, che davano l'istituto di Paradeplatz a Zurigo addirittura sull'orlo della bancarotta, c'è stato un esodo soprattutto verso le banche cantonali, in particolare verso la Zürcker Kantonalbank, talmente sommersa da richieste di aperture di nuovi conti da stabilire delle vere e proprie liste d'attesa per chi intendeva lasciare Credit Suisse.

Infine, per risalire la china la direzione di Credit Suisse, oltre a liberarsi con effetto immediato del direttore dell'investment banking, Christian Meissner prevede un aumento di capitale di 4 miliardi di franchi. "Il che ha indotto diversi azionisti a vendere, temendo una quantomeno temporanea perdita del valore del titolo", spiega a Repubblica Giovanni Barone Adesi, professore di Finanza all'Università della Svizzera Italiana di Lugano. Secondo lei Credit Suisse è, a questo punto, a rischio di fallimento? "No, perché come già avvenuto nel 2008 con Ubs, la Confederazione appellandosi al principio del toop big to fail, interverrebbe con un salvataggio. Sono inoltre rassicurato dalla presenza, ai vertici di Credit Suisse, di Ulrick Körner, che contribuì al salvataggio di Ubs".

Certo, in futuro Credit Suisse, volendo sopravvivere, prevede una diversa distribuzione nell'azionariato, nel quale avrà voce in capitolo la Banca Nazionale Saudita, con un'iniezione di capitali di 1,9 miliardi di dollari. Come rileva l'autorevole quotidiano economico Handelszeitung "l'orgogliosa banca commerciale di Zurigo si è trasformata in un gestore patrimoniale globale con proprietari principali in Medio Oriente". "C'è stato un precedente con Ubs, quando entrò il fondo sovrano di Singapore", ricorda a Repubblica il professore universitario di diritto bancario Paolo Bernasconi. "Tornando a Credit Suisse rilevo un aspetto geopolitico nuovo per la Svizzera, quello della dipendenza economica e, quindi politica, rispetto a quelle nazioni con un regime autocratico. Il governo svizzero, di recente, ha messo in circolazione un progetto di legge relativo a investimenti in settori strategici della Confederazione, da parte di entità statali o parastatali. Nel progetto si menziona esplicitamente il regime dittatoriale cinese. Se questa legge fosse già in vigore, prima dell'ingresso dei capitali medioorientali bisognerebbe attendere il parere del Governo". Ma non è detto che, già ora, l'ingresso dei sauditi nella seconda banca svizzera per importanza, finisca per sollevare un putiferio negli ambienti liberal svizzeri.