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Tim, nuovo ribaltone in cda. De Puyfontaine (Vivendi) si è dimesso

Il ceo di Vivendi nel cda di Tim, De Puyfontaine 
Il primo socio della compagnia Tlc, in attesa di una soluzione sulla rete unica, punta a liberarsi le mani e a sostituire il presidente Rossi con Sarmi. Per i francesi finora la campagna in Telecom ha portato una perdita potenziale da 3 miliardi
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MILANO - Arnaud de Puyfontaine, amministratore delegato di Vivendi, e in quanto tale consigliere di Telecom Italia dal dicembre 2015, ha rassegnato le sue dimissioni dal cda dell'ex monopolista tricolore della telefonia, di cui il colosso francese è il primo azionista con il 23,8% del capitale. Le dimissioni "con effetto immediato" sono state confermate da  una nota di Tim in cui Vivendi, precisa di aver intrapreso "una fase di dialogo costruttivo fra i principali azionisti di Tim e le istituzioni sotto la guida del nuovo Governo". L' ad di Vivendi si dedicherà a "ristabilire per Tim un percorso di crescita e ad assicurare che il valore del gruppo e della rete , nella sua unicità, siano completamente riconosciuti",

Una questione di cui si discuterà al consiglio in agenda per mercoledì 18 gennaio, dove si dovrà si parlerà di tante cose tra cui del futuro piano industriale di Tim da presentare a…

MILANO - Arnaud de Puyfontaine, amministratore delegato di Vivendi, e in quanto tale consigliere di Telecom Italia dal dicembre 2015, ha rassegnato le sue dimissioni dal cda dell'ex monopolista tricolore della telefonia, di cui il colosso francese è il primo azionista con il 23,8% del capitale. Le dimissioni "con effetto immediato" sono state confermate da  una nota di Tim in cui Vivendi, precisa di aver intrapreso "una fase di dialogo costruttivo fra i principali azionisti di Tim e le istituzioni sotto la guida del nuovo Governo". L' ad di Vivendi si dedicherà a "ristabilire per Tim un percorso di crescita e ad assicurare che il valore del gruppo e della rete , nella sua unicità, siano completamente riconosciuti",

Una questione di cui si discuterà al consiglio in agenda per mercoledì 18 gennaio, dove si dovrà si parlerà di tante cose tra cui del futuro piano industriale di Tim da presentare alla comunità finanziaria il prossimo 14 febbraio.

Una girandola di manager

La mossa arriva ora dopo mesi di tensioni in un cda nominato nella primavera del 2021 con la formula della lista del management, dove sono state registrate già notevoli defezioni. Nel dicembre del 2021 si è dimesso l'ad Luigi Gubitosi, sostituito il 21 gennaio dell'anno scorso da Pietro Labriola, lo scorso settembre si è dimesso l'ad di Renault, Luca De Meo, appena rimpiazzato dal consigliere Giulio Gallazzi, infine a novembre si è dimesso un altro consigliere francese, Frank Cadoret, sostituito a dicembre su indicazione di Vivendi da Massimo Sarmi, già presidente di Fibercop (società della fibra secondari di Tim) e dell'Asstel.

Da tempo Vivendi lamenta una governance inefficiente, con consigli e discussione fiume, e spinge per la sostituzione del presidente Salvatore Rossi, che considera non sufficientemente imparziale, e sulla nomina di un nuovo presidente. Il candidato su cui punta il colosso francese è lo stesso Sarmi, manager stimato dall'attuale ministro del Tesoro e condiviso con le istituzioni e il nuovo governo, che però finora non hanno voluto intervenire sulla governance di Tim. In proposito ieri Rossi, a nome di tutto il cda, ha ringraziato de Puyfontaine "per il prezioso contributo fornito  in questi anni alla società".

Le richieste dei francesi e il ruolo del governo

Le dimissioni di De Puyfontaine sarebbero frutto di un forte malcontento e dell'impossibilità di comporre una sintesi tra il socio francese, Cdp (padrona del 9,9% di Tim e del 60% della rivale Open Fiber) e il nuovo governo che punta a riprendersi il controllo della rete Tim e a salvaguardare i posti di lavoro.

Dopo mesi di attesa per una soluzione condivisa, Vivendi avrebbe dunque deciso di chiamarsi fuori dal cda Tim, avendo così le mani libere di esercitare il suo ruolo di azionista in tutte le sedi legali. Ora c'è da capire come risponderanno le istituzioni a questa mossa, e se anche Cdp - che in cda esprimere un consigliere attraverso il presidente Giovanni Gorno Tempini - deciderà di fare una sua contromossa. Finora Cdp ha supportato sia il presidente Rossi, sia l'ad Labriola che ha lavorato insieme alla cassa fino a novembre, per unire la rete Tim con quella di Open Fiber.

Vivendi ha investito 4 miliardi sul gruppo tricolore, accumulando ad oggi una perdita potenziale di oltre 3 miliardi, e di certo la governance e la lunga trattativa con le istituzioni per la rete unica non hanno giovato al titolo.ca