Credit Suisse, ora o mai più: l'ultimo tentativo per il rilancio nelle mani del banchiere Usa Michael Klein
di Franco Zantonelli , di Franco ZantonelliLUGANO - Credit Suisse, seconda banca svizzera per importanza, è da un bel po' che non ci sorprende con una buona notizia. Anzi, dalla sede di Paradeplatz a Zurigo continuano a sfornare dati da incubo.
Giovedì 9 febbraio, mentre nella città elvetica si sta festeggiando il carnevale, la direzione dell'istituto ha fatto sapere che la perdita accumulata nel 2022, dopo ben 4 esercizi trimestrali profondamente negativi, ammonta alla cifra colossale di 7,3 miliardi di franchi. Il dato peggiore dalla crisi finanziaria del 2008, quando la rivale di sempre, Ubs, andò in rosso di 20 miliardi e costrinse la Confederazione elvetica a salvarla, pena un disastro finanziario di proporzioni epocali.
I pessimi risultati di Credit Suisse, che già nel 2021 aveva registrato un rosso di 1,6 miliardi di franchi, vengono da lontano e sono stati il risultato di un concatenamento di eventi che hanno posto, per quasi 3 anni, la banca svizzera sotto una luce estremam…
LUGANO - Credit Suisse, seconda banca svizzera per importanza, è da un bel po' che non ci sorprende con una buona notizia. Anzi, dalla sede di Paradeplatz a Zurigo continuano a sfornare dati da incubo.
Giovedì 9 febbraio, mentre nella città elvetica si sta festeggiando il carnevale, la direzione dell'istituto ha fatto sapere che la perdita accumulata nel 2022, dopo ben 4 esercizi trimestrali profondamente negativi, ammonta alla cifra colossale di 7,3 miliardi di franchi. Il dato peggiore dalla crisi finanziaria del 2008, quando la rivale di sempre, Ubs, andò in rosso di 20 miliardi e costrinse la Confederazione elvetica a salvarla, pena un disastro finanziario di proporzioni epocali.
I pessimi risultati di Credit Suisse, che già nel 2021 aveva registrato un rosso di 1,6 miliardi di franchi, vengono da lontano e sono stati il risultato di un concatenamento di eventi che hanno posto, per quasi 3 anni, la banca svizzera sotto una luce estremamente negativa. Innanzitutto per le perdite miliardarie in due fondi di investimento, la statunitense Archegos e la britannico-australiana Greensill. Due eventi che hanno minato la fiducia degli investitori.
In aggiunta ci sono state, poi, le dimissioni del CEO franco-ivoriano Tidjane Thiam, costretto ad andarsene per aver fatto pedinare alcuni collaboratori. Due anni dopo dovette partire il presidente del cda, Antonio Horta Osorio, che a più riprese aveva violato il lockdown del coronavirus, utilizzando il jet aziendale per andare in vacanza ed assistere alla finale del torneo di Wimbledon. Il risultato di tutto ciò ha fatto crollare l'azione della banca fin sotto i 3 franchi, mentre in autunno, quando circolavano voci di insolvenza, c'è stato un esodo consistente da parte della clientela, che ha spostato, verso altri istituti, ben 110 miliardi di franchi. Ovvero il 10 % del capitale gestito da Credit Suisse.
In dicembre il presidente del cda, Axel Lehmann, che ha definito "spaventoso" l'esercizio chiusosi il 31 dicembre, si era comunque detto fiducioso del ritorno di parte della clientela in fuga. Lehmann, per evitare un tracollo definitivo, ha lanciato un aumento di capitale che ha fruttato 4 miliardi di franchi e ha lavorato per l'ingresso, nell'azionariato, della Saudi National Bank, controllata dal feroce autocrate Mohammed Bin Salman, che ormai detiene il 10% delle azioni di Credit Suisse. Con buona pace dei primanostristi svizzeri e con qualche mugugno da sinistra. Per completare il salvataggio è partito un piano di ristrutturazione che prevede, tra l'altro, il taglio di 9000 posti di lavoro.
La grande banca svizzera punterà, infine, maggiormente sulla gestione patrimoniale, guidata dall'italiano Francesco De Ferrari, responsabile del Private Banking. Dopo gli scossoni provocati da Archegos e Greensill Credit Suisse andrà con i piedi di piombo con l'Investmen Banking che ha deciso di affidare al banchiere statunitense, Michael Klein, che ricostituirà la Credit Suisse First Boston. "Klein è un banchiere eccezionale e un capace negoziatore", ha dichiarato il ceo della banca svizzera, Ulrich Kõrner. Il piano di ristrutturazione deciso a Paradeplatz basterà per rimettere in carreggiata Credit Suisse? Sicuramente il 2023 si chiuderà ancora in rosso. Resta il fatto che la voragine del 2022 ha riportato sotto i 3 franchi l'azione della banca, che giovedì è tornata a impensierire gli investitori. Insomma, per il momento non si vede ancora la luce infondo al tunnel.