L'ad Lovaglio: "Mps è ripartita, ora sia protagonista nella costruzione del terzo polo italiano"
di Andrea GrecoMILANO — Mps, grazie ai tassi rincarati oltre che al riassetto di sei mesi fa, è una banca che «ormai genera capitale e una redditività sostenibile anche superiori agli obiettivi strategici», dice l’ad Luigi Lovaglio, alla prima intervista dopo il rinnovo del mandato. A questo punto, e in linea con gli accordi presi dal governo azionista con l’Ue, non resta che giocare al meglio la partita del consolidamento, da istradare nel giro di un anno. Il banchiere ex Creval e Unicredit ha già le idee chiare: «Credo che per la posizione che riveste nel sistema e per i suoi 550 anni di storia, Mps debba e possa partecipare con un ruolo importante alla costruzione di quel terzo polo bancario italiano di cui si parla da tempo».
È questo il mandato che le assegna il Tesoro azionista, che ha appena rinnovato il cda per tre anni ed è impegnato con l’Ue a riprivatizzare Mps entro il 2024?
«Il mandato, molto chiar…
MILANO — Mps, grazie ai tassi rincarati oltre che al riassetto di sei mesi fa, è una banca che «ormai genera capitale e una redditività sostenibile anche superiori agli obiettivi strategici», dice l’ad Luigi Lovaglio, alla prima intervista dopo il rinnovo del mandato. A questo punto, e in linea con gli accordi presi dal governo azionista con l’Ue, non resta che giocare al meglio la partita del consolidamento, da istradare nel giro di un anno. Il banchiere ex Creval e Unicredit ha già le idee chiare: «Credo che per la posizione che riveste nel sistema e per i suoi 550 anni di storia, Mps debba e possa partecipare con un ruolo importante alla costruzione di quel terzo polo bancario italiano di cui si parla da tempo».
È questo il mandato che le assegna il Tesoro azionista, che ha appena rinnovato il cda per tre anni ed è impegnato con l’Ue a riprivatizzare Mps entro il 2024?
«Il mandato, molto chiaro, è creare valore per tutti gli stakeholder, e proseguire nell’attuazione del piano 2022-2026. Poi il Mef in varie occasioni ha dichiarato di voler perseguire l’obiettivo di un’uscita ordinata».
Il governo si è anche espresso più volte, con favore, sulla nascita di un terzo polo bancario che affianchi Intesa Sanpaolo e Unicredit.
«Lo scenario base per le banche in Europa è di concentrazione, per renderle più competitive e mettere a fattor comune investimenti e costi di regolamentazione. Vale anche per le italiane, se vogliono sostenere la concorrenza degli operatori stranieri e migliorare il livello dei servizi. Anche perciò si parla, da tempo, di terzo polo: e credo che con un approccio imprenditoriale ci si possa arrivare».
Se l’azione in Borsa tiene, com’è dall’aumento di 2,5 miliardi di novembre, il Tesoro potrebbe vendere sul mercato pacchetti del suo 64%?
«Non mi risulta ci siano state dichiarazioni a riguardo. Mi lasci dire che, considerati i risultati da noi raggiunti, la situazione attuale consente agli azionisti di valutare diverse opzioni strategiche in più rispetto a quelle di cui leggevamo durante le negoziazioni dell’estate 2021, tra ipotesi di spezzatino e di dote pubblica per vendere Mps».
Preferirebbe Banco Bpm o Bper come partner per il terzo polo?
«Nessun commento sulle opzioni e sui nomi».
Dal 7 novembre 2022, all’emissione dei diritti dell’aumento, Mps batte del 5% l’indice Euro Stoxx bancario. Ma quota ancora 0,35 volte il patrimonio netto tangibile, lontana dai multipli delle banche rivali che sono a 0,50.
«Oggi molti indicatori mostrano che l’azione è estremamente attraente, e man mano che il mercato prenderà consapevolezza dei risultati sostenibili, sono convinto che i multipli andranno ad allinearsi a quelli dei rivali».
Cosa glielo fa dire?
«I clienti e i dipendenti. Sto riscontrando nei primi grande fiducia, nei secondi grande slancio: la macchina Mps ha ripreso a correre veloce. I dati commerciali lo confermano: nel primo trimestre 900 milioni di impieghi e quasi 3 miliardi di raccolta lorda nel risparmio gestito, miglior dato da 12 mesi. Mps è tornata sul territorio a fare quello che sa fare molto bene: la banca commerciale».
Non sarà più che altro effetto dei tassi Bce, saliti da 0 al 3,75% in un anno e che gonfiano l’utile?
«I tassi aiutano il margine d’interesse, che per noi e tutte le banche europee è stato e sarà un fattore di crescita anche i prossimi mesi. Ma anche senza l’effetto tassi la banca avrebbe performato in linea con gli obiettivi: e ribadisco che la redditività del primo trimestre è sostenibile».
Intende che i 220 milioni di utile pretasse di marzo li rifarete nei prossimi tre trimestri? La banca chiuderebbe il 2023 con 880 milioni di utile, più dei 700 che il piano stima al 2024.
«Credo che, mediamente, le performance del primo trimestre siano replicabili, non solo a livello di margine ma anche di commissioni, costi e rischi di credito, pertanto a livello di utile pretasse».
Potreste dunque riscrivere il piano al 2026 e anticipare il dividendo promesso sull’utile 2025?
«Per eventuali revisioni del piano aspettiamo maggior visibilità sulle prospettive macro, tassi e volatilità dei mercati. E intanto puntiamo ad anticipare il ritorno del dividendo sull’utile 2024».
Prima di fare una fusione andrà risolta a parte la questione dei 4,1 miliardi di euro di contenziosi, o lo si può fare contestualmente?
«La questione è propriamente indirizzata e il bilancio Mps è attrezzato per fronteggiare anche quei rischi. Non credo che ciò debba rappresentare un limite alla strategia di sviluppo futuro, in qualunque direzione".