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Polizze danni catastrofali: pochi assicurati e tariffe sempre più alte

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Nel suo monitoraggio annuale Ivass calcola che solo il 6,6% delle coperture danni sono da attribuire a rischi catastrofali. Incertezza, fenomeni sempre più intensi e scarsa concorrenza provocano un aumento dei premi
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Gli eventi climatici estremi sono sempre più frequenti, ma in Italia ci si assicura ancora pochissimo da questi rischi. Del resto, non si può dire che l'offerta sia troppo allettante, con premi in aumento, condizioni sempre più sfavorevoli e poche grandi imprese (cinque) a offrire questo tipo di polizze.

A fare il punto è l’Ivass, l’istituto di vigilanza assicurativa, con il rapporto 2024, frutto di un monitoraggio annuale in cui i dati sono aggiornati al 2022. Si tratta quindi di una fotografia precedente alle gravi alluvioni di Emilia Romagna e Toscana del 2023, eventi che potrebbero aver convinto altre imprese e privati a mettersi al sicuro. Senza dimenticare che entro il 2024 dovrebbe diventare operativo l’obbligo, per le imprese, di assicurarsi dai danni catastrofali. Anche se a oggi questi contratti sono ancora una giungla dalla quale è difficile uscire indenni, come denunciato dalla stessa Ivass poche settimane fa.

Percentuali minime

Tornando ai dati Ivass, le coperture assicu…

Gli eventi climatici estremi sono sempre più frequenti, ma in Italia ci si assicura ancora pochissimo da questi rischi. Del resto, non si può dire che l'offerta sia troppo allettante, con premi in aumento, condizioni sempre più sfavorevoli e poche grandi imprese (cinque) a offrire questo tipo di polizze.

A fare il punto è l’Ivass, l’istituto di vigilanza assicurativa, con il rapporto 2024, frutto di un monitoraggio annuale in cui i dati sono aggiornati al 2022. Si tratta quindi di una fotografia precedente alle gravi alluvioni di Emilia Romagna e Toscana del 2023, eventi che potrebbero aver convinto altre imprese e privati a mettersi al sicuro. Senza dimenticare che entro il 2024 dovrebbe diventare operativo l’obbligo, per le imprese, di assicurarsi dai danni catastrofali. Anche se a oggi questi contratti sono ancora una giungla dalla quale è difficile uscire indenni, come denunciato dalla stessa Ivass poche settimane fa.

Percentuali minime

Tornando ai dati Ivass, le coperture assicurative da rischi catastrofali - compresi quelli climatici e sismici - costituiscono solo il 6,6% dei premi danni. Rispetto al 2021 l’aumento è di appena lo 0,6%, che in termini di raccolta premi si traduce in un +16% per un valore assoluto di 2,1 miliardi di euro. Ma c’è una frase, nel rapporto di Ivass, che apre uno squarcio sulla realtà: “La quasi totalità della raccolta premi per rischi catastrofali proviene dalle polizze ‘incendio e altri danni ai beni’ e altre assicurazioni auto”. Significa che le polizze catastrofali non vengono quasi mai stipulate come prodotti a sé, ma sono a traino di quelle incendio o delle coperture per proteggere il valore del veicolo.

Più nel dettaglio Ivass rileva che nel 2022 i premi raccolti per rischio terremoto sono aumentati del 22% sul 2021 (336 milioni di euro contro 276), mentre i rischi climatici sono trainati dalle polizze che proteggono da grandine (65%), tempeste (22%) e inondazione (12%). Il fatto che le assicurazioni da grandine siano le più pervasive si riscontra anche nel valore dei sinistri, che per il 72% sono composti proprio da danni prodotti da questo tipo di evento. Un elemento positivo, in termini di maggior previdenza, è che le polizze da rischio inondazione sono aumentate del 24%.

Prezzi più alti e condizioni peggiori

In uno scenario climatico senza precedenti, le compagnie (italiane ma non solo) faticano a costruire modelli affidabili per prevedere cosa accadrà nei prossimi anni. Il risultato di tale incertezza è un’estrema cautela. Che va a danno degli assicurati. Le parole scelte da Ivass lo confermano: “Le grandi imprese che detengono la principale quota di coperture dei rischi catastrofali prevedono l’incremento delle tariffe e delle quote di danno che resteranno a carico degli assicurati”. Non solo: gli scenari climatici più pessimisti non fanno che peggiorare il quadro: un eventuale aumento della temperatura superiore ai due gradi “potrebbe condurre alla revisione delle tariffe e delle causali di esclusione dall’indennizzo di alcuni eventi” scrive l’autorità.

Se non fosse abbastanza chiaro, Ivass aggiunge che “le politiche di sottoscrizione sono state caratterizzate da un progressivo incremento dei premi assicurativi per effetto dei maggiori rischi attuali e attesi. Alcune imprese, perlopiù di grandi dimensioni, hanno segnalato di aver adottato specifici interventi sulle condizioni contrattuali (franchigie, massimali ed esclusioni)” come peraltro ha lamentato il sindacato degli agenti assicurativi.

Le stesse compagnie però “indicano che l’adozione da parte della clientela di misure di adattamento climatico avrà maggiore peso nella definizione delle caratteristiche e del peso delle coperture offerte”. In altri termini, oltre ad assicurarsi, i cittadini e soprattutto le imprese devono e possono fare di più per minimizzare i rischi climatici, laddove possibile. E più questo avverrà, più assisteremo a polizze differenziate, nella speranza che i più previdenti vengano premiati con tariffe più basse.

Oggi però le imprese assicurative sono soprattutto preoccupate di far quadrare i conti. Che significa incassare (con i premi) più di quanto si sborsa (con i risarcimenti). Neanche in questo senso arrivano indicazioni confortanti: l’Ivass rileva che dal 2018 al 2022 gli oneri per i sinistri sono cresciuti del 23% in media “con un forte aumento dell’incidenza dei danni derivanti dalla grandine”.

Incertezza per il futuro, più aumento degli eventi estremi sono fenomeni che inevitabilmente portano al rincaro dei premi. Ma c’è anche un altro fattore, stavolta di mercato, che gioca contro i consumatori: la concentrazione. Dall’analisi di Ivass infatti emerge che il 72,1% dei premi per polizze da rischi catastrofali climatici sono in mano a cinque gruppi assicurativi. E negli ultimi cinque anni “le assicurazioni danni di maggiori dimensioni hanno registrato un incremento dei premi”. Parole di Ivass che, in realtà, ribadiscono un principio consolidato: se c’è poca concorrenza in un settore, i prezzi aumentano.

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