Economia

I cosmetici Avon cedono sotto il peso delle cause per il talco cancerogeno: scatta la bancarotta

I cosmetici Avon cedono sotto il peso delle cause per il talco cancerogeno: scatta la bancarotta
(reuters)

Il marchio controllato dai brasiliani di Natura è diventato celebre per le vendite porta a porta. Ora si affida al Chapter 11 per ristrutturare un debito di oltre 1 miliardo e far fronte alle cause legali

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MILANO – Il marchio della bellezza Avon – o meglio la holding statunitense Avon Products Inc – non ce l’ha fatta a reggere il peso di un debito ultra-miliardario e di una montagna di cause sui presunti effetti cancerogeni di alcuni suoi prodotti a base di talco. E così ha fatto ricorso alla protezione dei creditori del Chapter 11, la “bancarotta” che per le aziende americane (la causa è nel Delaware) è un modo ordinato per tirare una riga sul passato e provare a ripartire.

Il capolinea per Avon Products Inc (Api) è arrivato a inizio settimana, ma non a caso la società ha dichiarato che il processo le consentirà di far fronte ai suoi obblighi finanziari in "modo ordinato". Api è stata acquistata dalla brasiliana Natura (con l’esclusione delle attività Usa) nel 2020 e la stessa holding si è offerta di riacquistare le sue attività commerciali al di fuori degli Stati Uniti per 125 milioni di dollari nell’ambito del processo fallimentare.

Da parte di Natura è previsto anche un prestito per proseguire le attività della controllata, nell’ordine dei 43 milioni. Ma il Chapter 11 serve appunto per mettersi al riparo da eventuali nuovi guai in arrivo: le cause per le lesioni personali legate ai suoi prodotti hanno già avuto un impatto a bilancio da 225 milioni di dollari per i costi di difesa e le transazioni. Il problema che emerge dalle carte della bancarotta è che pendono altre 386 cause, per affrontare le quali la liquidità potrebbe non bastare. Il debito totale è infatti indicato in un totale di 1,3 miliardi di dollari e le passività relative a cause sul talco in 78 milioni.

Con una storia di 135 anni alle spalle, Avon è diventata famosa per le sue vendite porta a porta: non a caso affonda le radici nell’iniziativa di un venditore di libri viaggiante, di New York, e nel Regno Unito – ricorda il Guardian – è diventato famoso il suo slogan degli anni Sessanta: “Ding dong! Avon calling”.

Con il Chapter 11 non sono previsti impatti sul personale, 5mila di staff oltre agli agenti in giro per il mondo. L’azienda precisa che “poiché questo processo legale coinvolge solo la holding, le attività di Avon al di fuori degli Stati Uniti non fanno parte del procedimento e non ne risentiranno”. Significa “che non cambia nulla per i nostri clienti, dipendenti, consulenti e altri soggetti interessati nei nostri mercati”. In “Avon Italia – aggiunge – continuiamo a portare avanti le nostre iniziative strategiche e a fornire ai clienti di tutto il mondo la stessa esperienza di bellezza personalizzata che conoscono e amano”.

E’ comunque ancora un colpo pesante per Natura, che rinuncerà ai crediti verso la controllata dopo che già alla fine dell’anno scorso aveva svenduto il suo business “etico” The Body Shop, poi finito in amministrazione straordinaria dopo pochi mesi. Non a caso martedì, quando la notizia si è diffusa, Natura ha perso fino al 10% a San Paolo.

Sulla sicurezza dei prodotti Avon, sempre l’azienda fa sapere che “le cause statunitensi riguardanti il talco che presumibilmente avrebbe contenuto delle tracce di polveri di amianto nei prodotti Avon, si riferiscono a prodotti venduti in quel mercato prima del 2016, anno in cui Avon Cosmetics, che opera internazionalmente ad eccezione degli Stati Uniti, fu rilevata dal gruppo brasiliano Natura e Co”. In particolare, si tratta di prodotti “polvere per il corpo” vendute più di 40 anni fa. “Sebbene questi prodotti avessero una formulazione diversa rispetto ai prodotti Avon odierni, riteniamo che le affermazioni sulla loro sicurezza siano del tutto prive di fondamento e la holding API, fino ad oggi, si sta difendendo a tal riguardo in tribunale. Tutti i prodotti che portano il nome Avon sono stati sottoposti a una rigorosa e approfondita valutazione della sicurezza e possono essere utilizzati con fiducia”.

La Bloomberg nota per altro che Avon è solo l'ultima azienda a chiedere la bancarotta per far fronte alle cause legali derivanti dalla vendita di prodotti a base di talco. Tra lea ltre, Johnson & Johnson ha tentato più volte di accordarsi con i ricorrenti, senza ancora riuscirci: secondo le novità degli ultimi giorni, l’accordo con gli utilizzatori del suo talco potrebbe chiudersi per una cifra monstre di 6,5 miliardi di dollari.

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