MILANO – Revolut, la Fintech basata a Londra con licenzia bancaria lituana, gioca la carta dei prestiti personali anche in Italia per centrare l’obiettivo di “diventare il conto di riferimento per i clienti”, come dice il responsabile per lo sviluppo nel Belpaese, Maurizio Talarico.
Ad oggi in Italia Revolut ha superato la quota dei 2 milioni di clienti (sono oltre 35 in Europa). Il nuovo grimaldello prevede la possibilità di richiedere un prestito tra mille e 50mila euro con un piano di rimborso tra sei mesi e sette anni. Ovviamente tutto passa attraverso l’applicazione e sempre dal proprio smartphone si può rimodulare il rimborso modificando la data mensile o anticipando la restituzione del capitale.
Nella fase di rodaggio del nuovo prodotto, spiega Talarico, la taglia media dei prestiti era di 6mila euro e l’età media dei contraenti inferiore ai 35 anni. Ovviamente, vista l’erogazione in tempo quasi-reale, la banca ricorre a una massiccia analisi dei dati per verificare il profilo credizio dei propri clienti. Ne segue l’incasellamento in una griglia di rischiosità che, in buona parte, determina il tasso richiesto. Questo varia dal 5,45% a circa il 15,5% di tasso annuo fisso (Tan) e dal 5,57% al 16,99% di Taeg. “Crediamo di essere competitivi nel nostro pricing”, dice Talarico rimarcando che per il resto non sono previste commissioni aggiuntive e costi di istruttoria.
L'Italia è il nono mercato in cui Revolut offre prestiti personali, dopo un lancio di successo in Lituania, Irlanda, Romania, Polonia, Francia, Germania, Spagna e Portogallo. La meccanica del prodotto è abbastanza simile ai prestiti tradizionali: il denaro prestato viene erogato sul conto del cliente dopo l'approvazione, e il cliente lo rimborserà in rate mensili dello stesso importo, inclusi capitale e interessi.
La logica commerciale è presto detta: “Vogliamo consolidare ulteriormente la nostra crescita in Italia, aumentare la nostra base clienti così come la nostra offerta di prodotti e, soprattutto, diventare il conto corrente principale per i nostri clienti”. Quel che si porta dietro il credito al consumo, dice Talarico, è una maggiore operatività su tutti gli strumenti offerti. Percui è sia un volano per acquisire nuovi clienti che un modo per portare quelli che clienti già lo sono a operare di più nell’App.
Per i prossimi passi in Italia, entro la fine dell’anno l’App – vigilata Bce – punta a incassare il via libera a utilizzare gli Iban italiani per i suoi conti. Su un orizzonte di tre anni pensa invece alle carte di credito e agli strumenti di rifinanziamento. Alla finestra, si valutano anche le soluzioni come la possibilità di rateizzare i pagamenti (direttamente attraverso l’App, indipendentemente che sia offerta dal merchant come funzione di “buy now pay later”) e anche i mutui, che stanno partendo per ora in mercati più maturi come Irlanda e Lituania.