La Svizzera vuole evitare nuovi crac bancari e chiede più capitale, Ubs minaccia di traslocare
di Franco ZantonelliLUGANO – Il 19 marzo scorso erano due anni che la Banca Nazionale Svizzera, con la Finma (la Consob elvetica) e il governo Federale, salvavano Credit Suisse dal fallimento, consegnandolo ad Ubs. Che ora ringrazia minacciando di lasciare la Confederazione. Nonostante abbia fatto propria una concorrente in difficoltà, pagandola quattro soldi. Il salvataggio è, invece, costato allo Stato lo sproposito di oltre 100 miliardi di franchi.
Ora, visto che una commissione parlamentare d’inchiesta si è occupata del tracollo di quella che è stata, per molti anni, la seconda banca svizzera per importanza, il legislativo federale ha deciso alcune misure,per evitare che una crisi del genere si ripeta. Si perché, in soli 15 anni, è la seconda volta che…
LUGANO – Il 19 marzo scorso erano due anni che la Banca Nazionale Svizzera, con la Finma (la Consob elvetica) e il governo Federale, salvavano Credit Suisse dal fallimento, consegnandolo ad Ubs. Che ora ringrazia minacciando di lasciare la Confederazione. Nonostante abbia fatto propria una concorrente in difficoltà, pagandola quattro soldi. Il salvataggio è, invece, costato allo Stato lo sproposito di oltre 100 miliardi di franchi.
Ora, visto che una commissione parlamentare d’inchiesta si è occupata del tracollo di quella che è stata, per molti anni, la seconda banca svizzera per importanza, il legislativo federale ha deciso alcune misure,per evitare che una crisi del genere si ripeta. Si perché, in soli 15 anni, è la seconda volta che la Confederazione deve operare il costoso salvataggio di una banca e la volta precedente toccò proprio a Ubs, impegolata come la newyorkese Lehman Brothers con i mutui ipotecari statunitensi.
Consapevole che il dover correre in soccorso di una delle quattro banche sistemiche elvetiche (oltre a Ubs la Banca Cantonale di Zurigo, la banca Raiffeisen e Postfinance), cioè quelle ritenute “too big to fail”, è un evento che può ripetersi, il Parlamento ha adottato alcune precauzioni, onde scongiurare un nuovo 19 marzo. Tra queste l’aumento del capitale proprio delle filiali estere dei quattro istituti il cui default procurerebbe un terremoto finanziario a livello globale. Da non dimenticare che il fallimento di Lehman Brothers diede il via a una crisi che non si vedeva dal 1929.
Per Ubs, che nel frattempo sta andando a gonfie vele con il valore dell’azione praticamente raddoppiato nei due anni trascorsi da quando inglobò il morente Credit Suisse, l’aumento di capitale proprio significherebbe passare da 15 a 25 miliardi di franchi. Il colosso bancario, stando alla Ministra delle Finanze, Karin Keller-Sutter, sta adoperandosi, mettendo in campo un potente lobbismo, per scongiurare questa misura. “Il Governo- ha dichiarato Keller-Sutter -deve difendere gli interessi dei contribuenti, perché non vogliamo dover fronteggiare una nuova crisi, che potrebbe colpire una banca di importanza sistemica”. “Oggi come oggi- ha rincarato la ministra -non dobbiamo chiederci se succederà ma, piuttosto, quando”. Tra i lobbisti di Ubs spicca Roman Studer, direttore dell’Associazione Svizzera dei Banchieri, il quale ha dichiarato che “l’aumento dei capitali propri delle filiali estere di Ubs metterebbe a rischio la sua competitività, tanto che la banca potrebbe decidere di trasferire la propria sede all’estero”.
Diversi economisti hanno replicato che la Svizzera può fare a meno di Ubs, se il Paese non dovesse riuscire a dotarsi di un regolamento solido e applicabile, in caso di grave crisi bancaria. Insomma, due anni fa Ubs e il suo ceo, Sergio Ermotti, vennero accolti come dei salvatori, mentre oggi appaiono nient’altro che una versione 2.0 dei proverbiali “Gnomi” della Banhofstrasse di Zurigo. Ermotti, tra l’altro, le cui qualità di banchiere non si discutono, si fa un baffo della recente decisione del Senato elvetico per cui il salario di un top manager non dovrebbe superare i 5 milioni di franchi. Pochi giorni dopo Ubs ha, infatti, comunicato che, nel 2024, tra stipendio e bonus ha incassato 14,9 milioni di franchi. Circa 15 milioni e mezzo di euro. Ovvero il più pagato banchiere d’Europa.