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Economia

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La volata delle biciclette italiane dopo la pandemia

Secondo lo studio "Artibici" di Confartigianato la produzione è dell'8,8%, superiore ai livelli pre-Covid. Volano l'export e le due ruote elettriche
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I produttori italiani di biciclette hanno superato brillantemente la crisi scatenata dal Covid-19. Anzi, sono uno dei settori che si è comportato meglio da quando è arrivato il virus. A certificarlo è la più recente edizione del rapporto "Artibici" realizzato da Confartigianato, secondo il quale la produzione di due ruote nei primi otto mesi di quest'anno è stata superiore dell'8,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. Si tratta di una performance seconda solo alla filiera del legno (9,4%), che ha però beneficiato dell'effetto combinato di un deciso aumento del prezzo della materia prima e della forte domanda da parte dei consumatori di prodotti "naturali".

L'andamento del settore delle due ruote è stato caratterizzato dal forte calo del 2020 (-9,8%), che è stato comunque inferiore a quello del settore manifatturiero nel suo complesso (-11,8%), e dal grande rimbalzo nei primi otto mesi di quest'anno (+34,6%). I meriti dell'industria ciclistica italiana vanno ben oltre l'aver saputo approfittare dell'accresciuta domanda di mobilità sostenibile e a prova di assembramenti. La concorrenza straniera, pur beneficiando delle stesse spinte, non ha fatto altrettanto bene: in Germania è ancora sotto del 10,9% rispetto al periodo pre-Covid, mentre in Francia si registra addirittura un crollo del 23,7%. Va però anche detto che le biciclette italiane vengono da una prolungata crisi, che è iniziata nel 2009 e che ha portato a un dimezzamento del giro d'affari. I margini di ripresa erano dunque ampi e il recente balzo ha riportato il settore sui valori del 2015.

Il rapporto di Confartigianato rileva poi come anche il settore delle due ruote sia stato investito dall'aumento dei prezzi delle materie prime, che ha a sua volta innescato un rialzo dei prezzi alla produzione, che nei primi otto mesi hanno mostrato un progresso del 5,4%, un livello che non si vedeva dal luglio del 2012. Lo scorso settembre i prezzi al consumo sono così saliti del 5,8% rispetto alla fine del 2020 (a fronte di un'inflazione italiana del 2,5%).

Oggi in Italia la filiera della bicicletta vale poco più di un miliardo di euro - 1,058 miliardi per la precisione - di cui l'85% proveniente dalla produzione. Le imprese registrate sono 3.323, di cui 2.028 risultano essere artigiane (il 61% del totale), con una forte incidenza di quelle specializzate nella riparazione. Il totale degli impiegati è di 7.384 unità. Le imprese attive nella produzione sono 400 e il loro export ammonta a 639 milioni di euro, di cui 412 milioni costituiti dalla componentistica e i restanti 227 milioni dalle biciclette complete. Queste ultime sono state prodotte in 1,75 milioni di unità.

A trainare il boom della filiera delle due ruote è soprattutto l'export, che ha fatto registrare un balzo del 30,1% rispetto ai livelli pre-Covid. I marchi italiani sono infatti conosciuti in tutto il mondo. E non solo per quel che riguarda le biciclette complete, comparto in cui diverse aziende storiche sono finite sotto il controllo di gruppi stranieri, ma anche della componentistica. I principali mercati di sbocco della produzione italiana sono Francia, Germania, Spagna e Inghilterra.

Un grande contributo alla performance sui mercati esteri è arrivato dalle e-bike, che negli ultimi anni hanno fatto registrare un vero e proprio boom. Nei primi sette mesi di quest'anno le loro vendite all'estero sono più che raddoppiate (+121,6%) rispetto al periodo pre-Covid.