I progressi nella mobilità urbana avanzano a fatica. Negli ultimi anni, gli investimenti sulle infrastrutture di trasporto nelle città mostrano segnali positivi. Che solo in parte, però, bastano a recuperare i ritardi registrati nelle grandi metropoli d’Italia. Soprattutto perché ci si sposta ancora troppo sulle strade e troppo poco sui binari. Lo dice Legambiente nel suo ultimo rapporto Pendolaria 2023.
Linee metro troppo corte
Uno dei settori su cui ancora molto resta da fare è quello delle reti metropolitane. Molto negativi sono i dati degli ultimi cinque anni: nel 2018 erano stati inaugurati 0,6 km di metropolitana. Nel 2019 e nel 2020 in Italia non è stato inaugurato neanche un tratto di nuove linee. Nel 2021 finalmente il dato è risalito, ma a soli 1,7 km. In sostanza, nell’ultimo quinquennio, abbiamo viaggiato a un ritmo di un chilometro e mezzo all’anno di nuove metro. Il che ci ha portato a una distanza siderale dalla media delle dotazioni complessive europee. Da noi le metro si fermano a 254,2 chilometri totali di binari. Il Regno Unito ne conta 679, la Germania 656 e la Spagna 613.
Tranvie e ferrovie suburbane ancora insufficienti
Un discorso simile va fatto per le linee tranviarie, fondamentali per spostarsi velocemente non solo in città, ma anche tra il centro e le periferie. Anche in questo caso, i dati riferiti agli ultimi cinque anni risultano estremamente bassi: 5,5 km inaugurati nel 2018, ulteriori 5 aperti nel 2019, nessun chilometro aperto negli ultimi tre anni. Nel nostro Paese sono in esercizio 397,4 km totali di tranvie, assai lontani dagli 835,1 km della Francia (dove continua l’inaugurazione di numerose linee in particolare a Parigi con +18,8 km solo nell’ultimo anno) e soprattutto dai 2.039,4 km della Germania, ancora in leggero aumento grazie all’estensione della rete di Darmstadt (+1,1 km). La rete complessiva di ferrovie suburbane conta in Italia 740,6 km mentre sono 2.038,2 quelli della Germania, 1.817,3 i chilometri nel Regno Unito (a Londra è stata inaugurata la Elizabeth Line, un passante ovest-est lungo 118 km) e 1.442,7 in Spagna.
Il conto (salato) delle strade
Stando ai dati del Conto nazionale trasporti, dal 2010 al 2020 in Italia sono stati realizzati 310 km di autostrade, a cui si aggiungono migliaia di chilometri di strade nazionali, a fronte di soli 91,1 km di metropolitane e 63,4 km di tranvie. Al discorso sull’estensione delle reti va affiancato quello della qualità e, soprattutto, dell’utilità delle opere autostradali edificate negli ultimi anni, in particolare al Nord. Nastri e strisce di asfalto e bitume hanno devastato intere aree naturali e impattato sul paesaggio. Però continuano a restare vuote. Non ci passa nessuno, ma a quel nessuno costano, perché richiedono un continuo supporto economico ai contribuenti. Un esempio è la Pedemontana Veneta, pensata per volumi di traffico che rischiano di rivelarsi insufficienti a ripagare i costi miliardari dell’opera.
Le buone notizie
Per fortuna qualcosa, su ferro, si muove. Grazie al decreto-legge Infrastrutture II, a partire dal 2022 sono stati assegnati 5 milioni di euro annui per la metro di Catania e 75 milioni per il trasporto rapido di massa di Trento e Bolzano nel periodo 2022-2036. Ci sono poi 150 milioni di euro per l’ammodernamento delle linee e l’acquisto di nuovi mezzi sulle ferrovie regionali di tutta Italia, attraverso interventi immediatamente cantierabili.
Questi fondi si aggiungono a quelli sbloccati dalla legge di bilancio 2022. I finanziamenti destinati alle reti metropolitane ammontano a 4,4 miliardi di euro e riguardano le città di Genova, Milano, Napoli, Roma e Torino. Da segnalare anche i fondi per la linea tranviaria Termini-Vaticano-Aurelio a Roma (oltre 173 milioni) e la busvia a Piacenza tra la stazione ferroviaria ed il nuovo polo ospedaliero (26,5 milioni). Complessivamente in Italia sono in cantiere, oppure in fase di finanziamento, 144,2 chilometri di metro tra linee nuove, prolungamenti e riconversioni, 248,5 di tranvie, 183,9 di filobus e busvie. In tutto, poco meno di 17 miliardi di euro.