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Edison torna in utile. Nel 2020 Ebitda sopra le attese: +13,6%

L'anno della pandemia chiuso con un risultato oltre le aspettative dovuto alla focalizzazione sulla transizione energetica. Ricavi a 6,4 miliardi, Ebitda a 684 milioni e risultato netto di gruppo positivo per 19 milioni

Edison ha chiuso il 2020 con ricavi a 6,4 miliardi di euro e un Ebitda superiore alle attese a 684 milioni (+13,6% rispetto al 2019), nonostante un impatto negativo determinato dall'emergenza Coronavirus stimato in 59 milioni di euro. A spingere il risultato sono state soprattutto le rinnovabili, su cui la società ha focalizzato il proprio sviluppo strategico insieme alla mobilità sostenibile, l’efficienza energetica e i nuovi servizi dedicati ai clienti finali.

Proprio nelle rinnovabili Edison ha ampliato il proprio perimetro nel secondo semestre 2019, diventando il secondo operatore dell'eolico in Italia, un posizionamento che ha recentemente consolidato salendo al 100% di E2i energie speciali. Il gruppo poi torna di nuovo in utile per 19 milioni di euro, rispetto alla perdita per 436 milioni di euro del 2019, che risentiva in misura maggiore delle svalutazioni delle attività E&P oggetto di dismissione.

Edison – si legge in una nota - nel 2020, tramite la cessione di tutte le attività E&P operate, ha compiuto un passo fondamentale del proprio percorso di sviluppo strategico con cui punta a essere leader nella transizione energetica del Paese, in linea con gli obiettivi del Piano nazionale energia e clima e del Green deal europeo.

Edison torna in utile. Nel 2020 Ebitda sopra le attese: +13,6%

Più nel dettaglio, guardando al contributo delle filiere all’Ebitda, emerge che al risultato ha contribuito soprattutto la filiera Energia elettrica con un margine operativo lordo in crescita del 13,9% a 482 milioni di euro (423 milioni di euro nel 2019). Bene però anche l'Ebitda della filiera Attività gas, che si è attestato a 304 milioni di euro (+5,9%), anche grazie all’ottimizzazione delle flessibilità dei contratti di importazione del gas tramite gasdotto.

Il risultato operativo (Ebit) si è attestato a 239 milioni di euro (+37,4% rispetto a 174 milioni di euro nel 2019). Sul risultato hanno inciso soprattutto ammortamenti e svalutazioni per 387 milioni di euro (391 milioni di euro nel 2019) e altri oneri netti correlati alle Attività non-Energy per 55 milioni di euro (40 milioni di euro nel 2019).

L’indebitamento finanziario netto al 31 dicembre 2020 è stabile a 513 milioni di euro (da 516 milioni di euro al 31 dicembre 2019) e registra una positiva performance industriale, la dismissione delle Discontinued Operations e una vivace dinamica degli investimenti. La società ha infatti confermato in un anno di forte criticità il proprio piano di investimenti che nel corso del 2020 ha riguardato in particolare il settore eolico, dell’efficienza energetica e il termoelettrico per la costruzione di due centrali a ciclo combinato a gas di ultima generazione.

Edison, alla luce dei significativi progressi fatti sul fronte del profilo di rischio (come riconosciuto a gennaio 2021 dall’agenzia di rating Standard&Poor’s che ha alzato l’outlook della società a positivo da stabile e confermato il rating di lungo termine a BBB-) ha un assetto economico e finanziario solido che le permette di sostenere i propri piani di sviluppo focalizzati sulla transizione energetica. Per il 2021 la società energetica stima una crescita dell'Ebitda che si collocherà in un intervallo compreso tra 680 e 740 milioni di euro.

Lo scenario di riferimento

L’esercizio 2020 è stato ovviamente dominato dalla pandemia, che ha determinato la crisi economica più profonda dalla Grande depressione, impattando sia sulla domanda sia sui prezzi di energia elettrica e gas.

Nel 2020 la domanda italiana di energia elettrica ha registrato una contrazione del 5,3% a 302,8 TWh, da 319,6 TWh dello stesso periodo del 2019, a causa del contesto pandemico sopra evidenziato e delle misure introdotte per il suo contenimento. Sul fronte della produzione, il maggiore calo in termini assoluti è stato registrato dalla generazione termoelettrica che ha prodotto 175,4 TWh, rispetto a 187,3 TWh nel 2019 (-6,4%), seguito da quella eolica che è stata pari a 18,5 TWh rispetto a 20,0 TWh del 2019 (-7,5%).

Sostanzialmente stabile la produzione idroelettrica a 48 TWh (47,6 TWh nel 2019), mentre la produzione fotovoltaica è aumentata del 9,6% a 25,5 TWh, rispetto a 23,3 TWh nel 2019. Sul fronte dei prezzi, il Prezzo unico nazionale (Pun) si è attestato su un valore medio di 38,9 euro/MWh, in contrazione del 25,6% rispetto al 2019, per effetto della riduzione sia della domanda sia dei costi di generazione termoelettrica.

Analoga dinamica discendente ha riguardato la domanda italiana di gas, che nel 2020 è calata del 4,1% a 70,7 miliardi di metri cubi da 73,8 miliardi di metri cubi nel 2019 in conseguenza delle misure restrittive applicate per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. In contrazione tutti i settori, a cominciare dal termoelettrico, che per via della minore domanda di elettricità ha registrato un calo dei consumi annuali del 5%, a 24,5 miliardi di metri cubi; il segmento industriale è riuscito a contenere la perdita chiudendo l’anno a 16,5 miliardi di metri cubi, circa 1 miliardo di metri cubi in meno rispetto al 2019.

Infine, per quanto riguarda gli usi civili, le temperature più fredde dell’ultima parte dell’anno hanno compensato il calo dei consumi dei primi mesi: complessivamente l’anno si è chiuso con consumi a 27,6 miliardi di metri cubi, ossia 0,6 miliardi di metri cubi in meno rispetto al 2019 (-2,1% la variazione su base annuale).

Sul fronte dei prezzi, nel 2020 il gas spot in Italia si è attestato su un valore medio di 11,0 centesimi di euro per metro cubo, pari a una riduzione del 35,5% rispetto all’anno precedente. Il calo dei prezzi è frutto dell’effetto congiunto di più fattori: l’abbondanza di offerta sul mercato europeo, la riduzione dei consumi generata dalla pandemia e temperature più miti nella prima parte dell’anno. In calo anche le quotazioni del petrolio che nel 2020 hanno registrato un valore medio di 43,2 dollari al barile, in flessione del 32,6% rispetto al 2019.

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