“Io spero che se avremo lavorato bene, fra dieci anni i nostri successori parleranno di come abbassare il prezzo dell’idrogeno verde e di come investire sulla fusione nucleare. Questa è la transizione che ho in testa”. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, fisico, fondatore dell’IIT di Genova ed ex responsabile della ricerca di Leonardo, presentando in videoconferenza le linee guida del suo ministero alle Commissioni ambiente e attività produttive della Camera e del Senato e i contenuti “green” del Recovery Plan. Un piano che, secondo la Ue, deve impiegare il 37% dei 209 miliardi aiuti europei per la pandemia in investimenti per la decarbonizzazione.
Il primo intervento in agenda su cui Cingolani vuole lavorare riguarda la “transizione burocratica”: “È il tema del ‘permitting’ - spiega -, la catena di procedure che porta al rilascio del permesso per aprire i cantieri. I tempi adesso sono piuttosto lunghi (in media servono 4-5 anni per avere un’autorizzazione, ndr). L’emergenza della pandemia impone una revisione visto che l’efficienza realizzativa di nuove iniziative è pari a un decimo di quanto programmato”. Il ministero sta lavorando per sveltire le procedure e il modello “Ponte di Genova” è una delle ipotesi. Cingolani punta anche sulle consultazioni pubbliche con i cittadini sui nuovi impianti energetici, per prevenire i contenziosi.
Sul Recovery Plan, il ministro segnala che “in tre settimane il 50% dei progetti sono stati istruiti”. Restano solo sette settimane, perché il 30 aprile il piano va consegnato alla Ue. Fra gli obiettivi del lavoro, ci sono la semplificazione degli iter autorizzativi degli impianti rinnovabili; il “green procurement”, cioè la capacità di individuare la sostenibilità di un progetto; una governance efficace dell'efficientamento energetico; l’accelerazione degli interventi sul dissesto idrogeologico; lo sblocco degli impianti di gestione dei rifiuti.
Sulle rinnovabili, il target è quello fissato dalla Ue, il 72% al 2030 (“un’impresa epica”, la definisce Cingolani). Il ministro punta anche a potenziare la ricerca e la produzione in Italia di tecnologie per la decarbonizzazione (per non dover dipendere dall'estero in questo settore strategico) e a rendere più sostenibile la filiera agroalimentare.
“Non possiamo non considerare l’idrogeno verde come la soluzione regina. È sostanzialmente il vettore ideale. Fra dieci anni avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile. Le batterie le avremo superate - conclude Cingolani -, perché hanno un problema di dismissione, e staremo investendo sulla fusione nucleare, che ora sta muovendo i primi passi nei laboratori”.