In Italia le prime guide ferroviarie a scopo turistico furono pubblicate dal Touring Club Italiano tra il 1903 e il 1905. All'inizio riguardavano le linee Milano-Torino, Genova-La Spezia e Genova-Ventimiglia. Pure tratte secondarie come la Santhià-Arona, in Piemonte. Poi si diffusero a più largo raggio. Non erano tanto "una guida delle città e dei paesi presso i quali si passa", ma guide che illustravano solo quanto si poteva osservare dal treno.
A raccontare questi esordi è il professor Stefano Maggi, ordinario di Storia contemporanea all'Università di Siena, ex-ferroviere e appassionato di treni e ferrovie, ovvero della mobilità rispettosa della natura. Ambito del discorso è stato il convegno dal titolo "Il treno come risorsa strategica per lo sviluppo sostenibile", organizzato a Trento dall'associazione no-profit TransDolomites. Per ribadire ancora una volta, se ce ne fosse ancora bisogno, che scegliere la ferrovia fa risparmiare numerose offese all'aria che respiriamo (in dieci anni circa 20 milioni di tonnellate di CO2 in meno rispetto all'auto). Quindi, permette di preservare l'ambiente che ci circonda, oltre che far bene al nostro fisico, alla nostra psiche e al nostro portafoglio.
Si può essere quindi più sostenibili? Pare di sì. Specialmente se si dà il tempo alla tecnologia di perfezionare l'alimentazione dei treni con fonti di energia pulita e rinnovabile. Il che vale anche per la ferrovia utilizzata come attrazione turistica, o come mezzo per raggiungerla. Una volta le guide del TCI davano informazioni accurate, tanto da consigliare addirittura su quale lato delle carrozze sedersi per godere del panorama migliore. Anche la letteratura di viaggio dedicava spazio ai panorami visibili dai finestrini. Per non parlare poi delle cartoline a tema ferroviario. Da allora molto è cambiato.
Nell'era industriale i treni si sono affermati come mezzo di trasporto veloce, accogliendo volumi di traffico sempre maggiori e diventando una delle opzioni per recarsi rapidamente nei luoghi di lavoro. Nacque così il pendolarismo, prima a breve e poi a lunga percorrenza, come le Frecce e gli Italo di oggi. Dalla metà degli anni Ottanta del Novecento però le ferrovie più vecchie, diventate di secondaria importanza, sono state falcidiate dalla famigerata politica dei 'rami secchi'. Tra le chiusure più gravi il professor Maggi cita quella della Fano-Urbino, la cui dismissione nel 1987 ha isolato una città universitaria e turistica, oltre che un capoluogo di provincia.
Il recupero del patrimonio ferroviario è stato a lungo inteso come realizzazione delle cosiddette 'green ways', cioè come riutilizzo della sede per la creazione di sentieri da percorrere a piedi o in bici. Maggi obietta però che "questo recupero non è ammissibile dove ci sono ancora binari e possono passare i treni. La rotaia ha da secoli una grande potenzialità. Negli ultimi anni ne abbiamo scoperto il valore turistico. La ferrovia turistica è usata per diporto anziché per spostamento".
Le cose cambiano nel 1990. Il viaggio turistico sui treni comincia a sposarsi con la fruizione delle risorse del territorio e con la contemplazione dei paesaggi. Restando una scelta di mobilità ecologica. Ecco che in Italia le linee prima dismesse vengono riaperte una dopo l'altra. Per esempio, i dieci chilometri della Ferrovia del Basso Sebino, da Palazzolo sull'Oglio a Paratico Sàrnico, tra le province di Bergamo e Brescia, nel 1994. Due anni dopo riapre pure la Asciano-Monte Antico (52 km), tra Siena e Grosseto, la Ferrovia della Val d'Orcia.
In seguito ripresero a funzionare il Trenino Verde della Sardegna, la Genova-Casella, la Cosenza-Camigliatello Silano e la Sangritana (il treno della Valle) tra San Benedetto del Tronto e Castel di Sangro. Oggi ci pensa Fondazione Fs Italiane a rilanciare ferrovie turistiche nel segno della sostenibilità.
Nel 2014 è stato avviato il progetto "Binari senza tempo", una nuova forma di turismo a bordo dei treni storici volta a far conoscere posti d'Italia meno noti, ma interessanti per arte, cultura e gastronomia. Il progetto ha permesso di riaprire all'esercizio ferroviario, tra il 2014 e il 2018, oltre 600 chilometri di linee da Nord a Sud dedicate al turismo 'slow'. Vanno citate almeno la friulana Sacile-Gemona, la Sulmona-Carpinone in Abruzzo, (Transiberiana d'Italia), la Avellino-Rocchetta Sant'Antonio Lacedonia e, in Sicilia, la Agrigento Bassa-Porto Empedocle Succursale.
Nel 2019 i treni d'epoca italiani hanno trasportato circa 100mila persone fra 460 eventi diversi in tutto il Paese. Tra gli obiettivi futuri di Fondazione Fs, l'attrezzaggio di antichi bagagliai ferroviari per il trasporto delle bici e l'allestimento di carrozze panoramiche.