La transizione verso un'economia a impatto zero al 2050 può richiedere investimenti in Italia per 3.000 miliardi di euro. Si tratta di una cifra impressionante che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sarà in grado di attivare, a patto che il nostro Paese acceleri nella semplificazione del contesto regolatorio e di mercato. A sostenerlo sono le analisi di Bain&Company, illustrate durante l'evento SolarPlaza Italy di Milano, che ha visto la società di consulenza intervenire con alcune valutazioni sulle linee guida del Piano, all'indomani della presentazione del pacchetto Ue "Fit for 55".
Secondo Bain&Company, ci sono altri due aspetti da considerare nella valutazione del Pnrr, di breve e di lungo periodo. Innanzitutto, i tempi previsti per impiegare le risorse stanziate dal piano: in Italia, cinque anni sono pochi. È necessario agire urgentemente su processi e sovrastrutture in ottica di estrema semplificazione e de-burocratizzazione. Nel lungo termine, invece, gli impieghi dei fondi devono essere valutati in ottica future back, definendo gli obiettivi di lungo periodo che vogliamo raggiungere individuando fin d'ora il percorso, le azioni e gli strumenti più adeguati da implementare.
"Bisogna passare dai piani alle azioni per realizzare davvero la transizione ecologica del nostro Paese - premette Roberto Prioreschi, managing director di Bain & Company Italia e Turchia e responsabile della practice energy italiana - partendo dallo scale up delle tecnologie pienamente industrializzate (ad esempio rinnovabili, tra cui proprio il solare ed efficienza energetica, ndr). È necessario investire anche su aree nuove: la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili complementari, la semplificazione del contesto regolatorio e di mercato, l'efficientamento energetico di settori finora meno esplorati, come quello residenziale e dei trasporti, le tecnologie rinnovabili non ancora competitive o mature in Italia (come agrivoltaico, ndr), con un'ottica di sostenibilità del territorio. Tutte queste, per l'Italia, se colte con lungimiranza, possono rappresentare in modo bilanciato importanti leve di leadership tecnologica".
Per quanto riguarda l'energia solare, secondo Bain & Company, bisogna puntare sugli elementi abilitanti: lo snellimento degli iter autorizzativi e la responsabilizzazione della pubblica amministrazione e lo sviluppo di reti elettriche per ampliare la capacità delle connessioni delle reti, soprattutto al Sud, e definire modelli complementari di remunerazione, ad esempio dai servizi. Non solo: è necessario integrare fotovoltaico e utilizzi agricoli attraverso l'agrivoltaico, che rappresenta un punto di contatto tra mondo elettrico e sostenibilità ambientale non solo in termini di emissioni, ma anche in ottica di tutela dell'equilibrio idro-geologico dei territori.
"In Italia scontiamo dei gap infrastrutturali, materiali e immateriali, che mettono fortemente a rischio le ambizioni in termini di decarbonizzazione - spiegano Alessandro Cadei, Emea energy & utility sector leader, e Luigi Corleto, partner di Bain & Company -. Analizzando la complessità di implementazione e la maturità tecnologica dei diversi settori, è chiaro che non tutti i comparti siano uguali. In particolare, settori come quello dei processi industriali e del trasporto pesante hanno un livello di complessità e di costo che rendono necessario spingere su innovazione e ridisegno delle leve, che non può essere affidato semplicemente al mercato".
Tutto ciò è sufficiente ad abilitare la transizione? "Sicuramente i 200 miliardi di euro del Pnrr sono un punto di partenza molto importante, ma la transizione verso un'economia net zero al 2050 può richiedere investimenti in Italia per 3.000 miliardi di euro. Questi volumi di investimento non possono essere sostenuti senza un nuovo approccio collaborativo e coordinato pubblico-privato, che coinvolga istituzioni, operatori industriali e stakeholder finanziari. L'Italia - conclude Prioreschi - è finalmente pronta a mobilitare su questo fronte risorse senza precedenti".