
Nel suo piano di investimenti l’azienda, che nel 2015 ha cambiato proprietà passando da Saint-Gobain al fondo di private equity Apollo (90%) e Bpifrance (10%), punta all’innovazione e alla diversificazione. Presente in Italia con otto stabilimenti (sei siti produttivi e due impianti per il recupero del vetro da raccolta differenziata) per un totale di 1.100 dipendenti e 31 milioni di euro di fatturato, per lo sviluppo futuro Verallia vede due direttrici parallele: da una parte il potenziamento delle produzioni più standardizzate, dall’altra lo sviluppo di quelle di nicchia. Il principale intervento di quest’anno sarà il rifacimento di un forno fusorio nello stabilimento di Dego, in provincia di Savona, dove già nel 2016 il gruppo aveva investito per aumentare la flessibilità delle linee produttive. “In questo modo, in Liguria ci stiamo specializzando in produzioni di design, anche in serie molto piccole, mentre il sito di Gazzo Veronese, che rappresenta lo stabilimento più competitivo in Europa, situato in una delle aree a maggiore vocazione vinicola del Paese, sarà dedicato soprattutto alle grandi produzioni delle bottiglie per vino e prosecco”, spiega l’ad di Verallia Italia Marco Ravasi. Altri investimenti saranno dedicati alla sicurezza – “da noi il rischio infortunio è di quattro volte inferiore rispetto alla media del settore” – e a nuove tecnologie per ridurre l’impatto ambientale delle produzioni, aumentando allo stesso tempo la quantità di rottame di vetro avviato a seconda vita. “Il vetro è un materiale riciclabile all’infinito. Ogni 10 punti percentuali di vetro che reimmettiamo nel ciclo produttivo, abbiamo un risparmio sui consumi energetici del 3% e una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 5%”.
A trainare l’innovazione e la diversificazione delle produzioni è l’export. Anche grazie a Expo, nel 2016 l’Italia ha raggiunto un record storico per le esportazioni alimentari, in particolare per il vino, di cui si è confermata primo produttore mondiale davanti alla Francia. Numeri che rendono il nostro Paese strategico per l’industria degli imballaggi e pongono sfide importanti: “Con l’aumento delle vendite all’estero, le bottiglie di vino percorrono molti più chilometri. Per questo servono contenitori sempre più leggeri e allo stesso tempo più resistenti”, continua Ravasi. Non solo: quando parliamo di produzioni di qualità, sui mercati esteri l’imballaggio gioca un ruolo importante anche sul piano promozionale. “Design e giusto italiano la fanno da padrone. E infatti, di pari passo con l’export, è in crescita il segmento delle bottiglie personalizzate”. All’interno dei confini nazionali, nel frattempo, il vetro ha mostrato di saper resistere alla concorrenza della plastica: “Nel settore delle acque minerali, la penetrazione delle bottiglie in vetro è passata nel 2016 dal 19% al 20%”, aggiunge l’ad.
Oggi Verallia, che in Italia produce circa 3 miliardi di contenitori all’anno con 1.400 diversi prodotti in gamma, investe circa l’8% del fatturato globale (2,4 miliardi di euro) in Ricerca&Sviluppo. “Negli ultimi anni abbiamo lanciato un centinaio di articoli innovativi, come imballaggi con design particolari e nuovi colori”. Dopo il cambio di proprietà, oggi Verallia guarda in Italia alla crescita per linee esterne: “Il vantaggio che offre la logica del fondo è anche l’espansione tramite nuove acquisizioni”, dice Ravasi. “Al momento ci sono trattative in corso, con la logica di conquistare nuovi segmenti di mercato e ampliare la gamma delle produzioni”.
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