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Canepa prepara il rilancio

Via libera dei creditori al nuovo piano della società tessile. Focus su riorganizzazione e nuove soluzioni per il mercato

di LUIGI DELL'OLIO
Il via libera arrivato dai creditori è un passaggio decisivo per il piano di rilancio di Canepa, azienda tessile di San Fermo della Battaglia (Co), impegnata nel piano di rilancio. Il disco verde è arrivato da oltre il 50% dei creditori, una quota destinata a salire fino all’80% nei prossimi giorni. Vi sarà così spazio per accelerare l’azione condotta dall’imprenditore Michele Canepa, ai vertici del gruppo da poco più di sei mesi, dopo averlo rilevato dal fondo di private equity DeA Capital Alternative Funds Sgr (riportando così il controllo nelle mani della famiglia fondatrice), entrato in quota di maggioranza nel 2018.
 
Le specializzazioni
L’azienda è un nome conosciuto a livello internazionale nel comparto della
tessitura serica di fascia alta, alla quale affianca la produzione di tessuti pregiati di altre fibre naturali come il cashmere, la lana, il cotone, il lino e la canapa era appeso a un filo. “Monitoro costantemente l’andamento dell’azienda e in termini di redditività aziendale i dati sono migliori rispetto agli obiettivi contenuti nel piano industriale del concordato”, spiega Canepa. “Chiuderemo il 2019 con un fatturato intorno ai 39,5 milioni di euro e allo stesso tempo si registrano perdite nettamente inferiori al previsto”.
 
Il piano
Il risanamento dell’azienda, con una filiera di lavorazione interamente made in Italy, ha comportato alcuni sacrifici come il taglio del personale, che è stato contenuto il più possibile e in alcuni casi rimodulando il contratto con dei part-time. “E’ stata necessaria una riduzione di 50 unità, ma senza questa operazione si rischiava di lasciare senza lavoro molte famiglie e di mandare a casa oltre 500 dipendenti”, racconta l’imprenditore. Un altro passaggio previsto è la riorganizzazione del sito produttivo, già in corso nell’area tessitura di San Fermo della Battaglia, che sarà completata entro fine anno per continuare a essere la punta d’avanguardia tessile.

Quanto al futuro, spiega: “Lavoro in ogni direzione per restituire il futuro a un’impresa che sino a cinque anni fa era leader del suo mercato: stiamo recuperando e consolidando i rapporti con i nostri clienti. Puntiamo sui nostri driver competitivi”.

Quali? “Mi riferisco a un apparato tecnico che ha una capacità produttiva efficiente e ampiamente diversificata, dell’esperienza nella ricerca alla quale siamo da sempre predisposti, dei brevetti conseguiti per raggiungere la sostenibilità ambientale ed energetica della produzione”, sottolinea.

Quanto ai principali filoni di sviluppo, il capo-azienda indica la sostenibilità. “Fare innovazione è nel nostro Dna e siamo stati i primi al mondo ad aderire al protocollo Detox di Greenpeace. È nostro il brevetto
SavetheWater Kitotex per eliminare l’impiego delle microplastiche nella lavorazione dei filati sostituendo il Pva con il chitosano, sostanza organica derivata dal guscio dei crostacei, scarti dell’industria alimentare, che consente di ridurre notevolmente l’utilizzo di acqua e le emissioni di CO2, con un sensibile risparmio di energia”. Un brevetto che ha reso possibile una rivoluzione nel mondo dei jeans, utilizzato nella tessitura del cotone denim da un produttore italiano.
 

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