Chi ce l’ha fatta, oggi è più dinamico, proiettato all’innovazione e attento al valore del capitale umano. È quanto emerge da una ricerca che Asus, multinazionale attiva nella produzione di schede madri, pc, monitor, schede video e router, ha commissionato all’istituto Eumetra con l’intento di capire cosa è cambiato nelle strategie delle pmi dopo la lunga stagione del Covid.
I principali risultati
I ricercatori hanno intervistato 400 realtà della Penisola rilevando che il capitale umano e il welfare dei dipendenti sempre più centrali: l’organizzazione e la cultura aziendale cambiano a favore della flessibilità per l’84% del campione. Il lavoro individuale è aumentato a discapito del team, che non è però scomparso o diminuito, ma è cambiato e si è evoluto in un tipo di collaborazione diverso. Allo stesso modo, l’ufficio ha perso la sua connotazione di “luogo parte della routine quotidiana”, diventando invece un luogo di eccezionalità.
Se questo periodo è stato complesso per molte realtà, nel 2020 solo il 24% delle pmi italiane ha dichiarato di aver registrato una crescita del proprio business. Inoltre è stato un momento di grande rinnovamento ed evoluzione, con le realtà economiche che hanno fatto tesoro dei cambiamenti indotti dalla crisi Covid. In questi mesi molte delle attività analizzate stanno ancora affrontando gli strascichi di una situazione pandemica che ha completamente rivoluzionato il mondo del lavoro, cambiando la concezione di ufficio e stravolgendo il concetto di rapporto personale fra colleghi.
Il doppio volto del lavoro a distanza
Non sempre il processo di trasformazione è agevole: direzione aziendale, consulenti esterni e direzione risorse umane sono le figure addette alla trasformazione e si trovano ad affrontare diverse barriere fra cui l’isolamento dei dipendenti dovuto al lavoro da remoto e il riadattamento dei processi di controllo, ora volti alle performance. Resta comunque il fatto che lo smart working è percepito dalla stragrande maggioranza delle imprese come un’opportunità: due intervistati su tre ritengono che quella che è stata una necessità durante i lockdown debba essere una strategia per il futuro. Questo porta con sé la consapevolezza di dover continuare a investire sul fronte tecnologico, considerato anche che emergeranno nuove esperienze d’uso dei device per adattarsi alle nuove esigenze di mobilità e che ci si appresta ad adottare modelli di maggior autonomia per le persone.
“I cambiamenti indotti dalla pandemia sono stati, almeno in parte, l’espressione di una volontà di evoluzione e digitalizzazione dei processi già presente nelle PMI da tempo, ma che hanno trovato applicazione solo in questo momento - sottolinea Massimo Merici, business development manager system business group di Asus Italia. Un elemento fondamentale per far fronte a questo periodo è stata la tecnologia: le Pmi si sono rese conto del supporto strategico che questa può fornire anche nel lungo termine”.
Tirando le fila, le pmi della Penisola si dichiarano pronte ad affrontare una revisione dei loro processi a tutto tondo per abbracciare un nuovo stile lavorativo che offra maggiore libertà ai propri dipendenti e si basi completamente sulla flessibilità e versatilità delle risorse, con nuovi metodi e luoghi di lavoro, un nuovo processo di controllo e maggiore fiducia presso i collaboratori stessi. Così, nonostante le criticità in corso e quelle previste per i prossimi mesi, la maggior parte delle pmi sta già attuando dei processi di cambiamento, o comunque pianifica di farlo nel prossimo futuro.