Il rialzo dei tassi d’interesse restituisce appeal all’obbligazionario, a maggior ragione se si considerano le difficoltà con le quali si trovano a fare i conti i listini azionari. Del tema si è discusso nel corso dell’Amundi Global Fixed Income press conference, evento organizzato in videoconferenza dal leader europeo nella gestione dei patrimoni.
Giocare in difesa
Per gli esperti della casa francese, il rallentamento della crescita economica e il permanere di rischi a livello macro (dall’inflazione elevata al conflitto in Ucraina) avrà conseguenze inevitabili sui profitti delle aziende, e quindi sulle quotazioni azionarie. Meglio, dunque, giocare in difesa, anche in un’ottica di diversificazione del portafoglio. “I rendimenti dei titoli di Stato nei principali mercati sono aumentati notevolmente quest'anno in un contesto di inflazione in accelerazione e di inasprimento delle politiche monetarie”, ha ricordato Vincent Mortier, chief investment officer di Amundi, che non vede un cambio di rotta a breve. “Anche se l’aumento dei tassi deprime ulteriormente la crescita economica già in rallentamento, e l’inflazione è destinata a persistere, le preoccupazioni degli investitori si sposteranno progressivamente dall’inflazione al rallentamento della crescita”, ha aggiunto. Per poi ricordare che tassi lunghi sono vicini al picco “e questo è uno dei motivi per cui siamo diventati più costruttivi” verso l’ambito obbligazionario.
Meglio i titoli indicizzati
Il responsabile del reddito fisso di Amundi, Amaury d'Orsay, si è detto ottimista sulle emissioni europee, anche se esclusivamente con un approccio selettivo, diffidando delle obbligazioni più rischiose e preferendo le obbligazioni sovrane e sovranazionali, oltre alle obbligazioni indicizzate all'inflazione. “In uno scenario in cui si fatica a immaginare gli sviluppi di medio periodo preferiamo un approccio tattico alla gestione della durata”, ha aggiunto. “Quanto ai bond societari, preferiamo gli investment grade (emissioni di società ritenute di alta qualità e che per questo offrono rendimenti inferiori agli high yield, ndr) in quanto riteniamo opportuno evitare in questa fase attività più rischiose in un contesto di crescita in peggioramento”.
Ottimismo è stato espresso da Yerlan Syzdykov, head of emerging markets, che ha ricordato come la Cina abbia superato il momento più critico, sebbene permanga la debolezza della domanda interna e a fronte di una crisi immobiliare non del tutto superata. Per questa ragione, anche al di fuori dei mercati occidentali l’indicazione è di essere molto selettivi.