Sembrava che le criptovalute dovessero rivoluzionare il mondo dei pagamenti, ma non è andata così, almeno per ora. Secondo il Global Payments Report di Fis, le criptovalute sono utilizzate molto più per scopi di investimento che come mezzo di pagamento (77% rispetto al 18%, secondo il sondaggio) e nel 2022 il valore dei pagamenti di e-commerce che utilizzavano criptovalute rappresentava appena lo 0,19% del totale a livello mondiale. L’avvento delle criptovalute ha però messo in allarme le banche centrali per il timore che una valuta digitale ”privata” possa rimpiazzare il denaro contante e la moneta fiduciaria (le banconote) “pubblica”, riducendo la base monetaria che le banche centrali controllano e di conseguenza limitando la loro capacità di controllare l'inflazione e monitorare la stabilità finanziaria. Per questo motivo le principali banche centrali del mondo hanno iniziato a studiare una propria valuta digitale, tecnicamente si parla di Central bank digital currency - Cbdc, e tra esse anche la Banca Centrale Europea.
“L’euro digitale si affiancherebbe alle banconote, senza sostituirle. Permetterebbe ai cittadini un accesso più ampio e agevole ai pagamenti elettronici, promuovendo l’inclusione finanziaria”, ha spiegato Alessandra Perrazzelli, vicedirettrice generale della Banca d’Italia, in una lectio magistralis tenuta presso l’Aiaf. “A differenza del contante, esso potrebbe essere utilizzato non solo per scambiare denaro tra persone o per gli acquisti presso gli esercizi commerciali, ma anche per le spese online. Essendo una passività della Banca Centrale, l’euro digitale non avrebbe alcun rischio, di mercato, di credito, di liquidità, come le banconote”.
C’è davvero bisogno di un euro digitale? Maria Demertzis e Catarina Martins del think tank Bruegel ritengono che la necessità di istituire una valuta digitale destinata al “dettaglio” non sia poi così forte, quantomeno nell’immediato futuro. Un euro digitale destinato al pubblico al dettaglio, è la loro considerazione, offrirebbe un valore aggiunto poco evidente, dal momento che nell'area dell'euro i consumatori dispongono di più opzioni di pagamento e di un sistema di pagamenti al dettaglio molto efficiente, la valuta gode di alti livelli di fiducia e non è messa alla prova da valute digitali private, non c’è il rischio che il contante scompaia. Ci sono, invece, forti ragioni per creare una Cbdc “all’ingrosso” che, sostengono Demertzis e Martins, potrebbe rivoluzionare il modo in cui vengono effettuati i pagamenti cross-border e cross-currency.
Oggi i pagamenti transfrontalieri sono lenti e inefficienti, l’utilizzo di valute digitali potrebbe generare notevoli risparmi di tempo e costi: secondo un rapporto della Bank for International Settlements del 2021 una transazione che oggi richiede tra i tre e i cinque giorni potrebbe essere completata tra i 2 e i 10 secondi e il costo che attualmente oscilla tra il 2% in Europa e il 7% in America Latina potrebbe ridursi a meno dell’1%. Un secondo punto a favore è che con la valuta digitale le banche centrali di due Paesi potrebbero regolare direttamente tra loro le transazioni: la banca del pagatore avrebbe un conto direttamente presso la banca centrale del proprio Paese che a sua volta comunicherebbe direttamente con la banca centrale del paese del beneficiario. Il tutto si tradurrebbe, secondo le due autrici, in una maggiore diversificazione delle coppie di valute (currency pair), migliorando la liquidità per quelle che non includono il dollaro; rapporti più diretti tra le controparti porterebbero inoltre a una riduzione del rischio nelle transazioni.
E’ un qualcosa di profondamente diverso dal sistema attuale, nella maggior parte dei casi il regolamento delle transazioni oggi avviene tramite l'infrastruttura del dollaro, servendosi di banche corrispondenti (gli istituti di credito di un altro paese che fungono da “agente all’estero” per la banca del pagatore e/o del beneficiario). Una rivoluzione dei pagamenti transfrontalieri che ha implicazioni molto ampie. “L’area euro e gli Stati Uniti dovrebbero considerare attentamente da una prospettiva geopolitica in che modo le Cbdc all'ingrosso potrebbero influenzare la loro posizione economica a livello globale”, avvertono Demertzis e Martins. “Sviluppando una Cbdc destinata all'ingrosso, l'Unione Europea sarebbe in grado di contribuire allo sviluppo dello standard globale”.