La storia, un territorio vocato e un paesaggio da cartolina: all’Oltrepò Pavese manca solo una cosa, il salto sul mercato mondiale.
Il momento sembra arrivato.
A guidare la rinascita di questo distretto, un tempo fiore all’occhiello dell’enologia italiana, sono i viticoltori con in piedi in vigna che hanno iniziato a far sentire la loro voce nel Consorzio e a innalzare la qualità e, contemporaneamente, la sostenibilità economica. In prima fila a fare sistema Terre d’Oltrepò, la più grande cooperativa vitivinicola lombarda, affiancata da Torrevilla-La Genisia. Con loro tanti vignaioli d’eccellenza che hanno già un marchio proprio ma che uniti acquistano peso e competitività.
Tutti insieme verso un unico obiettivo: creare un brand, legato a doppio filo a un vitigno, il Pinot nero, e all’Oltrepò Pavese. È in questo angolo tra Liguria, Lombardia, Emilia e Piemonte che per la prima volta è stato impiantato il Pinot Nero in Italia, quando la Franciacorta era ancora tutta da inventare e tutto il distretto del Trento Doc non era ancora nato.
Dal Metodo Classico al rosso fermo, si affermano le etichette delle cantine di eccellenza, riprende vita l'enoturismo, e arrivano gli investitori che comprano vigne e cantine. E il prezzo dei terreni prende quota.