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Le strategie di asset allocation nello scenario di mercato attuale e i rendimenti dei titoli pubblici ai minimi Come comporre il portafoglio tra corporate bond, azioni e asset alternativi e quali strumenti finanziari adottare

Banche, board poco hi-tech

Secondo un'indagine condotta da Accenture a livello globale, quelli più avanti sono i consigli di amministrazione di Stati Uniti e Regno Unito, mentre l’Italia è fanalino di coda insieme a Cina, Brasile, Grecia e Russia

Sibilla Di Palma
Conti correnti online, servizi di home e mobile banking, multicanalità. Molte delle sfide che oggi le banche si trovano ad affrontare sono legate alla tecnologia. Eppure nei board le conoscenze tecnologiche ancora scarseggiano e l'Italia in particolare è fanalino di coda a livello mondiale. A sottolinearlo è l'indagine “Technology Gap in Financial Services Boardrooms” condotta da Accenture, che ha coinvolto circa 2mila membri dei consigli di amministrazione delle 109 banche più grandi al mondo, di cui 68 in Europa (sette in Italia), secondo cui le competenze tecnologiche dei consigli di amministrazione sono ancora limitate. “La rivoluzione digitale ha portato un'ondata di innovazione che sta profondamente trasformando il settore bancario, un’opportunità per migliorare il proprio modo di fare business e di interazione con i clienti, ma che richiede investimenti Ict significativi”, sottolinea Massimo Proverbio, senior managing director financial services di Accenture. Secondo il quale “si delinea uno scenario in cui il top management deve essere in grado di capire le nuove tecnologie per fare evolvere il modello di business della banca e l’interazione con la clientela e in cui fondamentale appare il ruolo del consiglio di amministrazione che indirizza le decisioni strategiche e di investimento”. Peccato che, secondo la ricerca, solo il 6% dei membri dei Cda e il 3% degli amministratori delegati abbiano un’esperienza professionale in ambito tecnologico; quasi il 50% non ha alcun consigliere con una significativa esperienza nel settore e il 30% ha un solo membro del consiglio con preparazione in questo comparto. Se i paesi anglosassoni hanno inoltre una maggiore incidenza di competenze tecnologiche nei board (Usa e Gran Bretagna ai primi posti con il 16% e il 14% rispettivamente), l’Italia si posiziona fanalino di coda, insieme a Cina, Brasile, Grecia e Russia. Motivo per cui il sistema bancario italiano dovrebbe, secondo Proverbio, investire su questo fronte, “formando comitati tecnologici a supporto dei Cda e considerando l’opportunità di creare parchi Fintech (che puntano a innovare metodi e processi del sistema finanziario tradizionale, ndr) locali e collegamenti con quelli esistenti nel mondo. In tal modo riteniamo possibile colmare il gap di conoscenza tecnologica degli attori bancari del nostro paese, raggiungendo e superando quel 16% dei paesi anglosassoni”, conclude.

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