Il cibo da sempre rappresenta una necessità e un piacere. Necessità per la crescita e la sopravvivenza, piacere per il gusto e anche per la creatività e la socialità che comporta il far da mangiare.
Il cibo può però a volte rappresentare un rischio sia per l’eccesso sia per l’eccessiva restrizione ed ancora per il modo in cui si mangia: troppo velocemente o senza masticare bene con il rischio di soffocamento.
A partire da queste semplici considerazioni e su mio stimolo, il Gruppo Redancia e le Comunità Neomesia sono state invitate a creare al loro interno un laboratorio e un gruppo che si occupassero di educazione alimentare mettendo insieme tutto gli elementi di piacere e rischio che ho prima enumerato e iniziassero sostanzialmente a riflettere su esse.
Per far ciò si è ricorsi all’aiuto come consulente di una dietista di mia fiducia e si sono individuati i gruppi e i conduttori all’interno delle singole realtà (in tutto 22).
Il tema é appunto: il cibo che cura. Dopo un primo incontro collettivo con tutti (sempre via web ahimè) durante il quale si sono tracciate le linee guida dell’intervento, i lavori proseguono nelle singole comunità con il supporto della dietista e consistono nella scelta degli alimenti,nella loro preparazione, nell’imparare a mangiare il giusto con gusto.
Cose apparentemente scontate, ma che non lo sono per i nostri pazienti e forse nemmeno per noi. La mia idea è di sfruttare questo spazio di condivisione per fare un diario dello svolgersi delle attività con scritti da parte del gruppo degli operatori e degli ospiti delle comunità. Alle prossime.