
Martina: "Lavorare sull'organizzazione: promuoviamola. Crediti di imposta sull'e-commerce. Io non sottovaluterei quel campo. Grandi paesi hanno politiche sullo sviluppo del settore in Internet. Proviamo anche a concretizzare ipotesi di strumenti sul tema dell'innovazione, studiamo anche l'operazione sullo stoccaggio. E poi lavorerei di più per azioni di incoming, abbiamo bisogno di far conoscere di più cosa vuol dire l'esperienza agro alimentare italiana.
Ultimo punto, promuoviamo i brand d'Italia sulla frontiera del web, il grande tema dell'innovazione. Io so che noi siamo in un passaggio delicato, ci sono grandi fragilità, però penso che possano essere superate e chiedo a tutti quelli che hanno discusso con noi questa mattina di andare più in là con l'asticella. Chiedo a tutti di discutere insieme di come cambiare per fare questo mestiere. Provare adesso perché i prossimi due anni possono essere importanti per impostare questa strategia".
Martina: "Impariamo dall'estero le strategie territoriali e l'organizzazione"
La chiusura della prima tavola rotonda di Osserva Italia qui a Bari è affidata al ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina: "Questo è un forum che può aiutarci a sviluppare un confronto su un settore che oggi più che mai deve confermarsi. Fondamentale che una parte della discussione di questa mattina vada anche fuori da queste quattro mura.
Una delle chiavi di volta è quella di allargare il confine del confronto. C'è anche un tema di autoreferenzialità su noi stessi che dobbiamo rompere. Cosi diventiamo più forti nell'analisi delle cose che non vanno e che vanno. Come stamattina, facciamo un'analisi veritiera. Non ci sto a dire che abbiamo solo debolezze: abbiamo anche delle eccellenze. Poi sono anche d'accordo con Pugliese. Per me il punto di vista deve essere l'Italia nel mondo. Guai a noi se ci esaltassimo sul modello italiano perdendo di vista il fatto che il mondo ha tendenze nuove che rendono sempre più complicata questa partita.
Il primo fronte per me è organizzativo. Il primo grande tema che dobbiamo cercare di affrontare tra agricoltura e sviluppo è quello organizzativo: la cooperazione, le filiere. Ma temo che non sia sufficiente. Quella dell'organizzazione è una sfida per tutti. Non è più accettabile che il mio ministero e il ministero dello Sviluppo economico non si parlino. Stiamo discutendo con il ministro Guidi e la sua struttura cosa su può significare l'internazionalizzazione. Con l'assessore Nardoni abbiamo fatto una discussione sulla Pac. Nel modello italiano trovare un punto di intesa tra venti regioni sull'applicazione della politica agricola comunitaria non è una cosa facile e sfido chiunque a farlo in due mesi. All'estero c'è una grandissima capacità di strategia territoriale. Abbiamo bisogno di un grande salto di qualità tra produttori e distributori. Capire quale ruolo possano avere le catene distributive diventa cruciale. Ci sono degli stranieri che sono più ambasciatori di noi del prodotto italiano. Ci sono chef non italiani che cucinano alla grande italiano più di noi. Domanda: quelli lì li ingaggiamo o li lasciamo fuori? Secondo me un paese forte deve coinvolgere anche queste energie".
Granata: "Le marche si fanno in tv e si mantengono su Internet"
Luca Granata, dg di Melinda: "Penso che la rete non possa trasmettere molto per le mele. Ho anche perplessità sui dati. Internet è un altro canale di comunicazione però le marche si fanno in tv e si mantengono su Internet. Per il mass market ci vogliono i mass media. Ma questa è l'opinione di un fruttarolo".
Pugliese: "Ma Internet è uno strumento indispensabile per conoscere i consumatori"
La parola all'ad di Conad Pugliese: "Le imprese che hanno successo sono quelle che si muovono come Melinda. Pensate solo a quanto accade nel mondo del caffè per capire quanto sono piccole le nostre aziende che consideriamo piú grandi. Nel settore della birra ci sono solo due grandi nomi a livello mondiale. Per poi farne cosa? Governare il prezzo. Adesso accade una situazione simile nel caffè. Su Internet, che ha ancora una incidenza bassa, la novità è l'uso della connessione per aprire comunicazioni con i propri clienti per capire di cosa hanno realmente bisogno. La rete è lo strumento più potente per poter interagire però richiede grandissima competenza. Nessuno in Italia ne fa grande uso. Internet è già oggi lo strumento primo per confrontare i prezzi e lo strumento migliore per acquisire informazioni, non essere in quel mondo significa essere fuori da un mondo molto utilizzato oggi dai clienti.
Internet può essere importante per aumentare il livello di attenzione nei confronti del consumatore. Chi di noi oramai quando deve comprare un elettrodomestico non va su Internet? In alcuni casi addirittura lo compera su Internet. Per il settore alimentare c'è un discorso diverso. L'ente di promozione dei prodotti francese ha un catalogo di prodotti e aziende certificate dal governo. Ancora una volta passare dalla speranza che scade a quella che dura".
Divella: "incentivare le cooperative dal Molise in giù"
Ancora sul tema delle esportazioni. La parola a Divella: "se l'azienda non vende all'estero non ha futuro. La pasta cosi come i pomodori è apprezzata moltissimo in tutto il mondo. Chiudo dicendo che apprezzo molto l'intervento dell'assessore. Se riusciamo a far capire ai nostri agricoltori che incentivando le cooperative, scarsissime per numero dal Molise in giù non si va avanti. I contratti di filiera sono l'unica strada per garantire continuità alla produzione".
Calzolari : "E' pericoloso esasperare la regioanlità"
Gianpiero Calzolari di Granarolo: "Penso che le ragioni del successo francese siano nella capacità di fare politiche agricole. L'eccessiva frammentazione è una delle grandi problematiche. L'eccellenza sta nel piccolo ma se non la veicoliamo attraverso la filiera rimane fine a se stessa e non produce ricchezza.
Vediamo molti morire perché non riescono a uscire dal mercato regionale. Abbiamo fatto un investimento su Gioia del Colle che esporta per tutto il centro sud Italia. I piccoli sono destinati a soccombere. Le politiche agricole devono puntare sui grandi nomi riconosciuti. Quando si inventano filiere si buttano via soldi.
C'è molto di buono nel nostro paese. Non si può considerare la regionalità l'unica carta da giocare. Se non si hanno dimensioni significative all'estero non ci si va. Se pensiamo di esasperare queste micro produzioni di eccellenza è un suicidio. Il risultato dal sud come al nord è per ogni azienda la garanzia del pagamento".
Nardoni risponde a Divella: "Lavoriamo su filiere e consorzi"
Risponde l'assessore Nardoni che torna sul tema del marchio: "il marchio ci consente di chiudere la filiera e tenerla unita dal primo anello fino alla grande distribuzione. Per ciò che riguarda i centri di stoccaggio di cui ha parlato Divella ci stiamo lavorando e l finanzieremo in forma inter aziendale. Stiamo lavorando anche sullo sviluppo dei contratti di filiera e sul concetto di consorzio".
Pugliese: "Chi criminalilzza la Gdo vende false speranze"
Secondo e ultimo giro di domande agli ospiti. La parola di nuovo all'ad di Conad Pugliese: "Nella storia della distribuzione circa 25 anni fa la Gdo che doveva internazionalizzare era in mano a privati col gruppo ifil, allo Stato, a Berlusconi. Ora non capisco perché si debba criminalizzare la Gdo perché starebbe distruggendo i più piccoli. Perché mai si è detto nulla prima a questi grandi gruppi dai quali proviene il ministro Guidi che ha fatto dichiarazioni al riguardo? In Francia quasi 60 anni fa ci fu in grande piano per internazionalizzare la grande distribuzione. In Italia in passato è servita per fare altre operazioni. Oggi dove andiamo con i Carrefour e i signori Wallmart? Così si vende solo speranza. La speranza quando arriva alla scadenza diventa disperazione. Cominciamo piuttosto dai contratti di filiera. Dico all'assessore che in America non conoscono che Sud e Nord Italia per quanto siamo piccoli sulla mappa geografica".
Divella: in Puglia il gap è lo stoccaggio e la trasformazione
Vincenzo Divella, ad del gruppo Divella: "E' arrivato il momento di pensare più alla qualità che alla quantità. Lo possiamo fare solo con i contratti di filiera. Cosa manca in questa Puglia? Non esiste in tutta la Puglia un impianto di stoccaggio tale da poter contenere la produzione regionale di grano. Così per il pomodoro, siamo i maggiori produttori ma la trasformazione avviene tutta in Campania". "Non ricordo annata così brutta come quella di quest'anno il grano è completamente bianco slavato. Saremo costretti a importarne di più". Altro problema: "Divella ha fatto contratti di filiera per cinque giorni di lavorazione. C'è troppa diffidenza ancora tra gli agricoltori su questo strumento".
Nardoni, la Pac da correggere e il brand Qualità di Puglia
La parola all'assessore regionale pugliese all'Agricoltura Fabrizio Nardoni: "in questi momenti nella mia regione sono un po' contestato per i risultati della Pac che mette in difficoltà alcuni settori. Una Pac che ci permette di portare a casa 20 milioni in più rispetto alla scorsa programmazione, ma anche una Pac che sotto certi aspetti penalizza le regioni del Sud su alcune produzioni. Ripareremo intervenendo sui comparti che funzionano. La Puglia è una regione di eccellenze nel vino, nel pomodoro, nel grano, tutte produzioni che crescono ma che vanno ancora sostenute. Per la filiera e la tracciabilità noi abbiamo puntato tutto sul marchio Qualità di Puglia che ci permette anche di mettere in campo nei confronti della Gdo un sistema organizzativo.
Altro elemento di qualità è il bollino etico che testimonia dove e come si producono i prodotti pugliesi. Inserito all'interno dei panieri anche tutto il settore ittico e la possibilità dei ristoranti di utilizzare il marchio oltre ad ampliare dop e igp. Abbiamo la fortuna che in questo momento il brand Puglia funziona. C'è da fare ancora molto nella internazionalizzazione della nostra produzione. Poi dobbiamo rivedere l'attività fieristica. Dobbiamo portare in giro il marchio. C'è la necessità di portare in giro per il mondo il concetto di squadra e il brand made in Italy. In alcune nazioni non sanno neanche dove si trova la Puglia. Dobbiamo andare avanti per migliorare".
Brand e piccole imprese
"C'è un dato che colpisce nella ricerca Nielsen - dice il giornalista Roberto Mania - ed è la tenuta dei brand nella crisi. Il brand resta importante ed è uno degli elementi chiave del caso di successo del brand Melinda. Un caso di scuola ma non particolarmente diffuso nel sistema imprenditoriale a causa dell'egoismo dei piccoli imprenditori. Perché? È possibile adottare questo schema in altre parti" è la domanda di Mania al direttore generale del consorzio Melinda, Luca Granata: "due su tre mele consumate in Puglia sono mele di Melinda. L'unico motivo per cui comprano Melinda è perché sono buone. Va bene il brand ma conta molto la qualità del prodotto. È solo il territorio che le fa bene così. Èstata una fortuna che le nostre aziende fossero così piccole. Negli ani Sessanta in Val di Non c'era una diaspora nei cinque continenti perché la gente non aveva di che dar da mangiare ai figli. I coltivatori hanno capito che dovevano unirsi. La frammentazione del sistema è il problema principale italiano".
Inizia la tavola rotonda
Ha inizio la tavola rotonda coordinata dai giornalisti di Repubblica Stefano Costantini e Roberto Mania. Si comincia con l'esempio di Granarolo che in Puglia ha dato vita a risultati importanti. C'è qualcosa che non ha funzionato in questa filiera? la parola al presidente Giampiero Calzolari: "Granarolo nasce in Emilia ma ormai è diffusa su scala nazionale. La storia di Granarolo in Puglia risale a 20 anni fa. Oggi lo stabilimento di Gioia del Colle esprime in termini qualitativi grandi risultati. È possibile anche in condizioni diverse come la Murgia rispetto alla pianura padana raggiungere buoni risultati. Le difficoltà sono ridotte dallo strumento della filiera. Siamo un'espressione dell'unità d'Italia. Il nostro progetto è avere il latte migliore d'Italia. La nostra crescita è coerente con quella della grande distribuzione, un lavoro quotidiano di grande integrazione. Un po' una sorta di miracolo quotidiano di efficienza fatta di tante piccole eccellenze".
I dati del paniere Nielsen e Conad
I dati dei panieri Nielsen e Conad: "Più chef a casa, più happy our in casa. La Puglia coglie fenomeni nuovi più velocemente. Forti cambiamenti che nascono dalla capacità di elaborare molte più informazioni rispetto al passato. Cliente più connesso e informato sugli acquisti. L'86 per cento ci dice che confronta i prezzi. Non c'è più la possibilità di far fesso il consumatori. Viene meno il prezzo alto come associazione di qualità un connubio sempre meno presente nelle teste dei clienti. Non si fanno ingannare dal prezzo. Parliamo anche di un consumatore più virtuoso che ha rinunciato al superfluo riducendo gli sprechi".
La filiera risponde al bisogno di risparmio: "La filiera e la grande distribuzione dell'agroalimentare hanno fatto passi avanti. Sono diminuiti ipermercati e supermercati. Sono aumentati intermine numerico solo i discount. Non è solo un abbassamento qualitativo dell'offerta.
Si riduce la superficie numerica e aumenta in termini di quote di mercato. Storie di successo. In Italia un acquisto su 4 viene fatto in piccoli negozi, in Puglia uno su tre. La Puglia è anche un modello di integrazione del piccolo con l'innovazione". Si chiude la presentazione della ricerca. Ora ha inizio la tavola rotonda.
De Camillis: la ricerca di Nielsen
Parola a Romolo De Camillis, retailers director di Nielsen Italia che presenta i risultati della ricerca Nielsen: "il consumatore oggi è cambiato. Più rivolto alla famiglia, alla ricerca della tranquillità, più informato tramite internet. Cambiamenti che hanno ricadute sui consumi. Gli italiani hanno iniziato a trascorrere più tempo libero in casa che fuori casa riscoprendo i valori antichi della cucina. Schiacciati dalla crisi non hanno perso il contatto col mondo esterno tramite internet. L'innovazione che si sposa con la tradizione. Cambiano gli interessi. Se ne 2010 c'erano musica e viaggi in testa agli interessi dei consumatori italiani, oggi vanno verso cucina e salute. Il gusto da un lato ma anche il mangiar sano dall'altro. Circa due italiani su tre sono convinti che gran parte delle malattie abbiano indagine da alimentazione sbagliata".
Due italiani su tre cercano prodotti italiani e sono attenti alle aziende che rispettano il territorio. "Il cuore del lavoro fatto con Conad e Affari&Finanza sono i panieri. Abbiamo cercato di cogliere tendenze macro creando sei panieri che raccontano come sta cambiando il modo di consumare degli italiani".
Il saluto del rettore Uricchio
Un saluto rapido da parte del rettore dell'università di Bari, Antonio Uricchio: "viva soddisfazione per questa iniziativa. Collaboriamo attivamente attraverso il sistema della ricerca. Abbiamo investito molto sui temi della sicurezza alimentare. Abbiamo profondamente creduto nella scelta che oggi viene manifestata in questa occasione. Vi auguro buon lavoro e confermo piena collaborazione". Saluti anche dal nuovo sindaco di Bari, Antonio Decaro: "la nostra regione e Bari hanno fatto tanti passi avanti nell'agroalimentare. Ortofrutta e vino ci vedono a primi posti. Provate a pensare al negroamaro o al primitivo di Manduria o Gioia del Colle. Puglia produce un quinto della produzione di ortofrutta. Qui purtroppo un problema legato alla trasformazione industriale dell'ortofrutta. Dobbiamo fare ancora tanti passi in avanti in questo settore che insieme al turismo sarà core business della nostra regione".
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