
Giulio Sapelli (economista): "Sembra un paradosso ma nel lungo periodo saremo tutti felici. Perfino i giovani cominciano a essere più attenti ai consumi grazie alla tecnologia. Si guarderà al prodotto in modo diverso. Le persone guarderanno alla sua sostenibilità prima di decidere se acquistarlo o meno".
Lorenzo Morelli (Facoltà di Scienze agrarie dell'Università Cattolica): "Il consumatore ha reagito alla crisi facendo la stessa cosa della grande distribuzione: ha eliminato il magazzino, ovvero il frigo è vuoto. Siamo sicuri che la mega confezione da 1,5 kg di biscotti serva veramente al consumatore single? C'è poi il problema delle confezioni che gli anziani non riescono ad aprire. Ci sono criticità che vanno affrontate anche da questo punto di vista. E in generale bisogna andare incontro alle esigenze del consumatore, guidarne l'acquisto, rafforzandone così la fiducia".
Pugliese (ad Conad): "Questo Paese offre poco per essere competitivo su scala globale per carenze infrastrutturali e normative complesse. Per questo motivo gli operatori esteri riescono ad offrire prezzi più bassi. In questo contesto lo strumento dell'etichetta è fondamentale affinché il consumatore riesca a orientarsi nell'acquisto e scegliere i prodotti italiani di cui si fida di più".
Francesco Pugliese (ad di Conad): "Il consumatore è avanti rispetto ai distributori e agli operatori che hanno una visione distorto del mercato. Ogni prodotto deve avere un prezzo giusto e non deve essere il risultato di una mera operazione aritmetica. In realtà questa situazione è figlia di un Paese che nel suo complesso ha una visione strabica dell'economia. Siamo abituati a dire al consumatore di che cosa ha bisogno e non ascoltare quello che ha da dire".
Vito Gulli (Generale Conserve): "Non bisogna fare confusione fra Pil e crescita dei consumi. E' probabilmente vero che non torneremo ai numeri di dieci anni fa ma non è detto che il Pil non cresca. A parità di consumi il Pil cresce di più se gli Italiani acquistano prodotti nazionali. Lo dico da imprenditore: questa è l'unica strada possibile per invertire il trend".
Vanni Codeluppi (sociologo Iulm): "Per quanto riguarda i consumi nelle grandi città la frammentazione sociale è più evidente che nei piccoli centri".
Vanni Codeluppi (sociologo Iulm): "Gli Italiani sono costretti a tirare la cinghia ma vorrebbero poter tornare a spendere. Il consumatore italiano è immaturo se paragonato agli altri Paesi; è arrivato tardi al consumismo e non ha sviluppato una consapevolezza dei consumi e dei suoi diritti, anche se ovviamente ci sono stati dei progressi nel tempo. La maggioranza dei consumatori ha dei comportamenti che possono sembrare virtuosi ma in realtà sono dettati dalla crisi. Un altro fattore determinante sui consumi è dato dal fatto che i figli rimangono in famiglia e dunque non diventano consumatori attivi".
Giovanni Fantasia (ad Nielsen): "Anche in un contesto di risparmio, l'attenzione alla qualità non è venuta meno, considerato che il 63% degli Italiani chiede alle aziende maggiore informazioni sulle etichette dei prodotti, soprattutto nel Nord dove ci sono famiglie con un livello di scolarità più alto e con reddito sopra la media. Il 53% chiede più informazioni sui prodotti esposti sugli scaffali e il 31% sui volantini nel Sud dove il reddito è più basso".
Giovanni Fantasia (ad Nielsen): "C'è una maggiore propensione alla spesa fra gli anziani, mentre la maggiore riduzione dei consumi si è registrata fra i giovani. Un altro parametro importante è la propensione al risparmio che è diffusa anche fra chi avrebbe la disponibilità economica per effettuare più acquisti. Nel momento in cui i timori si attenueranno, da questi ultimi potrebbe arrivare un importante impulso per la ripresa".
Giovanni Fantasia (ad Nielsen): "Sta emergendo la nuova figura dello smartshopper, colui che sfrutta la tecnologia per effettuare per informarsi sui prodotti in vendita e per acquistarli. Sono soprattutto giovani ma anche fra gli anziani ci sono gli smartshopper".
Giovanni Fantasia (ad di Nielsen): "La fiducia dei consumatori italiani è calata nel corso del 2014 e questo ha prodotto un cambiamento del comportamento di spesa. In particolar modo gli Italiani hanno imparato a risparmiare, spendono meno e meglio. Cercano il negozio dove il prodotto che vogliono costa meno, soprattutto per quel che riguarda l'abbigliamento.
Anche nel momento in cui arriverà la ripresa i consumi non torneranno ad essere quelli del periodo pre-crisi. A questo punto chi vende dovrà adattarsi a questo nuovo paradigma. C'è poi la sharing economy che sta prendendo piede, favorita dallo sviluppo della tecnologia. Il car sharing e la piattaforma Air BnB sono due casi di successo, che dimostrano come stiano emergendo delle possibilità di buiness in un contesto in cui il consumatore cerca di risparmiare".
Lugi Gia, capo redattore di Repubblica Affari&Finanza , parla del progetto realizzato in partnership con Conad e Nielsen: "L'obiettivo è quello di calare i numeri statistici sull'economia reale per capire come l'Italia è cambiata in questo momento di crisi. La cassa del supermercato di Conad, un gruppo che ha più dipedenti della Fiat e 11 miliardi di fatturato. Attraverso questo canale abbiamo sperimentato un esempio nuovo di comunicazione. Fino a questo momento, è stata una bella esperienza. Nei primi 9 mesi abbiamo registrato 200mila utenti unici al mese. Per un sito di economia è molto. Nielsen fornisce i dati programmati su tre appuntamenti. Settimanali per capire come vanno le vendite in 4 macroaree. Un dato clamoroso, una vera rivoluzione, è che la grande distibuzione ha avuto 22 settimane di calo. Poi mensilmente, Nielsen ci fornisce anche dei panieri, una piccola Istat. Un piccolo dato reale: il paniere del benessere e della salute aumenta sempre, quando prima è sempre stato un comparto marginale. Infine, la trimestrale Nielsen dei consumatori che noi rielaboriamo"
Osserva Italia fa tappa a Milano, nello scenario dell'Accademia di Belle Arti a Milano, con il forum intitolato "Quando il largo consumo si fa stretto". E' l'occasione per fare il punto sull'evoluzione degli ultimi anni e su quello che ci attende nel futuro prossimo. Il largo consumo è alle strette e la società post-consumista fa i conti con un fenomeno nuovo: nonostante la frenata nei consumi, la domanda cresce, anche grazie alla diffusione delle tecnologie digitali e una complessità di fenomeni che chiamiamo globalizzazione. Ma è una domanda espressa da soggetti che il lessico bancario definirebbe "insolvibili": persone che hanno scarso potere d'acquisto perché lo hanno perduto o perché non hanno un lavoro, persone che approdano da altri continenti, famiglie monoreddito e così via. Categorie molto diverse tra loro, ma accomunate dal fatto che sono destinate a divenire sempre più numerose. Facendo così emergere nuovi problemi di tenuta sociale, che impongono un ripensamento ai critici della "società dei consumi di massa", che in fondo era inclusiva, nella misura in cui puntava ad allargare il più possibile l'accesso ai beni e al benessere. Il restringimento della classe media, e la crescita dei poveri, spinge invece a una visione più egoistica e di breve.
Dinamiche che influiscono con effetti immediati e prospettici sul settore del largo consumo. Di questi temi discutono nell'assise milanese il sociologo Vanni Codeluppi, Giovanni Fantasia (Nielsen), Vito Gulli, (Generale Conserve) Lorenzo Morelli (preside della Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore), Francesco Pugliese (Conad) e Giulio Sapelli (economista).
Conduce Laura Pertici di Repubblica Tv
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