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Il vino sfuso perde colpi

Gli scambi mondiali sono diminuiti rispetto allo scorso anno, segnala Ismea, un trend negativo che riguarda proprio il prodotto venduto sciolto. Un segnale che va studiato: è l'ulteriore risparmio dei ceti meno abbienti? o un innalzamento del gusto?

Paola Jadeluca

Gli scambi mondiali sono diminuiti rispetto allo scorso anno, segnala Ismea, un trend negativo che riguarda proprio il prodotto venduto sciolto. Un segnale che va studiato, per capire come si sta veramente muovendo il mercato. Potrebbe infatti trattarsi di un ulteriore risparmio dei ceti meno abbienti. O, invece, al contrario, di un innalzamento dei livelli di gusto.

Secondo le stime Ismea sulla base dei dati Gta (Global Trade Atlas) i volumi scambiati nel primo trimestre di questo anno sono scesi a 22,5 milioni di ettolitri, contro i 22,8 dello stesso periodo del 2013 (-1%), nonostante il ribasso generalizzato dei listini all’origine. Il valore degli scambi internazionali si è invece attestato a 5,3 miliardi di euro, in flessione del 3% sul 2013.

 
Tale dinamica negativa è esclusivamente imputabile al vino sfuso, che ha subito una contrazione delle quantità del 7%. Risultano invece stabili a 12 milioni di ettolitri i confezionati, e in crescita gli spumanti (+15% in volume, +8% in termini monetari).
 
Tra i cinque grandi esportatori di vino: Francia, Italia, Spagna, Cile e Australia, solo il Paese iberico ha aumentato sensibilmente le spedizioni oltre frontiera (+18%), grazie al recupero produttivo registrato nell’ultima campagna e a listini giù anche del 30%. Per gli altri Paesi le elaborazioni Ismea indicano riduzioni quantitative comprese tra il -24% del Cile e il meno 0,2% dell’Italia. Guardando tuttavia i dati in valore l’Italia è l’unica, tra i grandi player, ad avere ottenuto un segno più, con un incremento di oltre il 3% degli introiti maturati oltre frontiera.
 
Sul versante dell’import, tra i principali mercati di sbocco, si evidenziano andamenti differenziati, con l’aumento dei flussi in entrata in Regno Unito (+11%), Canada (+0,3%) e Giappone (+7,7%) e una riduzione in Usa (-4,2%) e Germania (-6,7%). Da segnalare il crollo della domanda in Cina (-20%), sesto Paese nella graduatoria dei maggiori acquirenti di vino.

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