Cà Del Bosco, brand di uno dei più famosi Franciacorta di Erbusco in Franciacorta vanta una Collezione d’Arte Contemporanea sia all'aria aperta che all'interno delle cantine e il cancello d'ingresso porta l'imprimatur di Arnaldo Pomodoro. La Cantina Marchesi Antinori, da 26 generazioni produttori di vini al top delle classifiche mondiali, come il Tignanello, ha realizzato un progetto, Art Projec, piattaforma di interventi a tutto tondo per la valorizzazione del patrimonio artistico, con una cantina che è di per sè un Museo. I Marchesi de' Frescobaldi, con Ornellaia, icona del vino di Castagneto Carducci, Livorno, ogni anno ha una vendemmia d'artista, bottiglie con etichette in edizioni limitata firmate da pittori famosi. Ceretto Aziende Vitivinicole, di San Cassiano nelle Langhe, al suo famoso Blangé, ha affiancato un'opera culturale, la Cappella di Sol LeWitt e David Tremlett, che ha vinto il primo posto al Premio Gavi La Buona Italia 2016. La Cappella della Madonna delle Grazie, ora chiamata anche cappella del Barolo, mai consacrata, è stata restaurata all'interno dall'artista inglese David Tremlett, e all'esterno dall'americano Sol Lewitt con un'accesa e originale policromia: "un progetto architettonico e artistico che meglio riflette "La Filiera della Bellezza”, la motivazione con la quale è stata giudicata prima tra oltre 200 progetti. La Filiera della Bellezza è la prima delle “Sette Regole per La Buona Italia” stabilite dal Laboratorio Gavi che da due anni seleziona il miglior frutto del matrimonio tra vino o cibo e arte.
“Prendi” l’arte e mettila da parte perché con l’arte si guadagna", è questo il senso del Premio Gavi, che quest'anno per la prima volta ha presentato i numeri che si nascondono dietro questa filosofia: le aziende vitivinicole che investono in un nuovo packaging o in etichetta d’autore percepiscono un aumento del prodotto venduto fino al 40% in più, una maggiore visibilità aziendale fino al 60%, che raggiunge il 92% se si investe in Produzioni culturali/Arti performative ed eventi multidisciplinari; chi si è impegnato nel restauro e nella valorizzazione di beni culturali raggiunge fino al 100% in più di visibilità aziendale e di relazioni con la comunità locale. Sono i dati emersi dal Rapporto Nazionale “Wine Food&Arts in Italia” promosso dal Consorzio Tutela del Gavi e dal CeSTIT, Centro Studi per il Turismo dell’Università di Bergamo,presentato durante le premiazioni, venerdì 27 maggio.
Un'indagine che è diventata una mappa delle nozze wine-food-art realizzata studiando 96 Aziende vinicole, 5 Consorzi vinicoli Wine, 43 Aziende alimentari, 5 Consorzi alimentari, 70 altre realtà oltre che 48 Musei del Cibo e del Vino pubblici e istituzionali.
"Investire in arte paga", ha sottolineato Roberta Ceretto, da 20 anni l'azienda di famiglia è impegnata nella realizzazione, divulgazione ed esposizione di opere e progetti artistici. "L’arte rappresentata, per esempio, dalla Cappella di Sol LeWitt e David Tremlett regala ai nostri visitatori un’esperienza unica e alternativa rispetto alla semplice degustazione di un bicchiere di vino: lascia un ricordo prezioso nella mente e negli occhi di chi viene a trovarci. Nel 2015 abbiamo registrato oltre 30 mila visite alla Cappella e 15 mila nelle nostre cantine. L’arte fa condividere esperienze emozionali e diventa un volano per la nostra attività commerciale".
Se il motto del mondo fashion è "creare concept store che diventino una esperienza" come gli store di Apple, nel mondo vinicolo e alimentare questa esperienza affonda le sue radici sul patrimonio ambientale e culturale dei territori di queste realtà. Un esempio lo offre la nuova cantina dei Marchesi Antinori al Bargino, San Casciano, nel cuore del Chiantishire, firmata da Marco Casamonti, una cantina Museo che ha aperto i battenti nel 2014 attirando il primo anno 30mila visitatori da tutto il mondo, che ogni anno raddoppiano.
L'identità con il territorio è sempre stata una delle leve chiavi del successo del vino italiano, e anche dei prodotti tipi, che nonostante la concorrenza agguerrita dei vini del nuovo mondo riesce ancora a primeggiare nell'export. Ma farsi riconoscere nel mercato globalizzato, è sempre più difficile. La battaglia, che si tratti di uno scaffale di supermercato o di una enoteca illustre, infuria. Oggi, poi, di fronte alla clonazione dei vitigni, come distinguere un Sangiovese italiano da uno australiano, uno zinfandel californiano da un primitivo di manduria? Anche il consumatore mass market si sta evolvendo, parla di abbinamenti, segue le degustazioni. Ma è sulla fascia alta che si gioca la grande partita. E ai palati raffinati non basta più solo distinguere tra sapori e prezzi. Il vino, al pari di una borsetta o un cappotto, viene scelto per quello che rappresenta. Più sali la gerarchia del mercato, più devi combattere per mantenere il fascino del brand, quel di più che fa la differenza.
Il Gavi imbottiglia l'arte
di Paola JadelucaIl premio Gavi La Buona Italia per le migliori iniziative di matrimonio tra wine-food e progetti artistici. Una mappa di quanto questo connubio consenta ritorni sensibili al business