Pompelmo, menta e anice stellato per evocare la vivacità e mineralità dello Chardonnay; pesche, fragole, albicocche per il Pinot Meunier; cannella, rosa, susina e mora a segnalare la corposità del Pinot Noir; persino frammenti di gesso bianco, emblema del terroir che conferisce a questi vitigni e allo champagne la loro unicità. Per festeggiare i 40 anni di attività nel nostro paese il Comité Champagne, la costola italiana dell’associazione di Maison e Vigneron guidata da Domenico Avolio, ha sperimentato un viaggio sensoriale, un’esperienza ai confini estremi del gusto e del piacere, in linea con le nuove frontiere del lusso, sempre più a caccia di emozioni invece che di oggetti o prodotti di consumo. Una strategia di marketing sferrata sotto Natale che punta a un obiettivo: vendere 10 milioni di bottiglie, rispetto ai 6,3 di oggi. Il Comité Champagne, con sede a Épernay, è una potente rete di sviluppo economico. E l’Italia, scivolata al settimo posto, ha un’importanza strategica: è un mercato dal palato fine, compra bottiglie di pregio, millesimati, vini ottenute da uve di una sola vendemmia, e cuvée speciali, il top di gamma. Agli italiani piacciono in particolare le bollicine griffate, l’85,4% del mercato, seguite da etichette di viticoltori e di cooperative. Nel 2015 il giro d’affari dello Champgne è stato di 4,75 miliardi di euro la miglior performance nella storia di questo prodotto. Numeri contati, non stime: il Comité Champagne, che ha per Dg Vincent Perrin,misura le spedizioni reali in uscita dalle cantine.