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Bordeaux, una pessima annata

Gli esperti del Livv-ex registrano acquisti dimezzati nella fase di prenotazione dovuti a quotazioni troppo elevate rispetto alla qualità, un trend che penalizza soprattutto i brand minori. I trader all’ingrosso limano i margini

di Paola Jadeluca

Bordeaux, warning sull’annata 2017. Gli analisti del Liv-ex, il mercato secondario di Londra, registrano vendite dimezzate rispetto al 2016 per l’En Primeur, le vendite a termine quando il vino è ancora in botte, con pagamento immediato e consegna futura: l’En Primeur in valore è sceso a 45 milioni di sterline, mentre il prezzo medio alla consegna si è ridotto dell’11,8% rispetto all’anno precedente. In termini di volumi, il venduto è crollato del 60%. Il focus è rimasto fisso sui cosiddetti First Growth, quelli cioè considerati il top nell’originaria classificazione creata nel 1855: Château Lafite Rothschild, Château Latour, Château Margaux and Château Haut-Brion. Forte presa ancora degli altri brand più famosi, mentre tutti gli altri, insistono gli eserti di Liv-ex, si porteranno dietro il peso di bottiglie invendute per molti anni. Molti consumatori si sono mostrati riluttanti a pagare prezzi vicini alle quotazioni del 2015 per vini considerati al di sotto in termini di qualità rispetto all’annata 2014.
Si assiste a una forte pressione sui prezzi. I negociants, i commercianti che in Francia comprano da produttori per poi rivendere all’ingrosso sul mercato, si trovano infatti tra l’incudine e il martello. L’incudine sono i prezzi fissati dagli esperti che in effetti hanno accesso a molte informazioni in base alle quali possono determinare le quotazioni dell’annata di ciascuna cantina e di ciascuna etichetta e che consentono agli châteaux di fissare il prezzo che reputano più calzante. Dall’altra ci sono i clienti commercianti che si trovano in una situazione poco felice. Tutto questo ha imposto ai negociants di tenersi più scorte e di dover limare i margini.
Lo scenario che si prepara, sempre secondo gli analisti di Liv-ex, è un ribasso dei prezzi sulle bottiglie che saranno poi fisicamente trattate. È già successo con le annate 2006 e 2011, considerate troppo care, e che ancora mostrano ritorni negativi. «Dovrebbe servire da warning per il 2017, indicando che i prezzi molto probabilmente andranno a scendere piuttosto che a salire».
Una forte frizione si avverte anche tra il mercato primario e quello secondario. Mentre alcuni produttori comprendono l’importanza del mercato secondario, molti proprietari di châteux invece sono seriamente determinati a evitare qualsiasi forma di investimento sulle proprie etichette, controllando accuratamente la catena distributiva e prezzando i propri vini a un livello che non lascia spazio alla creazione di valore per il trading. Una strategia miope, sostengono gli analisti di Liv-ex. Senza un mercato secondario sano che consenta ai vini di accrescere le quotazioni, i proprietari triboleranno a far salire i prezzi dell’En Primeur in futuro.

Tra i vini sopravvalutati rispetto al fair value figura Domaines Baron de Rothschild: Château Evangile è il più sopravvalutato, al contrario, sempre nello stesso gruppo, Lafite è sottovalutato. In base a un calcolo aggregato, En Primeur 2017 per Baron de Rothschild risulta sovrapprezzato del 20%.
Gli unici due marchi che non risentono di queste tensioni tra il prezzo che tende comunque inevitabilmente verso il fair value, figurano Canon e Figea. Entrambi sono usciti con un premiium rispetto al fair valure, ma sono riusciti lo stesso a vendere tutto nelle ultime due campagne di En Primeur 2015 e 2016, grazie al “goodwill”, ovvero quel valore intangibile di un’impresa che riflette la posizione sul mercato, il pregio del suo marchio, la rete di clienti e fornitori, la sua reputazione, e anche grazie al momento favorevole. In più siccome sono stati molto apprezzati sul secondario sono stati abili a far salire i prezzi anche nel 2017 senza perdere quote di vendita.

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