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Carpi guarda ai mercati mondiali

L’internazionalizzazione è fondamentale nella ripresa economica. Scelta coraggiosa di una comunità che si è rialzata dopo il terremoto. I risultati dell’indagine condotta dall’istituto di ricerca Aaster

Caparbietà, spirito imprenditoriale, solidarietà. Carpi è una comunità in buona salute, che negli ultimi dieci anni ha continuato a crescere in popolazione e che oggi con fatica e sudore sta tornando al Pil dei livelli pre-crisi. Ai carpigiani va dil merito di essere riusciti nell’impresa di rialzarsi dopo il duro terremoto del 2012, ma oggi essi hanno davanti a sé una sfida ancora più ardua, quella di internazionalizzare le proprie imprese per reggere un mercato sempre più competitivo.
 
Ricerca sul territorio
Di questo parla l’indagine condotta dall’istituto di ricerca Aaster, incaricato da Conad di realizzare uno studio sulla comunita? del territorio per analizzare e comprendere i fenomeni che la attraversano in questa fase di profondi cambiamenti sociali, culturali ed economici.
Il lavoro sarà presentato oggi 9 novembre alle 17, nel corso del dibattito “Carpi, persone, comunità e valori” che si terrà presso Teatro Comunale, evento che si inserisce nell’ambito dell’iniziativa Conad Il Grande Viaggio Insieme, e che si chiuderà con un concerto de “I Solisti del Sesto Armonico”, diretti dal maestro Peppe Vessicchio.
L’appuntamento si aprirà con i saluti del sindaco Alberto Bellelli. Sul palco, con il direttore del Consorzio Aaster Aldo Bonomi e l’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese, coordinati dalla giornalista di Oggi Marianna Aprile porteranno la loro testimonianza Alda Barbi, dirigente scolastico del Liceo Scientifico “Manfredo Fanti”, Don Carlo Bellini, parroco della parrocchia di San Bernardino Realino, Guido Caselli, direttore del Centro Studi di Unioncamere Emilia-Romagna, Roberta Copelli, presidente dell’Associazione Buona Nascita Onlus. Interverrà sul palco anche una piccola delegazione di studenti del Liceo Scientifico “Manfredo Fanti”, che riporteranno le loro impressioni e riflessioni sullo studio.
Al centro del dibattito odierno c’è la morfologia economico sociale della comunità di Carpi nell’immagine scattata da Aaster, che ha confrontato e incrociato i dati socio-economici degli ultimi anni e abbinato all’analisi quantitativa una serie di interviste ad alcuni esponenti delle diverse realtà locali. Dinamiche demografiche, livello di istruzione, ricchezza e distribuzione dei redditi dei cittadini, vitalità dei comparti produttivi sono alcuni dei dati esaminati e raffrontati con i parametri regionali e nazionali, per isolare ed evidenziare le specificità del territorio.
 
La sfida dell’integrazione
Da qui sono emersi alcuni dati che più di altri raccontano la storia recente di Carpi. Dati come 2,4 miliardi di euro, che risponde all’ammontare del Pil stimato nel 2018 per l’area carpigiana, oggi il 2% sotto i livelli precrisi. Mentre ammonta a 412 il numero delle imprese locali che hanno esportato all’estero, per un valore di 740 miliardi. La cifra è leggermente più bassa rispetto al 2016, e riguarda per metà aziende del settore dell’abbigliamento, comparto che ancora connota fortemente l’economia del territorio. Il settore tessile – denota Aaster - ambisce a rafforzare la sua presenza sui mercati internazionali, e l’export può diventare la via di uscita dallo stallo. I numeri ci dicono infatti che dal 2012 al 2018 il comparto ha perso il 23% delle imprese e il 15% dell’occupazione. A questi dai se ne aggiungono altri che caratterizzano però in positivo il territorio, e fanno guardare con ottimismo al futuro. Come 10mila, il numero di nuovi residenti dai primi anni 2000 a oggi: in meno di 20 anni la popolazione è cresciuta del 16%, valore che colloca Carpi tra i primi 15 comuni dell’Emilia-Romagna per tasso di crescita. M 10mila è anche la quota degli stranieri residenti, il 14% della popolazione. Viene da sé che l’integrazione rappresenta una delle più ambiziose sfide che Carpi ha davanti a sé , assieme a quella dell’istruzione e della formazione di qualità. È di appena 9,6% la percentuale di laureati sulla popolazione, tasso che di per sé costituisce un freno allo sviluppo di un’economia 4.0.

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